Andrea, l’ultimo saluto al “Busta”: il mare ricorda un ragazzo che non ha mai smesso di lottare
Un ragazzo pieno di energia, un surfista autentico e un amico capace di lasciare un segno profondo in chiunque lo abbia conosciuto. Domenica 19 aprile, all’alba, il suo mondo si è ritrovato in mare per un paddle out al Garagolo: un abbraccio collettivo per ricordarlo tra le onde che ha amato fino all’ultimo.
Un’onda, un vulcano, uno tsunami, un raggio di sole. Ma anche un terremoto, un delfino, un cuore. Raccontare Andrea Orsini, per tutti “il Busta”, è stato come provare a racchiudere l’energia della natura in poche parole: impossibile. Era tutto questo e molto di più.
Un amico, un fratello, un figlio acquisito, un atleta e un istruttore. Un giovane saggio, sempre in movimento, incapace di fermarsi. Non mollava mai, davvero mai.
Si era presentato alla scuola insieme al fratello, ancora impacciato, con poco equilibrio ma una grinta già evidente. Giorno dopo giorno quella determinazione era esplosa, trasformando quell’insicurezza iniziale in sicurezza e talento. Era diventato un surfista vero, di quelli di una volta: lontano dai riflettori, lontano dai social, sempre alla ricerca dell’emozione, dello spot perfetto, di un luogo nuovo da vivere e custodire nel cuore.
Più che uno studente modello, era stato un grande lavoratore. Un ragazzo che pensava agli altri prima che a sé stesso. A Livorno, insieme alla sua compagna, si era dedicato con amore anche alle persone più fragili, mettendo a disposizione tempo, energia e quel sorriso che lo rendeva unico.
Stare fermo era stata una punizione. Doveva muoversi, correre, parlare, vivere. E soprattutto surfare. Amava tutto ciò che aveva a che fare con l’acqua e la natura: mare e montagna, skate e longboard, snowboard e bodyboard, surf e pesca. Gli sarebbero servite giornate di 48 ore, perché 24 non gli bastavano.
Era curioso, sempre pronto a imparare. Bastava uno spunto per vederlo cercare informazioni, ascoltare podcast, approfondire. Poi tornava dagli amici e raccontava tutto, con quella capacità rara di trasmettere serenità e conoscenza.
L’alba era il suo momento. L’inizio perfetto per una giornata tra onde, neve o pesca, sempre con gli amici. E accanto a lui c’era Elisa, la sua metà, il suo punto fermo, la sua forza.
Il sogno era l’Australia. Un progetto condiviso, una vita nuova da costruire tra onde e libertà. E quel sogno lo aveva iniziato a vivere davvero, tra lavoro, campeggio, piedi scalzi e mare.
Poi era arrivata la notizia più dura: un tumore, a soli 20 anni. Il ritorno in Italia, la battaglia.
Molti si sarebbero fermati. Lui no. Aveva scelto di vivere fino in fondo, giorno dopo giorno, affrontando tutto con una forza straordinaria. Senza far pesare il dolore sugli altri, proteggendo chi gli voleva bene.
In quei tre anni difficili non aveva mai smesso di inseguire le sue passioni. Dai mondiali junior di bodyboard in Portogallo alle gare locali, continuando a migliorarsi, a sorprendere.
Indimenticabile la gara a Camaiore, con il mare enorme: costretto a partire dalla spiaggia, capì che non ce l’avrebbe fatta. Uscì, corse, si tuffò dal molo e in pochi minuti riuscì a ribaltare tutto, arrivando in semifinale. Oppure al Garagolo, dove contro ogni pronostico raggiunse i quarti nel surf e la finale nel bodyboard, conquistando l’abbraccio incredulo di tutti.
Ma oltre ai risultati, è rimasta la sua umanità. La capacità di far sorridere anche nei momenti più bui. L’amore per i bambini, per i suoi nipoti, per ogni allievo. Uno “zio” perfetto, come lo ricordano in tanti.
Domenica 19 aprile, all’alba, il mare del Garagolo si è riempito per lui. Un paddle out, un cerchio nell’acqua per ricordarlo nel suo posto del cuore, insieme a chi lo ha amato.
Un saluto che non è stato un addio, ma un arrivederci tra le onde.
Grazie Andrea, per tutto quello che hai lasciato. Continua a cercare la tua onda perfetta, ovunque tu sia.
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