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Arpat: “Ecco gli esiti del sopralluogo all’Eni”

Gli esiti della ispezione all'interno della Raffineria di Stagno dei giorni 12 e 13 settembre. Entrata oggi in funzione la centralina mobile installata in via della Costituzione a Stagno

Giovedì 14 Settembre 2017 — 16:54

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Oltre ai primi elementi già comunicati sugli accertamenti svolti dagli operatori ARPAT  riportiamo di seguito altri aspetti emersi dai sopralluoghi dei tecnici del Dipartimento di Livorno all’interno dello stabilimento Eni di Stagno nei giorni 12 e 13 settembre.

Ispezioni all’interno della Raffineria ENI di Stagno – Gli operatori ARPAT hanno potuto accedere all’interno dello stabilimento nella giornata del 12 e del 13 settembre, con l’ausilio del mezzo dell’antincendio di Raffineria, ed effettuatuare un sopralluogo in varie aree dell’impianto. In particolare nell’area dei serbatoi, a sud dell’impianto, in prossimità del confine dove si è verificata la fuoriuscita di acqua contaminata da idrocarburi. Nel corso del sopralluogo è stato possibile verificare che la Società stava utilizzando mezzi autospurgo per aspirare il liquido ancora presente con chiazze di idrocarburi sulla superficie, in varie zone intorno agli impianti, ed a trasferirlo all’interno di serbatoi. E’ stato eseguito in entrambi i giorni un sopralluogo presso l’impianto di trattamento acque reflue (TAE) nelle aree raggiungibili con i mezzi messi a disposizione dalla Società in quanto l’area dell’impianto risultava completamente allagata. Il perimetro interno della raffineria limitrofo all’impianto TAE, risultava anche ieri in parte interessato dalla presenza di acqua ma, rispetto al giorno precedente (12 settembre), le chiazze di idrocarburi risultavano quasi del tutto rimosse .
La Società infatti ha utilizzato mezzi autospurgo per l’aspirazione ed ha trasferito il prodotto aspirato all’interno di serbatoi.
L’impianto TAE sarà mantenuto in assetto di ricircolo e pertanto non scarica in acque superficiali (fosso acque Salse) fino a quando non sarà possibile dimostrare l’efficacia del trattamento mediante una determinazione analitica dello scarico. ARPAT sarà informata preventivamente dell’avvio dello scarico. Nel corso del sopralluogo nel pomeriggio di ieri lo scarico non era in atto ed erano state posizionate panne di assorbimento e contenimento in sette punti diversi.

Ispezioni esterne all’impianto della Raffineria ENI – I sopralluoghi degli operatori ARPAT sono proseguiti nelle due giornate per verificare lo stato dello sversamento di acque contaminate da idrocarburi fuoriuscite dal perimetro sud della raffineria ENI di Livorno nel Fosso del Capannone. In particolare è stato ispezionato il muro perimetrale esterno della raffineria riscontrando due punti di rottura (lato sud dell’impianto); sono state verificate le operazioni di messa in sicurezza messe in atto dalla Società constatando che erano state effettuate riparazioni mediante la costruzione di un cordolo di cemento lungo tutto il muro lato sud ed in corrispondenza della rottura più evidente (angolo ENI confinante con la ferrovia Livorno – Collesalvetti ).
Una ditta specialializzata nella giornata di ieri stava ancora effettuando le operazioni di pompaggio del prodotto idrocarburico nel fosso del Capannone tramite recoil ed erano in atto anche operazioni di asportazione della vegetazione per favorire il pompaggio del prodotto; in alcuni tratti erano cominciate operazioni di scarifica dell’argine imbrattato dagli idrocarburi. Il sopralluogo è proseguito lungo tutto il perimetro esterno della Raffineria dove non sono stati rilevati sversamenti attivi verso l’esterno. ARPAT ha richiesto alla Società Eni documentazione aggiuntiva rispetto a quanto richiesto il primo giorno di ispezione comprensiva di un cronoprogramma delle attività di ripristino delle normali condizioni del sito e di un dettaglio dei volumi ancora disponibili per l’eventuale stoccaggio delle acque ancora presenti in Raffineria.

Presenza di maleodoranze diffuse a Stagno e Livorno di idrocarburi
Come annunciato nel comunicato emesso ieri a seguito della riunione presso il Centro di Coordinamento (CCS) della Protezione Civile è stato istituito un tavolo specifico, coordinato dal Sindaco di Collesalvetti, rivolto alla gestione della situazione ambientale e alle eventuali problematiche sanitarie connesse, emerse nella frazione di Stagno.
L’area è monitorata dalla centralina di Livorno via La Pira, appartenente alla rete regionale Qualità dell’Aria ed è stata insatallata una centralina mobile in via della Costituzione a Stagno, vicino alle scuole Rodari, che è entrata in funzione nella giornata odierna e consentirà di effettuare un monitoraggio specifico nella zona della frazione di Stagno dei seguenti inquinanti: Monossido di carbonio (CO), Biossido di zolfo (SO2), Ossidi di azoto (NO2), BTX (Benzene,Toluene e Xileni).

Guardia Costiera – Un elicottero della Guardia costiera della base di Sarzana, coordinato dalla sala operativa della Capitaneria di Livorno ha sorvolato quest’oggi la raffineria ENI e le zone adiacenti. Scopo della missione, verificare le aree nelle quali sia più evidente la presenza di idrocarburi, definendo così nella complessa situazione attuale, ancora caratterizzata dagli allagamenti, i punti nei quali gli sversamenti hanno avuto maggiore impatto. Preziose informazioni, provenienti dalla strumentazione sofisticata di monitoraggio ad infrarossi in dotazione al velivolo, che gli uomini della Guardia costiera, in collaborazione con i tecnici ARPAT, sfrutteranno nelle prossime ore per concentrare le attività di indagine, mirate a definire con precisione le cause dell’inquinamento. Nel frattempo, proseguono, sotto il controllo di motovedette della Capitaneria, le operazioni di bonifica degli specchi acquei in area portuale, quasi definitivamente ripuliti, e nella rete delle canalizzazioni adiacenti la raffineria, dove sono impegnate squadre e mezzi disinquinanti di ditte specializzate.

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10 commenti

 
  1. # Za Za

    Ora arriverà il comunicato arpat con il quale la cittadinanza verrà rassicurata dicendo che ” i valori sono nei limiti” ….. mah….. povera natura

    1. # Daryl

      Te naturalmente vivi in un bosco giusto??Non hai auto non usi gas energia elettrica ecc vero?

    2. # Fulvio

      Tanto per ricordarti che sia la carta igienica e quella che alle volte usi per asciugarsi il viso, in parte derivano dal petrolio…..oppure sei uno che usa le foglie?

      1. # putin

        ma cosa significa ?? cioè e giustificato perchè utilizziamo prodotti derivati dal petrolio ? in giappone andava bene bene perchè la gente utilizzava l’energia elettrica nucleare ? fate certi discorsi che i bambini delle scuole elementari vi insegnerebbero a vivere.Tutto quello che sta accadendo oggi è dovuto al forte inquinamento ambientale,che quindi va tutelato se non vogliamo che la natura ci spazzi via come nulla…. ci vuole più sicurezza negli apparati chimici,e più prevenzione per questi eventi che saranno sempre più frequenti.il disastro ambientale che ne può derivare da una rottura di impianto simile,va calcolato in fase di costruzione…. terremoti,allagamenti,tsunami e via dicendo… perchè poi quando succedono sara’ sempre tardi….

  2. # livornese

    Più che altro ci si chiede perché, quando la gente denunciva puzzo di idrocarburi, le autorità mettevano la cosa in ridicolo. Questa robaccia fa bene respirarla? E nascondere un problema forse lo risolve?

  3. # Per Sentito Dire

    Per sentito dire ho saputo che nel 1988 nei campi dell’Arnaccio, dove poi sono stati costruiti sopra dei capannoni, con struttura a palafitta, sono stati interrati bidoni di rifiuti tossichi scaricati in porto dalla nave Deepsea Carrier, ufficialmente smaltiti regolarmente, meschinamente fatti sparire in altra maniera. Qualcuno ha controllato che non si stiano sfondando quelli? Sarebbe molto più grave di uno sversamento di idrocarburi. Ne sono a conoscenza in tanti, politici, istituzioni, giornalisti, ma nessuno ne parla, come mai? Naturalmente tutto per sentito dire, da molte persone, ma per sentito dire, da chi l’ha visti scaricare, ma sempre per sentito dire.

    1. # roby

      VOCI DI POPOLO, VOCE DI DIO

  4. # Manuela

    Io credo che con tutto lo schifo che mangiamo e che respiriamo a nostra insaputa non sia lo sversamento di idrocarburi mescolati ad acqua piovana che ci FARÀ ammalare pensiamo alle navi che puliscono le loro cisterne in mezzo al mare alla plastica che buttiamo ovunque alle schifezze che troviamo nei boschi e potrei continuare ancora. Credo fermamente che il problema oggi sia tutt’altro che l”Eni.

  5. # Mirco

    Complimenti per i commenti!! Visto che abbiamo ridotto il pianeta a una latrina…..continuiamo a inquinarlo!!!

  6. # rena

    Certo che si allaga una raffineria qualcosa succede e logico che le acque si mescolano con i prodotti che sono depositati nei condotti della azienda ,ma la domanda è un altra come sia possibile che i lavori pur finanziati sullo Ugione non siano ancora partiti ,perché ; abbiamo sfiorato un’altra tragedia se la raffineria veniva più danneggiata più di quello che è stato si rischiava quello che è successo in Texas dove alcuni impianti colpiti da alluvione sono addirittura esplosi e incendiati chi di dovere ci pensi i lavori sul territorio vanno fatti subito non dopo 10 anni e dopo che ci scappano i morti per un temporale non deve più morire nessuno!!!