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Confcommercio: “Il 57% delle imprese del terziario della provincia in forte difficoltà”

La presidente di Confcommercio commenta i dati raccolti da Confcommercio Toscana in collaborazione con Format Research: "Dato più marcato nella ristorazione (86%) e ricezione turistica (82%)"

Lunedì 2 Novembre 2020 — 16:21

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“E’ un quadro desolante quello che emerge dal focus di approfondimento sulle imprese del terziario della provincia di Livorno realizzato dalla Confcommercio regionale, e corrisponde perfettamente a quanto apprendiamo quotidianamente dalla voce dei nostri imprenditori”. Francesca Marcucci (foto), presidente provinciale Confcommercio commenta i dati raccolti da Confcommercio Toscana in collaborazione con Format Research. “Le imprese della provincia di Livorno hanno faticosamente cercato di rialzare la testa dopo gli effetti nefasti del lockdown e delle limitazioni imposte dai protocolli di sicurezza, investendo ingenti somme per contenere i contagi e continuare a lavorare. Ma la seconda ondata e il ‘coprifuoco di fatto’ stanno facendo affondare sia il grado di fiducia in un prossimo recupero, sia l’effettiva capacità di sopravvivenza del 71% delle aziende del turismo, del commercio, dei servizi e delle professioni”. Già nel terzo trimestre dell’anno era stato registrato lo scostamento negativo più forte degli ultimi dieci anni tra imprese nuove nate e imprese cessate: oltre 100 in meno nel settembre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. “Il nostro territorio – continua Marcucci – mette drammaticamente in luce le sue già conosciute fragilità. Il 57% delle imprese del terziario della provincia di Livorno ammette di essere in forte difficoltà nel rispettare le scadenze fiscali. Il dato è nettamente più marcato presso gli operatori della ristorazione (86%), la ricezione turistica (82%), gli esercizi del commercio al dettaglio non alimentare (73%). Irpef, Irap, Ires e Tari sono le imposte che, più delle altre, rappresentano un peso in questo momento storico. “Uno dei primi interventi sul fronte economico che le imprese si aspettano dal nuovo Governo della Regione riguarda proprio la sfera fiscale”. “Come abbiamo scritto al Prefetto, la condizione di difficoltà generalizzata ha anche amplificato i timori degli imprenditori del terziario della provincia di Livorno di rimanere vittima della criminalità: il 22% teme l’incedere del fenomeno dell’usura e i tentativi della malavita di impadronirsi delle aziende. “In questo clima non possiamo semplicemente aspettare che passino l’epidemia e i suoi effetti sull’economia. Occorrono misure più consistenti, certo con l’erogazione di contributi a fondo perduto, ma anche con interventi che proiettino la capacità di fare impresa in un orizzonte più ampio: abbattimento delle tasse per il 2020, ripensamento del sistema di tariffe locali, cancellazione della seconda rata dell’IMU per tutti gli immobili commerciali e le pertinenze, e non solo per i proprietari che vi esercitino l’attività (così come previsto dall’ultimo DPCM). Quest’ultimo punto è essenziale per incentivare i proprietari ad abbassare i canoni di locazione e permettere alle aziende di sopravvivere”.
“Sebbene il Decreto Ristori abbia cercato di rispondere tempestivamente alla catastrofe
generata dalle chiusure serali di pubblici esercizi e ristoranti, si fa presente che alcune
categorie sono restate completamente fuori da tale decreto” conclude la presidente
dell’associazione. “Non si è tenuto conto di comparti del commercio ambulante per cui
sono state vietate una buona parte delle manifestazioni straordinarie, per altro in un
periodo dell’anno i cui introiti costituiscono parte essenziale del fatturato annuale. E inoltre l’obbligo di chiusura o di limitazioni orarie delle attività commerciali e turistiche coinvolte dal DPCM 24 ottobre comporta l’inattività per gli agenti di commercio che operano con queste categorie”.
Commercio al dettaglio di moda, abbigliamento e calzature, commercio al dettaglio di giochi e giocattoli, settore orafo e simili non sono ad oggi soggette a chiusura ma il coprifuoco provoca una decisa diminuzione dell’affluenza nei centri urbani e una forte flessione delle vendite. E del resto con la contrazione dei redditi per la stragrande maggior parte delle famiglie si assiste a una graduale ma inesorabile diminuzione del giro di affari degli agenti immobiliari.

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