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Da Milano a New York, Milani fotografa chef stellati e opere d’arte… tatuate. La mostra

La mostra si svolgerà fino all'8 febbraio nelle sale di Uovo alla Pop e sarà un insieme di progetti fotografici a partire da Compunctio Aesthetica

Lunedì 13 Gennaio 2020 — 08:37

di Filippo Ciapini

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Il fotografo livornese propone una rivisitazione di alcune sculture antiche, da “Amore e Psiche” di Canova al “Ratto di Polissena”, sulle quali sono stati applicati tattoo di ogni tipo. Tra le varie opere figurano anche i “nostri” Quattro Mori

E’ stata inaugurata sabato 11 gennaio nelle sale di Uovo alla Pop, All You Can (B)eat, una rassegna fotografica, ideata dal fotografo livornese Gabriele Milani, che verte sui problemi attuali della società moderna rivisitandoli in chiave pop. “E’ un gioco di parole che incastra la comune modalità di consumo con l’atteggiamento superficiale di coloro che si limitano al proprio piccolo orticello ed ai loro interessi” ha detto Milani a QuiLivorno.it. La mostra avrà luogo nelle sale di Uovo alla Pop e sarà un insieme di progetti fotografici a partire da Compunctio Aesthetica, una rivisitazione di alcune sculture antiche, da “Amore e Psiche” di Canova al “Ratto di Polissena”, sulle quali sono stati applicati tatuaggi di ogni tipo. Tra le varie opere figurano poi i “nostri” Quattro Mori, anch’essi tatuati: “Al giorno d’oggi il tatuaggio è riconosciuto come segno universale di bellezza, puoi trovarlo su ogni tipo di fisicità e su persone di ceti sociali differenti – ha aggiunto l’artista – Come potevo poi non abbracciare le mie radici? I Quattro Mori sono il simbolo della mia città, il mio intento era proprio quello di inserire qualcosa di Livorno per aprire e chiudere un piccolo capitolo della mia vita”. Sì perché il progetto di Gabriele, partito per studiare a Milano, ha riscosso un grande successo nel capoluogo lombardo dove ha vinto un concorso per 29arts e varie pubblicazioni su riviste specializzate. A ciò si sono aggiunte poi esperienze di livello internazionale come la collaborazione con Identità Golose, un congresso culinario andato in scena prima nella stessa Milano e poi a New York, al quale hanno collaborato chef stellati come Massimo Bottura, Carlo Cracco e Antonino Cannavacciuolo. Tornando ad All You Can(B)eat è possibile trovare altre sfumature della città di Livorno con Industriae Futuri che pone l’attenzione sul processo di robotizzazione della società che porta comunque gli stessi problemi di una non meccanizzazione, dalle morti sul lavoro ad una giustizia che non punisce i colpevoli, con una citazione alla tragedia Moby Prince ed i suoi 140 morti. Quello che Gabriele porterà, dunque, è un atto d’amore verso la città di Livorno che, nonostante sia stata “abbandonata” per cercare fortuna lavorativa, sarà sempre un punto di riferimento della sua vita, pronta ad accogliere il “suo” bimbo, diventato uomo. L’intervista.

Ciao Gabriele, cosa intendi All You (B)eat?
“E’ un gioco di parole che riprende il celebre All You Can Eat dei giapponesi che con la loro colonizzazione industriale stanno sfociando ovunque e Beat nel senso di battere. Attraverso quadri con strisce al led illuminate, onde con la punta in plastica e cuori anch’essi illuminati cerco di toccare i temi delicati del momento contrastandoli con l’atteggiamento delle persone che non è mai nel guardare avanti ma cercare di fare il minimo, guardando nel proprio orticello ed il piccolo interesse”.

Parlami dell’idea Compunctio Aesthetica, che tipo di progetto è?
“È una mostra eterogenea frutto di cinque anni di lavoro, diciamo che è il più importante perché ha vinto un concorso a Milano per fotografi di talento che mi ha permesso di firmare un contratto con 29arts, una galleria di Milano. Sono fotografie di statue antiche sulle quali ho applicato in post-produzione dei tatuaggi, simbolo canonico di bellezza ed universalità”.

I tatuaggi sono davvero il collante tra antico e moderno?
“Al giorno d’oggi nell’era della personalizzazione, dove puoi personalizzare dalle scarpe alla casa, il tatuaggio è riconosciuto come una cosa bella perché lo trovi su persone magre, basse, giovani e anziani indipendentemente dal loro ceto sociale. Nonostante ognuno abbia il proprio significato è un qualcosa di omogeneo, già ai tempi dei Greci erano in uso, mi ricordo che quando presentai il progetto per la prima volta mi chiesero se fossi pieno ed invece no, non ne ho neanche uno!”.

Visto che hai inserito anche i Quattro Mori, mi viene spontaneo chiedere che riscontri esterni ha avuto la città di Livorno?
“Assolutamente positivi! Pensa che le stampe sui Mori sono state le prime vendute a Milano davanti a statue più famose, dal discobolo a quelle di Canova. Mi sono sentito orgoglioso della mia città e questa mostra l’ho fortemente voluta fare qua perché nonostante sia andato via per la mia carriera volevo mettere un punto per soffermarmi e poi ripartire. Con Uovo alla Pop, poi, mi sono trovato subito benissimo è una realtà davvero interessante e merita di essere conosciuta anche a livello nazionale”.

Ci sono altre opere fotografiche esposte?
“Esatto, la mostra non verte solo su quello, vi è quello dell’industrializzazione dei futuri, è progetto particolare perché fatto solo su Livorno ed il processo di robotizzazione della società che porta comunque gli stessi problemi, dalle morti sul lavoro a una giustizia che non fa giustizia sui colpevoli, vi è il Cantiere Orlando, uno scorcio della Meloria ed una citazione al Moby Prince. Toccherò anche temi più moderni come Hai mai sentito il mare piangere, un’installazione artistica sulla sensibilità dei migranti ed al quale parteciperanno in veste ufficiale anche i Sea Sheperd con i loro stand ed I’m not Fragile, contro il femminicidio”.

Quanto è gratificante il tuo lavoro?
“Tantissimo, la mostra ha orbitato in altri posti, sono stato anche a New York con il marchio Identità Golose, dove fotografo dei congressi di cucina dove partecipavano chef del calibro di Bottura, Cannavacciuolo e Cracco. E’ stato un sogno. Prima della Grande Mela poi, ho diretto un museo del calcio che aveva una vetrina sulla galleria Vittorio Emanuele, lì che sei nel cuore di Milano ti rendi conto di quanto la vita sia sempre a portata di mano, entravano sempre personaggi importanti del loro settore dal presidente di Samsung alla troupe di Sky venuta a girare alcune puntate lì dentro. Capisci quanto sia grande il mondo e pieno di opportunità”.

Un consiglio quindi per chi vuole fuggire dal proprio paesone?
“Dico di buttarsi, andare ed imparare ma senza trascurare le proprie radici. Devi tornare e portare nella tua città i frutti del tuo lavoro e delle tue esperienze, altrimenti se tutti vanno via cosa rimane? Livorno è delle città più importanti della Toscana, dobbiamo ritornare, fare progetti nella nostra città perché anche se ci sono un sacco di realtà, manca sempre un punto di coesione. Abbiamo grandi nomi di atleti e qualsiasi cosa, immaginati se tutte le persone importanti si mettessero in contatto potremmo creare qualcosa di nuovo, Livorno potrebbe essere un importante porto di idee, senza arraffare in qua e in là, abbiamo dei tesori in casa nostra di caratura mondiale”.

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