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Dal 3 luglio iniziano i saldi, Confcommercio ricorda le regole

Sul territorio provinciale si spenderanno in media 150 euro a famiglia. Confcommercio: "Aspettative non enormi, ma è una boccata d'ossigeno. Le regole da rispettare"

Venerdì 2 Luglio 2021 — 18:12

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“Veniamo da un lungo periodo di chiusure, restrizioni, stipendi ridotti, risparmio forzato e smart-working. C’è grande voglia di tornare alla normalità, e dopo un lungo periodo di rinunce saranno tanti i consumatori che cercano l’affare”. Il direttore provinciale Confcommercio Federico Pieragnoli (foto) ricorda che dopo i pubblici esercizi e tutti gli imprenditori del turismo i titolari dei negozi di abbigliamento, calzature e accessori sono fiduciosi. “Per quanto riguarda le previsioni di spesa, secondo il nostro Ufficio studi nazionale la spesa stanziata per i saldi da ogni famiglia italiana è di 171 euro. Nella provincia di Livorno stimiamo che la cifra si fermi ai 150 euro”. “Qualcuno di concentrerà sui capi necessari per il lavoro, qualcuno sulle cerimonie finalmente in arrivo. Altri vorranno legittimamente una pur piccola gratificazione dopo i sacrifici, un capo per iniziare nuovamente a uscire e incontrare persone. In ogni caso dopo la sbornia dell’e-commerce verranno privilegiati gli esercizi di vicinato. Certo per una vera ripresa del settore serviranno altri interventi governativi e serietà nell’introduzione di un’imposta minima globale sui ricavi dei colossi del web”. Confcommercio ricorda le regole da rispettare.
Obblighi per il commerciante
Gli esercenti devono esporre chiaramente il prezzo originale e quello scontato della merce, con la relativa percentuale di sconto applicata.
Il negoziante deve accettare il pagamento con carta.
Le violazioni delle norme nazionali in materia di saldi sono punite ai sensi della Legge 114/1998, Art. 22, commi 3, 6 e 7. Possono andare da 516 a 3.098 euro (1.032 euro se il pagamento è immediato) e variano da regione a regione e sono previste per:
merce in saldo senza cartellino del prezzo, dove deve essere indicato il prezzo pieno, la percentuale di sconto e il prezzo finale;
saldi fuori dal periodo;
mancata separazione dei prodotti in saldo da quelli a prezzo pieno;
indicazioni obbligatorie poco visibili, che potrebbero ingannare il consumatore;
pubblicità ingannevole per il consumatore inerente la svendita in atto.
Il cambio dopo l’acquisto è invece lasciato alla discrezionalità del commerciante, a meno che il prodotto non abbia gravi vizi occulti, nel qual caso scatta l’obbligo della sostituzione o della restituzione del prezzo.
Per qualsiasi informazione potete chiamare gli uffici Confcommercio 0586/1761011.

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