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Dino, Andrea e Marco. L’abbraccio di Christian ai suoi primissimi soccorritori

Andrea, dipendente di un supermercato cittadino, è stato il primo ad arrivare sul posto, a chiamare i soccorsi e a seguire le indicazioni del 118 al telefono. Poi le due guardie giurate Dino e Marco che hanno utilizzato i loro cinturoni delle pistole come lacci emostatici per fermare l'emorragia

Lunedì 7 Giugno 2021 — 13:10

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Il padre di Christian: "Chi crede la chiama volontà divina, io preferisco chiamarlo disegno universale. Una cosa è certa: questi tre angeli dovevano essere lì in quel momento per salvare mio figlio"

Eccoli qua in foto insieme a Christian. Sono (da sinistra) Dino, Andrea e Marco. Eroi per caso, angeli inconsapevoli, uomini con un cuore così grande da andare oltre il panico, oltre l’adrenalina, oltre ogni ragionevole spavento di trovarsi un ragazzo di 22 anni a terra, in un lago di sangue, subito dopo uno schianto che gli avrebbe cambiato la vita per sempre. La prontezza di riflessi, il coraggio, il sangue freddo di far partire la macchina dei soccorsi. E’ grazie a loro che Christian Volpi è ancora qui con noi e ha potuto trasmettere il suo messaggio di forza al mondo intero (clicca qui per leggere l’accoglienza da brividi di Appartenenza Stagno andata in scena venerdì 4 giugno).
La mattina di lunedì 7 giugno il giovane che ha commosso ogni persona la quale ha potuto ricevere il suo messaggio di coraggio e speranza, ha visto negli occhi e ha potuto abbracciare quelle mani che per prime hanno tessuto la tela del soccorso. Il primissimo ad arrivare sul posto, quella notte del 12 maggio 2021, è stato Andrea, dipendente di un supermercato cittadino. Fu lui a chiamare immediatamente il 118 e a ricevere i primi input da parte degli operatori che erano alla centrale operativa dell’ospedale. “Tampona come puoi le ferite con qualche straccio, usa una cintura come laccio emostatico, e tieni il ragazzo sveglio, tienilo sveglio!”.
Sono queste le primissime informazioni che hanno dato ad Andrea dall’altra parte della cornetta. E poi: “Metti in vivavoce e fai cosa ti diciamo noi, vedrai andrà tutto bene”.
Pochi secondi dopo e sul posto sono arrivati Dino e Marco, le due guardie giurate che non hanno esitato un attimo nel buttarsi a capofitto in prima linea. Si sono fermati e hanno utilizzato il loro cinturone della pistola come laccio emostatico per fermare l’emorragia sempre più incessante. Attimi frenetici ma allo stesso momento interminabili in attesa delle ambulanze. “Qualcuno lì sul posto mi ha dato anche una cintura di colore rosa che abbiamo utilizzato per soccorrere Christian – ha raccontato Andrea – poi però mi sono voltato e non c’era più nessuno. Magari non è potuto rimanere sul posto ad attendere le ambulanze ma un grazie va a anche a lui”.
“Abbiamo parlato di quei momenti con molta serenità e tranquillità Christian rievocando quegli attimi terribili, ma con positività e consapevolezza con cui ci rendiamo conto – ha raccontato Roberto Volpi, il padre di Christian – che tutto quello che hanno fatto ha permesso a nostro figlio di vivere. Perché la sua vita era veramente appesa ad un filo. E’ stato un bell’incontro, molto emozionante, toccante soprattutto per noi genitori che ci siamo venuti a trovare a tu per tu con i tre angeli della strada che hanno salvato nostro figlio. A loro va un profondo riconoscimento e un profondo affetto che ci lega e che ci legherà d’ora in poi attraverso un filo invisibile per tutta la vita.
A breve faremo un pranzo insieme con le mogli e le fidanzate. Sono persone veramente fantastiche”.
“Chi crede la chiama volontà divina, io preferisco chiamarlo disegno universale – conclude Roberto Volpi – una cosa è certa: questi tre angeli dovevano essere lì in quel momento per salvare Christian. Anche oggi hanno confessato che vedendolo andare via su di un’ambulanza non credevano ce l’avrebbe fatta. Tutto è andato a suo posto affinché mio figlio sia ancora qui con noi. Pochi istanti dopo e saremmo qui a parlare di un incidente mortale. Solo e soltanto grazie”.

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