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En Dhyana, dai locali di Livorno a Sanremo Rock

Dai locali di Livorno fino al palco dell'Ariston: la bella favola della rock band livornese parte 26 anni fa quasi per gioco e oggi punta a un posto fra le migliori in Italia

Domenica 2 Agosto 2020 — 08:30

di Tommaso Lucchesi

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La band labronica propone un ambizioso progetto chiamato "World in your hand" e domenica 19 luglio 2020 vincono le finali regionali della 33a edizione del Festival di Sanremo Rock con la finalissima nazionale in programma dal 6 al 12 settembre al Teatro Ariston

“Per me la musica è come l’acqua per le piante” dice il bassista Daniele Celati oppure “come l’aria per i polmoni” aggiunge l’amico chitarrista Giacomo Ferrigno durante la nostra piacevole chiacchierata tra ponce e note musicali. I due musicisti accomunati da 13 anni da un travolgente amore per il rock, insieme al batterista Enrico Angeli e alla cantante Dunia Oddone, formano gli En Dhyana, una rock band sperimentale che ha nell’heavy metal l’essenza della sua ritmica e nei grandi temi il cuore della sua poetica. Nati nel 1994 su idea di Celati e cresciuti e cambiati profondamente nel corso di oltre vent’anni, nel 2014 gli En Dhyana propongono un ambizioso progetto chiamato World in your hand e domenica 19 luglio 2020 vincono le finali regionali della 33a edizione del Festival di Sanremo Rock con la finalissima nazionale in programma dal 6 al 12 settembre al Teatro Ariston. Conosciamo più da vicino questa band livornese che potrebbe portare il nome della nostra città sulle tavole di una delle più prestigiose kermesse canore italiane. A rappresentare l’intero gruppo troviamo disponibili Daniele Celati e Giacomo Ferrigno.

Salve ragazzi. Per prima cosa, com’è d’obbligo, iniziamo dal principio. Come nasce l’idea degli En Dhyana?

Daniele: “Tutto parte dalla mia grande passione per l’ascolto e l’esecuzione di brani che, dopo varie esperienze giovanili con qualche gruppo, mi portano 26 anni fa a fondare una rock band che omaggiasse in qualche modo l’epoca della musica psichedelica e avanguardista propria di artisti come Led Zeppelin, Pink Floyd Soundgarden. Nella mia idea non mancavano influssi dalla musica orientale, cosa che si può anche evincere dal nome del gruppo. Gli anni ’70 erano il punto di riferimento visti come fonte da cui cogliere spunti e ispirazioni per fare la nostra musica”.

Agli esordi la band era molto diversa da ora. Quali sono stati i passaggi per arrivare alla formazione attuale?

Daniele: “Il nucleo originario vedeva oltre a me il chitarrista Valerio Girmena come “titolare”, ruolo che nel 2007 è passato a Giacomo Ferrigno. Potremmo suddividere la storia degli En Dhyana in almeno 6 fasi per via dei cambiamenti di componenti all’interno del gruppo ma anche per le variazioni di genere adottate, anche se tutte assimilabili a varianti dell’hard rock, dal grunge anni ’90 al prog italiano. Nel 2010 si unisce a noi Enrico Angeli e, dopo un periodo senza voce, nel 2015 arriva con noi Dunia Oddone, vera frontwoman del gruppo. Fra i tanti “arrivati” agli En Dhyana vorrei ricordare il cantante Massimiliano Lorussi, scomparso nel 1999.”

Quando e come decidete di diventare la rock band che siete oggi?

Giacomo: “Intorno al 2007 abbiamo iniziato a sperimentare sonorità tipicamente anni ’70 e a comporre l’embrione del lavoro che nel 2014  abbiamo presentato con successo in molte occasioni e luoghi tipici della nostra città. Il nome del concept project è World in your hand e racconta in 13 brani la storia del genere umano dal Big Bang fino ad oggi, passando a toccare temi come l’inquinamento, la condivisione, la guerra e il capitalismo, alternando sul palco musica live, video, effetti speciali e recitazione. Uno spettacolo totale che abbiamo provato con buoni risultati a Livorno ma puntiamo a portarlo su un palcoscenico teatrale.”

Pochi giorni fa la consacrazione con la vittoria alla finale regionale di Sanremo Rock. Com’è andata?

Giacomo: “Un’emozione indescrivibile. Per noi che non viviamo di musica ma per la musica, una full immersion in una Lucca interamente dedicata al rock è stata un’esperienza a dir poco surreale. Tutto è nato da una mia curiosità su internet e l’azzardo di iscriverci a dicembre a questo concorso nazionale. Dopo l’invio di un provino e dei buoni segnali, ci siamo scoraggiati per via del fermo totale dovuto al Covid che ha di fatto rimesso tutto in discussione. Per fortuna a giugno siamo stati ricontattati e il 19 luglio abbiamo fatto la nostra presenza sul palco in via Borgo Giannotti. Il giudizio degli esperti è stato entusiasmante e non possiamo che esserne felici”.

Prossimi obiettivi?

Giacomo: “Sicuramente non sfigurare alle finalissime di settembre a Sanremo e magari puntare a un buon piazzamento. A seguire riprendere in mano il progetto World in your hand e proporlo a nuove realtà del territorio”.

Per chiudere, cosa è per voi il rock?

Daniele e Giacomo: “Per noi è stata una presa di consapevolezza nuova e un modo diverso dal parlare per comunicare emozioni e brividi irraggiungibili in altri modi. Oltre alla passione di suonare, il rock per noi è sempre stato andare contro i canoni imposti, dire la propria senza paura anche se constatiamo che oggi il genere si è molto ridimensionato e assoggettato al mercato, diventando un prodotto da underground a feticcio di massa. In ogni caso è un mondo che amiamo e che coltiviamo sempre con piacere”.

Non resta che augurare il meglio a questa band e incrociare le dita per vederli alzare il trofeo dell’edizione 2020 del Festival di Sanremo Rock.

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