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Gaimari, giorno 2. L’ultracyclist si prepara a pedalare: il diario di bordo

Prime difficoltà per l'atleta labronico. "Abbiamo cominciato a spacchettare la bici, come potete immaginare trattandosi di una gravel di ultima generazione, seppur molto resistente ed estremamente tecnologica, se danneggiata, difficilmente avremmo potuto trovare pezzi di ricambio per aggiustarla. Il manubrio era leggermente piegato, ma ho risolto"

Venerdì 7 Febbraio 2020 — 08:55

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Prosegue l’avventura dell’ultracyclist Giuseppe Gaimari il cui obiettivo è pedalare fino a Capo Nord per piantare così la bandiera amaranto di Livorno nel “Regno dei Ghiacci”. QuiLivorno.it seguirà passo passo l’impresa. Ecco il diario di bordo del “Giorno 2”.

Report 02 – Å i Lofoten

La giornata a Bodø si conclude alle 17,30 con l’arrivo del traghetto, la poca luce che filtra attraverso le nuvole si dirada, lasciando che le banchine venissero inghiottite prima da un crepuscolo deciso, poi dall’oscurità più fitta. Parcheggiata l’auto in stiva, ci dirigiamo a prua per scorgere la nave tagliare le onde dei mari del nord.

Purtroppo dopo le 18,30 abbiamo l’oscurità spegne le onde, il cielo coperto senza stelle, il mare nero, ci hanno restituito uno spettacolo veramente emozionante. La terrazza della nave ricoperta di neve e di ghiaccio incrostato faceva da contrappunto ad un mare nero, che ci ha avvolto in un oscurità tetra ed informe. Ci siamo affacciati alla ringhiera per goderci questo meraviglioso spettacolo. Intanto il pensiero ha cominciato a rivolgersi alla cosa più importante, la condizione tecnica della bici dopo il volo, ancora smontata all’interno del flight case, certamente tre scali, tre carichi e tre scarichi non potevano aver giovato alla sua struttura. Ma ho cercato di non pensarci. Siamo scesi dal traghetto col mezzo di supporto, e siamo andati alla ricerca della bunkhouse che ci avrebbe ospitati per la notte, situata a Å i Lofoten nella municipalità di Moskenes, iniziamo questa impresa in un paese che si chiama “Å”, in pratica un luogo fatto per iniziare qualcosa. Il suo nome significa in norvegese “piccolo fiume”, ma riveste anche un altro, doppio, significato: è sia l’ultima lettera dell’alfabeto norvegese che l’ultima città delle Lofoten raggiungibile seguendo la Strada Europea E10, oggi chiamata in quel punto “Strada di Re Olav”.

Non è stato semplicissimo trovare la reception, perché al nostro arrivo alle 20,18 era già chiusa (!) e nessuno ci aveva dato alcuna indicazione su come raggiungere le camere, ne tanto meno al telefono ne per email (nessuno ci ha mai più risposto!).

La guest house era disseminata in tante piccole casette di legno, lungo il corso del fiume, attraversata da ponticelli e ricoperta dalla neve, dopo alcune di ricerche in mezzo alla neve fresca, abbiamo letteralmente occupato una casetta, la cui porta era stata lasciata aperta e fortunatamente riscaldata, così abbiamo iniziato il rito più importante di questa spedizione. Abbiamo cominciato a spacchettare la bici, come potete immaginare trattandosi di una gravel di ultima generazione, seppur molto resistente ed estremamente tecnologica, se danneggiata, difficilmente avremmo potuto trovare pezzi di ricambio per aggiustarla, e avrebbe potuto venir danneggiata seriamente nel corso di tre trasbordi.

Purtroppo così sembrava, il manubrio risultava leggermente piegato all’altezza del corno del freno, con un po’ di pazienza ho sistemato tutto. Dopo un ora di lavoro certosino la bici era riassemblata ed in perfetta forma. Giusto il tempo per mettere in carica tutti i device (dal cambio, torcia anteriore, posteriore, il gps), poi un toast integrale, uova, zucchine, zenzero, yogurt, un the, un occhiata alle previsioni del tempo che sembrano ottime ben +3° come massima -1 di minima, venti a 24Kmh, seppur il rischio precipitazioni sia intenso (90%), dopodiché a letto.

La sveglia domani suonerà presto e dovrò farmi trovare riposato.

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