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Goldoni, i neo-direttori si presentano: “Uniremo tradizione e contemporaneo”

Emanuele Gamba (direttore artistico) e Mario Menicagli (direttore amministrativo) si presentano alla città tra emozioni e progettazione

Giovedì 24 Settembre 2020 — 17:23

di Giacomo Niccolini

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Quest'anno la stagione lirica prenderà il via il 7 dicembre, giorno di nascita del compositore, appena celebrato in città con un festival internazionale, Pietro Mascagni

Una platea d’eccezione, fatta da tutti gli operatori cittadini della cultura e dello spettacolo, quella che ha accolto i due nuovi direttori del Goldoni nel giorno della loro presentazione ufficiale alla stampa e alla città. Da una parte il  neo direttore artistico Emanuele Gamba, dall’altra il direttore amministrativo Mario Menicagli (foto Lorenzo Amore Bianco, nel pdf in fondo all’articolo le biografie di Menicagli e Gamba e l’estratto dello statuto).
Una conferenza stampa fiume in una cornice spettacolare, quale il palcoscenico e la platea del teatro Goldoni, dove il sindaco Luca Salvetti e l’assessore alla cultura Simone Lenzi hanno fatto da “padrini” a questo battesimo.
“Che tipo di Goldoni sarà? Chiaro che, come tutti ho un mio gusto personale – specifica Emanuele Gamba – ma senza dubbio sarà una stagione teatrale, nei limiti di quello che le norme anti-Covid prevederanno in attesa del nuovo decreto dopo il 7 ottobre, che proporrà tradizione e contemporaneità. Il tutto condito con equilibrio, questi passi dobbiamo farli cautamente, perché non è mai giusto eccedere né da una parte né dall’altra. Ci credo molto in questo. Non dobbiamo fare l’errore di portare una programmazione da Berlino all’Eliseo, perché proprio come accadde in questo esempio specifico ci fu un crollo pauroso. Quindi mischiare le due parti con prudenza e saggezza e passo dopo passo. E un’altra parola d’ordine da usare è qualità. Altrimenti si rischia sempre di cadere nel tranello che tutto ciò che è tradizione è sinonimo di stantio e contemporaneità è sinonimo obbligatorio di qualità. Questo è sbagliato”.
“Per me è un grande onore oggi ricoprire questo ruolo – ha detto Mario Menicagli – se si considera che sono entrato qua dentro, in questo teatro per ascoltare la mia prima opera ad 8 anni, a 18 sono entrato nell’orchestra, a 30 violino di spalla e a 45 ero direttore d’orchestra all’interno di questo teatro. Giungo a questo ruolo a dieci anni dalla mia nomina a direttore artistico di Effetto Venezia. Per me è un grande traguardo e cercherò di dare il meglio di me come sempre. Un motivo di grande gioia per me è stata la nomina di Emanuele Gamba per cui ho fatto il tifo perché con lui sono sicuro potrò attivare un percorso di coordinamento dei lavori di coesione, di unità di intenti senza problemi e su cui si baserà questo teatro. Quello che posso dire è che sono un maniaco della velocità. Anche nel mio colloquio motivazionale ho fatto presente che sono contro la burocraticizzazione di tutto, contro i compartimenti stagni, sono abituato a lavorare nel privato e anche nel pubblico e sono un fanatico dell’ottimizzazione dei costi”.

MARIO MENICAGLI (foto Lorenzo Amore Bianco)

La stagione lirica quest’anno partirà poi il 7 dicembre. “La data non è a caso. Il 7 dicembre è infatti il giorno della nascita del nostro grande compositore Pietro Mascagni. Lo so – scherza sorridendo con la platea Menicagli – è lo stesso giorno dell’apertura della Scala di Milano… vorrà dire che sposteremo di qualche ora l’inizio dello spettacolo altrimenti diranno che gli rubiamo il pubblico”.
Una domanda pervenuta dalla stampa accreditata e presente sul palco è stata quella delle nomine prettamente maschili di entrambi i direttori senza, per questo, voler sminuire i curricula di entrambi e le competenze artistiche e amministrative dell’uno e dell’altro. A questo proposito ha risposto il sindaco Salvetti.

EMANUELE GAMBA (foto Lorenzo Amore Bianco)

“Voglio fare una premessa: nella nostra amministrazione comunale – specifica il sindaco – abbiamo 5 assessore donne e 4 loro colleghi uomini per la prima volta nella storia di Livorno, la mia vice è una donna e tra le 20 posizioni di dirigenti in Comune abbiamo 11 donne e 9 uomini. Qualcosa abbiamo sicuramente fatto in questo senso. Qualche passo avanti lo abbiamo mosso. Quest’anno abbiamo nominato anche Francesca Ricci come direttrice artistica di Effetto Venezia dando così per la prima volta in 35 anni una direzione artistica della kermesse ad una donna. Per quanto riguarda queste due nomine nel bando vi era solo una candidata donna selezionata per il ruolo assegnato a Menicagli, ma non rientrava nel quadro di riferimento che noi cercavamo, e nessuno per quello di Gamba. Detto questo, in questi mesi, ho visto un lavoro di direzione e coordinamento portato avanti da donne in maniera egregia tra cui la già citata Ricci che ha organizzato 80 spettacoli in 6 giorni, ma anche Eleonora Zacchi con il suo teatro, Alessia Cespuglio per la conduzione della parte legata a piazza del Luogo Pio ad Effetto Venezia e Chelo Zoppi con tutta l’organizzazione delle scuole di danza”.

L’ASSESSORE ALLA CULTURA SIMONE LENZI (foto Lorenzo Amore Bianco)

“Tra i settori che hanno avuto uno sprint in questa città con la mia giunta c’è sicuramente quello della cultura e dello spettacolo – chiosa Salvetti – Per tanti motivi. Perché crediamo che sia il settore che può darci maggior convinzione nel ricostruire le potenzialità in questo campo, in parte inespresse, e in parte da valorizzare di più rispetto al passato. Ora siamo ad un passaggio decisivo perché nel nostro programma abbiamo sempre scritto che il Goldoni era il motore dello scenario culturale livornese. Lo è assolutamente. Quel motore ha girato a buon ritmo. Ma adesso deve assolutamente aumentare anche nel rapporto con le altre realtà culturali del territorio. E nella scelta che è stata fatta per quanto riguarda la riorganizzazione statutaria e per quanto riguarda gli incarichi del Goldoni a questo abbiamo guardato”.
“Quello che abbiamo cercato di fare in questo anno e mezzo – conclude l’assessore alla Cultura, Simone Lenzi – è quello di riuscire a fare sistema tra i teatri livornesi che, essendo teatri ed essendo anche livornesi, unendo queste due peculiarità, sono riusciti in questi ultimi mesi a fare sistema. Il teatro Goldoni non è avulso da questo scenario. E per come la pensiamo è una parte integrante ed è il centro di un ingranaggio molto più grande”.

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