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Il nuovo questore si presenta: “Empatia e valori le mie parole d’ordine”

Arrivando in città si è subito innamorato del cuore pulsante della Livorno portuale e del mare che bagna la Terrazza Mascagni. "Mi sento già livornese. La mascherina amaranto? Non è un caso che abbia scelto questo colore"

Lunedì 1 Marzo 2021 — 13:15

di Giacomo Niccolini

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Il nuovo capo della questura: "Credo molto nei valori da insegnare e nell'empatia con la popolazione. Solo facendo sentire i giovani orgogliosi di essere italiani prima, e livornesi poi, si può combattere l'illegalità. Non credo negli spot e nelle frasi spot. Credo invece nella costruzione dei valori"

Vestito blu elettrico come la scossa che sa dare un cielo d’estate, camicia bianca, scarpe scure. Poi il dettaglio che fa la differenza: cravatta e mascherina in coordinato amaranto. “Il colore della mascherina sappiate che non l’ho scelto a caso. Sono arrivato ieri qui a Livorno e mi sento già a casa. Orgoglioso di essere il questore di questa fantastica città“.
Si presenta così Roberto Massucci da lunedì 1° marzo a capo della questura della città dei Quattro Mori. “Non conoscevo questa città ma da quando ho saputo che ne sarei diventato questore ho iniziato a studiare. Conosco già moltissime cose e tantissimi aneddoti che mi fanno sentire livornese. La prima cosa che ho fatto? Ho mangiato il cacciucco ieri sera”. La pronuncia, come spesso capita a chi viene da fuori, non è perfetta e una C viene lasciata per strada. “Questore guardi, si può far tutto in città ma il cacciucco si scrive e si legge con 5 C, ci raccomandiamo“, lo redarguiscono i giornalisti presenti. Lui sorride sotto la Ffp2 amaranto. “Sono romano, mi scuso per la pronuncia. Datemi tempo, imparo in fretta“.
Si presenta in maniera schietta e sincera nonostante un curriculum da fare invidia per titoli, pubblicazioni, esperienze in vari ambiti dallo sport ai grandi eventi (clicca sul link al Pdf in fondo all’articolo per consultare il suo CV).
Parla a cuore aperto come chi ama il proprio lavoro. Si vede e si respira in quello che dice e in che modo lo dice. “Di Livorno ho capito già da subito che non è immune dalla piaga della droga. E uno dei modi per combattere la droga è solo uno: dire di no. Senza se e senza ma. E per fare questo serve l’educazione alla legalità di cui noi poliziotti dobbiamo essere promotori. Credo molto nei valori da insegnare e nell’empatia con la popolazione. Solo facendo sentire i giovani orgogliosi di essere italiani prima, e livornesi poi, si può combattere l’illegalità. Non credo negli spot e nelle frasi spot. Credo nella costruzione dei valori – spiega il questore Massucci alla stampa – e per far questo serve programmare, anche la nostra presenza nelle scuole ad esempio. Non serve a niente se andiamo una volta l’anno a farci vedere senza seminare. Ogni volta che seminiamo e riusciamo a far nascere qualcosa di buono in un ragazzo portandolo via dalla cattiva strada per noi è una vittoria. Dobbiamo far questo. Questa è una della nostra missioni, più che il singolo arresto, più che la militarizzazione delle zone e dei quartieri. Questo non serve. Quando arrestiamo uno spacciatore che di media guadagna 15mila euro al mese, ce ne sarà sempre pronto uno dietro a prendere il suo posto. Qual è l’arma che abbiamo dunque? Far diminuire la domanda. E come? Con l’educazione alla legalità e ai valori sin dalle scuole”.
Il nuovo questore racconta poi il suo arrivo in città. “Sono entrato domenica 28 febbraio a Livorno venendo dalla superstrada e ho imboccato la parte dell’Interporto. Ho subito provato grande ammirazione per una città e per le sue radici. Ho visto tutti quei container con i nomi di aziende vive, che lavorano e producono, respirando subito la grande potenzialità economica di Livorno. Poi sono arrivato in centro e ho potuto ammirate anche le bellezze architettoniche fino ad arrivare allo splendore della Terrazza Mascagni. Io che sono un questore di foresta – scherza Massucci – che vengo da Terni, vedere quel mare con una cornice così bella è stato fantastico. Ci tengo a precisare che sono andato via da Terni e per me è stato uno strappo al cuore. Per chi vive questo mestiere con amore sentimento credo sia normale. Credo sia stato uno strappo reciproco che si crea quando si forma empatia. E’ questa un’altra chiave importante di lettura che la polizia deve portare sul territorio. Essere vicini alla gente. Vi voglio raccontare un aneddoto che mi diceva sempre un collega con il quale amavo passare delle belle serate in pizzeria dopo il lavoro. Vedevo che andavamo in questo locale e lo salutavano tutti con affetto e calore. Lui mi disse: vuoi sapere chi sono? Quello l’ho arrestato tre mesi fa, l’altro un anno fa. E vuoi sapere perché mi salutano così? Perché non mi sono mai scordato che, una volta messe le manette ai polsi, ho avuto sempre davanti a me delle persone. Ecco questo lo dico sempre ai miei collaboratori: non scordiamoci mai che abbiamo a che fare sempre con delle persone”.

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