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Imprese, la fotografia a metà 2018 dice che sono 32.991

La demografia d’impresa in provincia di Livorno al 2° trimestre 2018. Fra i settori economici si osserva il buon incremento delle imprese che operano nell’alloggio e nella ristorazione

sabato 18 agosto 2018 09:12

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Il secondo trimestre del 2018 conferma l’andamento già osservato nello stesso periodo degli anni precedenti: un sostanziale e generalizzato aumento congiunturale delle imprese, in parte dovuto alla spiccata stagionalizzazione della nostra economia. Prosegue senza soluzione di continuità l’espansione delle unità locali, soprattutto di quelle aventi il “centro decisionale” fuori provincia. Continua il fenomeno che abbiamo già definito come “capitalizzazione del tessuto imprenditoriale”: le società di capitali sono l’unica classe di natura giuridica a mostrare un incremento tendenziale. Fra i settori economici si osserva il buon incremento delle imprese che operano nell’alloggio e nella ristorazione e, più in generale, della maggioranza dei comparti del terziario, con l’esclusione di commercio, logistica ed attività immobiliari. Ancora negative le variazioni di costruzioni, attività manifatturiere e settore primario. A metà 2018 le sedi d’impresa registrate in provincia di Livorno ammontano a 32.991 unità, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente si registra un calo di 74 unità, corrispondente ad una diminuzione dello 0,2%. Come sovente accade allo scadere del secondo trimestre di ogni anno, anche in questo caso si riscontra una crescita congiunturale: +0,4%. Dopo la vistosa crescita messa a segno nel triennio 2014-2016, il tessuto imprenditoriale livornese mostra una certa stazionarietà che, con l’inizio del 2018, tende ormai alla decrescita. Con questi presupposti, il corrente anno potrebbe chiudersi su un livello d’imprese inferiore al precedente. Nel corso del secondo trimestre 2018 si è osservato quanto già emerso nei periodi precedenti: una robusta e generalizzata crescita tendenziale delle società di capitale (+2,7%) ed al contempo un arretramento in termini d’imprese individuali (-0,8%) e, più evidente, di società di persone (-1,7%), con una sostanziale stabilità delle “altre forme” giuridiche. Nel complesso, le società di capitali e di persone caratterizzano poco più di 40 imprese su 100, mentre la parte più cospicua, 56 imprese, continua ad essere costituita dalle imprese individuali.
Le sedi d’impresa attive si contano in 28.389 unità, 50 in meno rispetto al medesimo periodo del 2017, valore che genera una variazione tendenziale di -0,2 punti percentuali. Osservando gli andamenti dei quattro Sistemi Economici Locali (SEL), si rileva la sostanziale stabilità nel numero d’imprese attive del SEL capoluogo e della Val di Cecina e, al contempo, il buon “guadagno” messo a segno dall’Arcipelago (+0,5%) e la “caduta” patita dalla Val di Cornia (-0,7%).

Nel corso del secondo trimestre 2018 si sono avute 503 iscrizioni (+5,7% tendenziale) e 363 cancellazioni (+9,0%), per un saldo positivo di 140. È evidente che tale saldo genera una tendenza alla crescita (tasso di crescita) positiva (+0,4%). Le unità locali registrate ammontano a 8.365, delle quali 4.947 aventi sede in provincia e 3.418 fuori provincia. Nel trimestre in esame si è avuta una sostanziosa crescita tendenziale di quelle con sede fuori provincia (+3,5%) e ad una più contenuta di quelle con sede in provincia (+0,7%). Il totale di sedi d’impresa più le unità locali è pari a 41.282 “cellule produttive”; detto valore in un anno è cresciuto dello 0,2%. Il livello di “plurilocalizzazione” (0,25 unità locali per ogni sede) resta più elevato sia della media regionale, sia di quella nazionale. Nell’analisi tendenziale per settori economici, fra quelli numericamente più rilevanti si osserva l’ennesimo balzo in avanti delle imprese che svolgono attività di alloggio e ristorazione (+2,1%) e più in genere di tutti i comparti del settore terziario, con l’esclusione delle attività immobiliari (-0,8%) e del settore logistico (-1,1%), Le “note dolenti” vengono, come nei trimestri precedenti, dalle costruzioni (-0,9%), dalle attività manifatturiere (-1,0%), dal commercio (-1,3%) e, in misura minore, dal settore primario (-0,2%). Il rapporto completo relativo all’andamento demografico delle imprese nelle province di Grosseto e Livorno nel secondo trimestre 2018 è scaricabile al seguente link: http://www.lg.camcom.gov.it/pagina1753_studi-e-ricerche.html.

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6 commenti

 
  1. # Enzo

    Mi chiedo, se esiste davvero la crisi economica, perche sono in crescita le attivita di ristorazione? ( tra l’altro locali sempre pieni )

    1. # Dario

      Perché è un ambito in cui si cimentano tutti. Molti durano pochissimo… sicuro che siano sempre tutti pieni? Quelli bravi lavorano tanto, ma gli altri faticano o chiudono

  2. # Franco

    Aprire un locale di ristorazione senza essere bravi è come voler fare concerti se si è stonati. Ok scommettere su un’ attività ma a volte una domanda per imbianchino o manovale sarebbe la scelta migliore in questo mondo di imprenditori…
    I lavori ci sono! A lavorare si dura fatica, si suda ogni giorno e si dice si.

  3. # Antonio Rossi

    Chiudono fabbrichette ed officine e la gente passa dalla saldatrice alla friggitrice. Se gli va bene si mangiano la liquidazione nel giro di tre mesi e poi tornano a campare con la pensione di babbo.

  4. # rena

    La camera di commercio dovrebbe anche dire del perché siamo in fondo alla classifica del settore manifatturiero e industriale se qualcuno pensa che la economia di un territorio si gestisce così sta sbagliando i conti, non è con i ristoranti e le pizzerie si porta avanti la economia ma con l’industria che a livorno non c’è più si spera che magari a piombino con la ripartenza della acciaieria si riesca a ripristinare un po’ di tessuto industriale in provincia

    1. # Antonio Rossi

      Ormai l’industria a Livorno è un capitolo definitivamente chiuso. Zero fiducia nei livornesi

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