Inaugurato il nuovo Ponte dei Trinitari in Venezia
I lavori sono iniziati nel 2022 ed hanno avuto varie interruzioni non previste, come lo spostamento di 14 sottoservizi e l'intervento della Sovrintendenza per le spallette storiche da recuperare
Con il completamento del nuovo Ponte dei Trinitari sul Fosso di Viale Caprera si conclude un intervento realizzato in conformità al progetto approvato nel 2010, restituendo alla città un’infrastruttura che coniuga sicurezza, qualità costruttiva e continuità con il patrimonio storico e architettonico del quartiere Venezia. I lavori, si legge nel comunicato stampa, sono iniziati nel 2022 ed hanno avuto varie interruzioni non previste, come lo spostamento di 14 sottoservizi e l’intervento della Sovrintendenza per le spallette storiche da recuperare. Una volta superati gli ostacoli, i lavori sono proseguiti nei tempi previsti con una spesa totale di un milione e 831.800. Il 21 luglio si è tenuto il taglio del nastro e lo scoprimento della targa con la denominazione “Ponte dei Trinitari” con riferimento ai membri dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi, presenti in città fin dalla metà del ‘600. Il loro compito era riscattare i cristiani catturati dai pirati barbareschi. Oggi gestiscono il centro d’accoglienza “Terraferma” per rifugiati e richiedenti asilo in Via Sant’Anna 3. La chiesa di San Ferdinando, detta Crocetta, situata in piazza del Luogo Pio è conosciuta come la chiesa dei Padri Trinitari. Era presente all’inaugurazione il parroco Padre Emilio Kolaczyk. L’inaugurazione è avvenuta alla presenza del sindaco Luca Salvetti, dell’assessore con delega alle Opere e Lavori Pubblici Federico Mirabelli, di Luca Barsotti Responsabile Unico del Progetto e dirigente del Settore Mobilità Sostenibile e Infrastrutture del Comune di Livorno, del direttore dei lavori Luca Barsotti responsabile dell’Ufficio Progettazione ed Attuazione Lavori Stradali e Piani di Eliminazione Barriere Architettoniche del Comune di Livorno, dei rappresentanti delle ditte Intersonda, Panza, Egisto Salvadorini e Cts, della Soprintendenza, degli uffici e della commissione Toponomastica del Comune di Livorno, di rappresentanti del Vescovado e della parrocchia di San Ferdinando.
Le fasi di costruzione della struttura sono state rese complesse dalla presenza di terreni nei quali si è verificato un imprevisto geologico per risalita acqua da fondo scavo, che ha determinato un cambiamento nello schema statico di funzionamento delle palificate e da una sorpresa archeologica per la presenza di parte delle originali spallette. La difficoltà è stata determinata anche dalla nota presenza sotto il piano stradale di numerosi sottoservizi – da spostare, alcuni in modo provvisorio, e poi tutti da alloggiare nelle sedi definitive sopra l’impalcato in corrispondenza dei marciapiedi, tutti strategici per il funzionamento della città e delle infrastrutture portuali, risolti senza alterare l’impianto architettonico originariamente previsto. La scelta dei materiali e dei dettagli costruttivi è stata sviluppata attraverso un’approfondita attività di ricerca progettuale, condotta in costante confronto con la Soprintendenza, con l’obiettivo di garantire elevati livelli qualitativi e, al tempo stesso, assicurare la coerenza dell’intervento con il linguaggio architettonico storico del quartiere. Il progetto non ha imitato l’antico, ma ha ricostruito il suo linguaggio, reinterpretandolo attraverso tecniche costruttive contemporanee e nel pieno rispetto delle normative vigenti. La nuova struttura si inserisce così con naturalezza nel contesto urbano, mantenendo il rapporto con i manufatti storici senza rinunciare alle prestazioni richieste a un’opera infrastrutturale moderna. Particolare rilievo assume la realizzazione delle fasce decorative in travertino nuvolato spazzolato, frutto di una lavorazione eseguita secondo tecniche proprie della tradizione lapidea. Ogni elemento è stato modellato manualmente e successivamente sottoposto a spazzolatura eseguita interamente a mano, evitando finiture industriali standardizzate. Si tratta di una scelta progettuale precisa, condivisa con gli organi di tutela, finalizzata a restituire alla pietra la stessa ricchezza materica, le leggere irregolarità e la qualità percettiva delle lavorazioni storiche. Questa modalità esecutiva conferisce al rivestimento un elevato valore filologico, poiché recupera non soltanto l’immagine del manufatto originario, ma anche il sapere artigianale che ne caratterizzava la costruzione. La superficie del travertino conserva così quella naturale vibrazione della luce e quella profondità materica che costituiscono elementi distintivi delle opere lapidee tradizionali e che non possono essere riprodotti mediante lavorazioni esclusivamente meccaniche. Anche gli elementi di protezione dei dislivelli sono stati progettati secondo gli stessi principi, reinterpretando le forme della tradizione locale con soluzioni conformi agli attuali requisiti di sicurezza, accessibilità e durabilità. Come per i ponti storici del quartiere Venezia, sarà il naturale trascorrere del tempo a completare l’opera. L’azione degli agenti atmosferici consentirà una progressiva maturazione cromatica del travertino, uniformando le tonalità del paramento e dei ricorsi e contribuendo a integrare sempre più il ponte nel contesto storico della città.
Il nuovo Ponte dei Trinitari rappresenta così un esempio di come sia possibile realizzare un’infrastruttura contemporanea adottando un approccio progettuale fondato sulla conoscenza della storia costruttiva, sulla qualità dei materiali e sul valore delle lavorazioni artigianali. Un intervento che restituisce alla città non soltanto un’opera funzionale e durevole, ma anche un manufatto capace di dialogare con il paesaggio storico attraverso autenticità, rigore progettuale e attenzione al dettaglio. Il sindaco Luca Salvetti, dopo il taglio del nastro e lo scoprimento della targa che riporta la denominazione “Ponte dei Trinitari” ha fatto una battuta sul ritardo dei lavori, dei quali nel 2024 aveva chiesto la conclusione entro Effetto Venezia, ma sono terminati due anni dopo. “Il ritardo – ha detto il Sindaco – è stato causato dal ritrovamento di un ‘mondo incredibile’ di sottoservizi e situazioni complicate nel sottosuolo che hanno richiesto soluzioni articolate. Il nuovo ponte restituisce la prospettiva storica che si godeva dalla Fortezza verso la piazza, integrandosi nel look di piazza del Luogo Pio. Il prossimo passo sarà l’installazione di due passerelle pedonali per completare la mobilità a piedi della zona. Ringrazio le ditte che hanno lavorato alla realizzazione del ponte e gli Uffici Tecnici Comunali”. L’assessore Mirabelli ha espresso grande soddisfazione per la conclusione dell’opera, ringraziando l’assessore Cepparello, gli uffici tecnici e le ditte coinvolte. “Con questo lavoro abbiamo capito l’importanza della collaborazione tra pubblico e privato per gestire gli imprevisti tipici delle opere pubbliche. Il ponte rappresenta un legame tra nuovo e antico nel cuore storico di Livorno, diventando un importante punto di passaggio per i turisti che dal porto si dirigono verso il centro”. Il RUP (Respondabile Unico del Progetto) dell’intervento, ingegnere Luca Barsotti, dirigente del Comune di Livorno, si dichiara soddisfatto del risultato finale dell’intervento, “che tutti possono osservare sul posto, tenuto conto del rispetto dei principi di conservazione storico architettonica, ma anche dei vincoli fisici, determinati dalla avvenuta ricostruzione degli isolati nella attuale posizione, e geometrici, per i raccordi delle quote dei piani stradali ad accessibilità invariata, conservando marciapiedi e stalli di sosta, con la quota sommitale del ponte, ripristinandone per quanto possibile la luce originale. Le proposte di soluzioni alternative che sono state prospettate nel corso dei lavori, con tecniche forme e materiali diversi da quelli impiegati, potremmo solo immaginarcele, con un inserimento che tenesse conto però dei vincoli al contesto, mentre la soluzione realizzata è rimessa al nostro giudizio. Un elogio particolare va alle ditte che hanno realizzato i lavori particolarmente accurati e precisi. Nonostante i tempi si siano allungati, il risultato finale è un intervento oculato e ben riuscito”. I lavori sono stati eseguiti da due imprese: la titolare è la ditta Intersonda che si è occupata dei lavori strutturali, di proprietà del geometra Paolo Guidi, direttore tecnico ingegnere Tommaso Fontana; la parte del restauro e della ricostruzione è stata curata dalla ditta Panza. La direzione dei lavori dell’appalto principale è stata affidata all’ingegnere Enrico Signorini, responsabile dell’Ufficio Ingegneria Strutturale del Comune di Livorno, mentre l’esecuzione delle opere di rivestimento sono state affidate all’architetto Luca Barsotti, responsabile dell’ufficio Lavori stradali – PEBA del Comune di Livorno.
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