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Ippica in lutto, addio a Verdicchio fantino e allenatore di campioni

Nella sua carriera ha avuto molte soddisfazioni in sella vincendo importanti gare ma ancor di più da allenatore. Tra i tanti nomi portarti al successo quello di Frankie Dettori, stella internazionale dell'ippica

Sabato 4 Luglio 2020 — 12:25

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Padre di tre figlie Monica, Debora e Nicoletta, la seconda delle quali gli ha dato un nipote, Nicola Pinna, fantino livornese che ha raccolto con ottimi successi il testimone del nonno

Si è spento all’età di 81 anni Antonio Verdicchio, colonna portante dell’ippica nazionale. Dal Caprilli fino a Frankie Dettori che ha allenato e che ha reso grande e di cui il campione milanese si è sempre sentito una sorta di figlio acquisito. Una storia scritta sulla sella prima come fantino, per ben 31 anni, poi come allenatore di campioni. Una storia che inizia nel 1954 quando come allievo all’età di 15 anni ha montato per la prima volta in una corsa ufficiale da allievo. Da fantino ha centrato tanti importanti successi come il Gran Criterium per la scuderia Tagliabue. Ha corso fino al 1985 con una passione smodata. Poi la decisione di allenare per rimanere sul verde, tra selle e applausi del pubblico. Una passione infinita che ha trovato il suo binario più fortunato nella carriera di allenatore dove ha avuto l’onore e l’onere di allenare un certo Lanfranco, detto Frankie, Dettori, fantino milanese che ha scritto la storia dell’ippica internazionale. Amico del mitico fantino Aceto, Verdicchio ha contribuito a fare grande l’ippica nazionale grazie alla sua competenza e al suo amore infinito per i cavalli e per tutto l’ambiente che gira intorno. Padre di tre figlie Monica, Debora e Nicoletta, la seconda delle quali gli ha dato un nipote, Nicola Pinna, da mettere sulla sella e che ha raccolto, con ottimi successi, il testimone del nonno vincendo come fantino gare e trofei importanti da mettere in bacheca.
“E’ stato lui il primo a mettermi sulla sella da bambino – ricorda Pinna a QuiLivorno.it – Le fondamenta del mestiere le ho imparate proprio da lui. Solo per lui ho vinto circa novanta corse ma quella che mi è rimasta più impressa è la mia prima vittoria a San Rossore nel 2005. Un bel ricordo che porto gelosamente con me. Tra le cose più belle che nonno Antonio mi raccontava è la vittoria del Premio Regina Elena all’ippodromo delle Capannelle a Roma con la cavalla Honey, della Scuderia Labronica del grande amico Giuseppe Giordano, montata dal fantino straniero Willie Carson. Lo ricordava sempre con estrema soddisfazione. Mio nonno – conclude Pinna – ha dato la sua vita all’ippica e l’ippica lo ha ripagato con tanti successi e tante gioie. Adesso speriamo che anche qui in città l’ippodromo Caprilli possa ripartire quanto prima. Ci sono dei movimenti e forse chissà, tornerà a vivere. Nonno ne sarebbe sicuramente felice”.

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