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La Giornata della memoria del Lions Club Porto Mediceo

“Ricordare è un dovere: essi non vogliono dimenticare, e soprattutto non vogliono che il mondo dimentichi, perché hanno capito che la loro esperienza non è stata priva di senso, e che i Lager non sono stati un incidente, un imprevisto della Storia"

Martedì 28 Gennaio 2020 — 16:18

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“Livorno è una delle poche città, se non l’unica, ad avere in un luogo così centrale questa lapide con la poesia di Primo Levi. E questo ben si inserisce nel fatto che la nostra città è in testa alla fila di quanti lavorano per conservare il ricordo”.
Così il sindaco, Luca Salvetti, durante la breve cerimonia che si è svolta lunedì 27 gennaio sotto la targa che sei anni fa il Lions Club Porto Mediceo ha fatto affiggere sotto Palazzo Civico, a perenne memoria del momento più buio della storia dell’umanità. Il presidente del Club, Marco Giusti, nel sottolineare quanto per il Mediceo  tenga a questa celebrazione, ha letto un’altra celebre frase di Primo Levi: “Ricordare è un dovere: essi non vogliono dimenticare, e soprattutto non vogliono che il mondo dimentichi, perché hanno capito che la loro esperienza non è stata priva di senso, e che i Lager non sono stati un incidente, un imprevisto della Storia”.
“Libertà” è stata la parola chiave di Vittorio Mosseri, presidente della comunità ebraica, che ha raccontato un aneddoto su Piero Terracina, un’altra figura fondamentale nel ricordo della Shoah: “Terracina diceva che se avesse potuto dire qualcosa ai suoi genitori uccisi nel lager avrebbe detto di essere un uomo libero. Ecco, la libertà non piove dal cielo, ma va costruita giorno per giorno”.
Il comandante dei carabinieri colonnello Massimo Sole ha ricordato il sacrificio di 2000 carabinieri che il 7 ottobre 1943 furono deportati dai tedeschi per evitare che si opponessero al rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre. Alla cerimonia hanno partecipato anche il tenente di vascello Francesco Tomas per la Capitaneria di Porto e l’assessore alla cultura Simone Lenzi.

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