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Messaggio in bottiglia nell’Oceano. La “nostra” storia su Corriere, Leggo e ilMattino

Venerdì 22 Luglio 2022 — 18:05

Nella foto l'autoritratto a confronto spedito da Bellini (a sinistra com'era il 28 marzo 2016 e a destra come è stato ritrovato da Kathleen sulla costa est di un'isoletta delle Bahamas), il tappo utilizzato per chiudere la bottiglia, gli altri fogli con i recapiti del livornese (prima e dopo il ritrovamento), la spiaggia dove è stata ritrovata la bottiglia, il percorso del messaggio dal punto dove è stato lanciato al punto di recupero, il viaggio di Leonardo a bordo dell'imbarcazione da 100 piedi dalla Martinica all'Italia

Una storia che ha dell'incredibile e che coinvolge in prima persona un livornese velista per passione, Leonardo Bellini, che il 28 marzo del 2016 lanciò un messaggio in una bottiglia nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico. A distanza di 6 anni e 113 giorni un messaggio Whatsapp che fa venire i brividi: "Ho ritrovato la tua bottiglia su di una spiaggia delle Bahamas". Ecco, nel dettaglio, l'incredibile storia

di Giacomo Niccolini

Sei anni e centotredici giorni. È questo il tempo che Leonardo Bellini ha dovuto aspettare per ricevere notizie del suo messaggio nella bottiglia affidato alle onde dell’oceano nel mezzo esatto dell’Atlantico il 28 marzo del 2016. Il cellulare vibra e appare la notifica Whatsapp. Una delle tante, pensi in ufficio mentre fuori schiodano 40 gradi di uno dei mesi di luglio più caldi degli ultimi decenni. E invece no. Quel messaggio non è “uno dei tanti” che arrivano ogni giorno. Ma è IL messaggio. “Ehi, sei tu quel Leonardo Bellini che fece la traversata dalla Martinica all’Italia e ha lasciato questo messaggio un una bottiglia?“. È scritto in inglese e il numero che lo manda è un numero statunitense.
I brividi salgono veloci dalla schiena alle braccia. Pensi sia uno scherzo finché non arrivano le foto di quel messaggio sdrucito, mangiato dal tempo e dal sole ma arrivato in buono stato dentro quella bottiglia affidata al blu ormai troppo tempo fa e adesso spiaggiata alle Bahamas, per la precisione sulla costa Est di un’isoletta, Man-O-War Cay, che nel 2019 fu devastata dall’uragano Dorian.
A raccogliere la bottiglia una distinta signora del Missouri, Kathleen Scott il suo nome, che ha una casa-vacanza su questa isoletta e che, passeggiando, si è imbattuta nella bottiglia del livornese Bellini.
Ma andiamo con ordine. Leonardo, 38 anni, dipendente dell’Unicef a Roma nel settore comunicazione, livornese doc, diplomato al liceo Scientifico Enriques e istruttore di vela, imprenditore e titolare delle birrerie Piano B e Piano C in Venezia e in via Cambini, uno che ha mangiato pane e bolina per anni al circolo velico di Antignano, decide di raggiungere la Martinica dove un suo caro amico, Nico Montella, è imbarcato su di una barca a vela di lusso da 100 piedi (30 metri circa) insieme ad un equipaggio, al servizio di una facoltosa famiglia italo-svizzera che trascorre abitualmente le sue vacanze invernali girovagando nei Caraibi.
“Vola da me in Martinica, attraversiamo l’Atlantico e torniamo in Italia a vela insieme ai ragazzi dell’equipaggio?”. È questa la proposta ricevuta da Leonardo che non si fa ripetere due volte. “Ho molta dimestichezza con la vela, sono anche istruttore – spiega Bellini a QuiLivorno.it – È da sempre stato un sogno della mia vita fare una traversata atlantica in barca a vela. Non ci ho pensato su molto e ho deciso di partire. Avevo tre mesi liberi da impegni grazie ad un periodo morto dovuto ad un cambio di lavoro. E così sono andato. Ho raggiunto il mio grande amico Nico in Martinica e abbiamo iniziato a veleggiare verso Porto Santo Stefano“.
Poi l’idea. Lancio una bottiglia con dentro un mio autoritratto. “Ho voluto lanciare questo messaggio con uno schizzo fatto a penna del mio volto con la scritta It’s me e la mia firma e un altro foglio con i miei recapiti, numero di telefono e indirizzo e-mail, con la spiegazione di cosa stessi facendo cioè una traversata dalla Martinica all’Italia, con la preghiera di mandarmi un messaggio di risposta a chiunque lo trovasse. Ho messo tutto all’interno di una bottiglia di vino con vetro scuro che potesse per lo meno preservare i fogli all’interno da qualche raggio solare. Poi ho usato un tappo di sughero sintetico inserendolo a raso all’interno del collo della bottiglia come se fosse nuova ancora da aprire per intenderci, e infine ho sigillato tutto con della cera calda fatta freddare. E ho visto così prendere il largo alla mia bottiglia in mezzo al mare”.
“Chi è del settore spesso ci prova – spiega Leonardo – Anche il mio amico Nico ha mandato un messaggio insieme a me. Ma a lui nessuno ha mai risposto. Ho sempre sentito di storie riportate da tanti amici velisti, marinai, skipper che hanno raccontato a volte di come un amico di un amico avesse avuto la fortuna di avere un messaggio di ritorno. Ma direttamente mai nessuno. È una storia pazzesca, se ci penso ho ancora i brividi”.
Bellini affida quindi la sua bottiglia alle onde esattamente al centro dell’Oceano Atlantico. “Aspettai di essere al centro dell’Oceano, precisamente alle coordinate 34.4293 -39.1026. Le coordinate sono in gradi decimali, riportate erroneamente in formato GMS. In tutti questi anni ho pensato ogni tanto a quella bottiglia, chiedendomi dove fosse e se mai qualcuno avesse mai potuta trovarla. In un certo senso mi piaceva vivere con quel dubbio, una sorta di speranza che, per forza di cose, poteva rimaner accesa per sempre”.
Un dubbio che adesso è stato fugato. La bottiglia ha viaggiato in linea diretta per 3710 chilometri con la velocità media di 1,6 chilometri al giorno, sempre ammesso che sia arrivata recentemente sulla spiaggia e abbia viaggiato in linea retta, cosa alquanto difficile.
“Da una parte mi spiace che il suo percorso sia finito e quella dolce e remota speranza si sia interrotta, seppur positivamente, da un’altra considero questa storia tra le più belle e incredibili della mia vita. Non mi resta che incontrare Kathleen e recuperare il messaggio. Se andrò alle Bahamas a recuperarlo? Ancora non ho realizzato bene. Le ho chiesto di conservare gelosamente il tutto. Non voglio però che me lo spedisca via posta. Una cosa del genere vale un recupero a mano, un ennesimo viaggio e un incontro faccia a faccia. Voglio vedere di persona Kathleen che al telefono è apparsa molto emozionata di questa sua scoperta inaspettata”.

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