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L’Uomo dei Sogni in città tra Modì, la Venezia e il primo match giocato in Europa

L'attore hollywoodiano ha passato una giornata a Livorno. Al mattino la mostra ai Bottini dell'Olio, poi un caffè all'Hotel Palazzo e la visita dove fu giocata la prima partita di baseball nel Vecchio Continente nel 1884

Venerdì 24 Gennaio 2020 — 01:20

di Giacomo Niccolini

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"Non credevo che il film diventasse un cult tra i baseball movie. Ma a distanza di anni la scena finale che parla di sogni e rapporti umani tra padre e figlio fa sempre commuovere chiunque la guardi"

Cinque minuti, forse meno che più. Cinque minuti dove, a fianco di Kevin Costner, Dwier Brown nei panni del fantasma di John Kinsella, mette la cornice al quadro della miglior scena in assoluto sui film di baseball che Hollywood abbia mai girato. “Non potevo saperlo quando mi proposero la parte – spiega il “signor Kinsella”, l’Uomo dei Sogni, mentre un inaspettato sole quasi primaverile non gli fa togliere gli occhiali mentre parla con noi di QuiLivorno.it sulla terrazza dell’Hotel Palazzo – non potevo aspettarmi che il film sarebbe diventato un cult per gli amanti del baseball e non solo. Avrei recitato con molto più nervosismo addosso. Invece ero sereno, e ho dato il massimo come sempre. Anche se con la tristezza nel cuore”.

BROWN MENTRE SCORRE INSIEME A GERI LE FOTOGRAFIE STORICHE SUL CAMPO DEL GYMNASIUM

L’attore, arrivato a Livorno grazie a Massimiliano Geri fondatore dell’Italian Baseball Softball Players Association (Ibspa), l’associazione che cura i diritti dei giocatori di baseball e softball in Italia e non solo, rivela un particolare non da poco. “Mio padre morì circa un mese prima dell’inizio delle riprese del film – spiega – E girare questo film che parla del rapporto di un figlio con il proprio padre per me è stato molto toccante. Ogni volta che riguardo la scena mi commuovo”. Davanti ad un caffè e ad un flûte di prosecco gli riveliamo un segreto: piangiamo sempre anche noi. “Vedi? Questa è la potenza di questo film. Una piccola parte di un film girato nel 1988 e uscito l’anno seguente fa sì che io sia qua in Italia a parlare con voi di questo e che voi ogni volta vi commuovete guardando il finale di Field of Dreams. E’ fantastico. E’ la forza dei sogni, della vita”.

L'ATTORE CON LA MAGLIA TARGATA "KINSELLA" COME IL PERSONAGGIO DEL FILM "L'UOMO DEI SOGNI"

L’ATTORE CON LA MAGLIA TARGATA “KINSELLA” COME IL PERSONAGGIO DEL FILM “L’UOMO DEI SOGNI”

Kevin Costner? Un nice guy – commenta Brown – che vive a quindici minuti da casa nostra in California. Abbiamo molto legato durante le riprese di quel film e siamo rimasti in ottimi rapporti”. C’è poi tempo per una battuta sulla mostra di Modigliani. “Modì per me è uno dei più grandi artisti di sempre – Quando Geri mi ha contattato e mi ha detto che in città c’era una mostra con i suoi quadri ero contentissimo di visitarla. Mi ha accolto il sindaco. Simpatico. Luca si chiama vero? Mi ha detto che era un giornalista ed è stato eletto da poco. Gli ho detto che tra 5 anni torno e vengo a vedere cosa ha combinato. E’ stato molto carino. I quadri di Modigliani poi, spettacolari. Vederli dal vivo fa una bella impressione”.

DWIER BROWN ACCANTO ALLA TARGA CHE RICORDA LA PRIMA PARTITA GIOCATA IN EUROPA PROPRIO QUI A LIVORNO NEL 1884

DWIER BROWN ACCANTO ALLA TARGA CHE RICORDA LA PRIMA PARTITA GIOCATA IN EUROPA PROPRIO QUI A LIVORNO NEL 1884

Il sole inizia la sua discesa e così andiamo a trovare i “fantasmi”. Quelli di 136 anni fa quando proprio il 23 gennaio del 1884 si giocò sul terreno del Gymnasium la prima partita di baseball in Europa quando venne giocata, come riportarono i giornali dell’epoca, una “disfida fra marinari della fregata americana Lancaster e i marinari della corvetta Guinnebaug”.
L’Uomo dei Sogni indossa la sua casacca a strisce (senza il logo degli Yankees perché “non tutti amano gli Yankees negli Stati Uniti e sai com’è…) sulla schiena la scritta Kinsella e dallo zaino sfodera un guantone da baseball del 1930 che fu di suo nonno e poi di suo padre nonché il suo primo guanto quando era un bambino. Perché in America tutti possiedono un guanto. Tutti hanno fatto “due tiri” in cortile con il proprio papà o con il fratello magari una volta nella vita, come noi abbiamo dato tutti un calcio ad un pallone, schiappe o fuoriclasse. Non importa. I sogni non hanno categorie.

BROWN INSIEME A LUCIANO VITIELLO, PRESIDENTE DEL LIVORNO BASEBALL, CON LA MAGLIA AMARANTO APPENA RICEVUTA IN DONO

BROWN INSIEME A LUCIANO VITIELLO, PRESIDENTE DEL LIVORNO BASEBALL, CON LA MAGLIA AMARANTO APPENA RICEVUTA IN DONO

Geri apre l’album dei ricordi che appartenne ad Alfredo Sisi, il padre fondatore del baseball amaranto. Ci sono delle foto in bianco e nero che mostrano dove ancora c’era il campo e dove adesso c’è la pista di macchinine telecomandate in viale Ippolito Nievo. Da un’immagine color seppia si capisce, più o meno, dov’era casa base. Brividi. I rumori delle mazze, gli applausi, gli insulti, i cuscini accartocciati sotto le scarpette, l’odore della pelle del guantone nelle narici. Si sente tutto. Sullo sfondo l’edificio del Gymnasium, davanti sembra di vedere un campo di granturco da dove escono i miti del passato, proprio come nel film. “Wanna have a catch”? Vuoi giocare? E facciamo due palleggi con lui. E scopriamo che per lui il miglior film di baseball in assoluto è Bull Durham dove spicca sempre Kevin Costner che insieme a Susan Saradon e a Tim Robbins ha dato vita ad un altro spaccato della vita delle minors americane.
Una foto con la targa che commemora il primo match della storia del Vecchio Continente. Dwier che si arrampica fino ad accostare la sua faccia alla lapide. Un abbraccio alla moglie Laurie. Sempre al suo fianco. Innamorato, gli sussurra qualcosa nell’orecchio. “Abbiamo una figlia di 26, Lilly,  e un maschio di 21 anni, Woody – ci spiega – Se ho mai sentito delle voci nella mia testa? (sorride, ndr). Vedete, anch’io come nel film, sono cresciuto in una fattoria. Vivevo nell’Ohio e quella voce mi diceva che dovevo studiare per diventare un attore professionista. E così ho fatto. Quella voce mi ha portato da mia moglie Laurie ed è stato l’amore della mia vita. Ognuno ha le sue voci. Ognuno segue la sua strada e i suoi sogni. Chi dice di non sentirle, sta solo mentendo”.

DWIER INSIEME ALLA MOGLIE LORY SUL "CAMPO DEI SOGNI" IN VIALE NIEVO

DWIER INSIEME ALLA MOGLIE LAURIE SUL “CAMPO DEI SOGNI” IN VIALE NIEVO

E’ tempo di far sgranare gli occhi ai piccoli giocatori del Livorno Baseball, i campioni del domani, quelli che il sogno, lo stanno costruendo con i loro occhi che mangiano il domani. All’interno della palestra dell’Itis Galilei si allenano le giovanili amaranto. Arriva “Kinsella”. Foto di rito. Ed è il primo che si mette il guantone in mano e inizia a palleggiare con i ragazzini. E’ lui il loro sogno. Il presidente Luciano Vitiello gli regala la maglia del Livorno Baseball. Ma è già tempo di andare a cena. Rotta verso la Venezia, dove ad attenderlo c’è Carlos, il titolare del ristorante In Carne. Un locale fitto fitto di persone dove Dwier e la moglie Laurie hanno passato un’ottima serata con i giocatori della serie B del Livorno Baseball tra un bicchiere di Bolgheri e una tagliata di manzo, tra un Guada al Tasso e una bistecca con verdure. E tra una massima latina (“In vino veritas”) e una poesia di Giosuè Carudcci vergata sulla lavagna a far da cornice dei vini, la serata sfila via con le classiche foto di rito.

BROWN E GERI ALLA PONCERIA IN VENEZIA

BROWN E GERI ALLA PONCERIA IN VENEZIA

E’ tempo di assaggiare il tipico ponce alla livornese dopo un bel limoncello. E cosa c’è di meglio de “La Ponceria” di Adriano Tramonti per un tuffo nelle tradizioni locali. Così giro di ponci neri con classica spiegazione davanti alla lavagna delle specialità della casa. Una “picture” con la cornice di instagram e tutti a letto. Venerdì 24 inizia la convention di Rimini dove tutti aspettano Kinsella per la proiezione del suo film e per la promozione del suo libro. L’Uomo dei Sogni attraversa il ponte di via Borra e sparisce in un immaginario granturco. La voce si è placata. Lo abbiamo costruito… e lui è tornato. Con un carico di sogni. Adesso spetta solo a noi piantarli nel nostro angolo di paradiso per poterli raccogliere. “It’s heaven? No, it’s Livorno”… così per lo meno ci piace pensare. E verranno… oh si se verranno…

Musica, fari delle auto nel vialetto, lacrime… e titoli di coda…

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