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Modigliani ragazzino, tante le notizie inedite emerse dal convegno

La due giorni, curata dal prof. Paolo Edoardo (Pardo) Fornaciari, ha portato avanti una serie di conoscenze su quanto già si intuiva, ma senza averne ancora elementi fattuali che ne confermassero la precisa percezione

Sabato 25 Gennaio 2020 — 08:27

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Un giovanissimo “Dedo” Modigliani diverso da come ce lo hanno sempre raccontato, non scapestrato pittore in erba, bensì anche studente con merito nelle materie umanistiche al liceo classico di Livorno. Non autodidatta della cabala solo grazie al nonno, ma assolutamente inserito nella comunità religiosa ebraica livornese. Forse anche allievo del Rav Elia Benamozegh, uno dei più grandi teologi e mistici che lo avrebbe accompagnato fino al bar miswah, ossia alla maggiorità religiosa a 13 anni. Grazie a questa formazione giovanile, illustrata tra mille spunti curiosi a Livorno al convegno “Modigliani ebreo livornese. Storia familiare e formazione di un genio” (organizzato il 22 e 23 gennaio dal Comune di Livorno e dall’Istituto Restellini), Modigliani appare oggi ai nostri occhi profondamente ebreo anche come artista; pittore che ha lasciato tracce e simboli religiosi in molte sue opere, intrise di misticismo giudaico e, che in un clima parigino profondamente antisemita, non ha avuto remore nel rivendicare orgogliosamente la sua origine di ebreo, ed ebreo livornese. Tante le novità emerse dal convegno promosso, in occasione del centenario della morte di Modigliani (avvenuta il 24 gennaio 1920), a coronamento di un lavoro iniziato a Livorno con la mostra “Modigliani e l’avventura di Montparnasse” al Museo della Città. Organizzato da Marc Restellini e dall’assessore Simone Lenzi, con la cura di Paolo Edoardo (Pardo) Fornaciari, la due giorni ha portato avanti una serie di conoscenze su quanto già si intuiva, ma senza averne ancora elementi fattuali che ne confermassero la precisa percezione. Un tema infatti, quello di Modigliani giovane ebreo a Livorno, che quasi mai era stato affrontato seriamente secondo curatori e relatori. “In questi due giorni, grazie a prestigiosi contributi – dichiara l’assessore Simone Lenzi – è stato ampiamente dimostrato che Amedeo Modigliani non è stato un “livornese per sbaglio”, nato qui, ma diventato genio grazie a Parigi. Così come si è sempre poco riflettuto sul fatto che fosse ebreo. In realtà Modigliani era un livornese e un livornese ebreo “quintessenziale”. Diventato quello che è diventato anche grazie alla sua formazione di ebreo nella comunità ebraica livornese e più in generale nella comunità di Livorno, che ha una storia unica e particolare, un passato di città moderna, cosmopolita, crocevia di genti e culture diverse ”. “Oggi sappiamo di più su Dedo e su Modì – dice il curatore del convegno Pardo Fornaciari – Non sappiamo tutto: ci avviciniamo ad una comprensione sempre maggiore delle implicazioni profonde del suo ebraismo con la sua arte.

Gli interventi

Ariel Toaff, professore emerito presso l’Università Bar-Ilan di Ramat Gan (Tel Aviv) dove ha insegnato Storia del Medioevo e del Rinascimento. è partito dalle notizie sul Bar mitzwah di Amedeo Modigliani, avvenuto il 10 agosto 1897 a Livorno. Il  Bar mitzwah è la cerimonia al Tempio che rappresent il momento in cui un bambino ebreo raggiunge l’età della maturità (13 anni ). Questo per provare che Amedeo giovanissimo conosceva la lingua e grammatica ebraica. Quindi si è addentrato su un affascinante excursus sul misticismo che permeava la cultura e formazione religiosa degli ebrei livornesi. Con interesssanti cenni sulle origini della famiglia Modigliani.

Marc Restellini, critico d’arte e presidente dell’omonimo istituto, nella sua lunga prolusione ha mostrato una serie di dipinti e disegni di Amedeo Modigliani nei quali sono evidenti riferimenti alla religione ebraica, a partire dal conosciutissimo ritratto di Chaim Soutine: le mani del pittore e amico di Modigliani sono nella posizione della benedizione di Cohen (il Cohen è una figura religiosa preposta all’esercizio del culto),  l’opera è intrisa di misticismo, a testimoniare la formazione di Modigliani, all’interno del giudaismo, rivendicata con orgoglio dall’artista in un clima parigino fortemente antisemita. Anche nel ritratto di Paul Guillaume, mercante di Modigliani, ci sono elementi cabalistici, secondo Restellini, che si è detto estremamente colpito dall’aver scoperto che “Modigliani aveva un rapporto con l’ebraismo più forte di quello che si è sempre pensato. E anche che l’ebraismo livornese aveva caratteristiche uniche e originali, a partire da una lingua propria, il bagitto. Quindi è importante parlare di Modigliani non solo come artista ebreo, ma ebreo livornese”.

Anche Dora Liscia e Ascer Salah hanno messo a fuoco il contesto generale delle arti figurative nel secondo Ottocento, in Italia ed in particolare in Toscana ma ovviamente sopratutto a Parigi a precisare per esempio il rapporto intricato ed intrigante tra Modigliani e Soutine.

Furio Aharon Biagini e Marco Cassuto Morselli hanno rievocato la statura di Benamozegh, colossale rispetto ai teologi e filosofi ebrei suoi contemporanei, di cui a differenza di lui quasi nessuno ricorda più molto, ed il modo con cui ha modellato le forme del pensiero ebraico livornese del secondo Ottocento, e quindi anche quello del nostro artista. Sopratutto la studiosa Clémence Boulouque ha centrato lo scopo del convegno, concludendo con Modigliani e la Kabbalah in cui ha ricomposto, come un puzzle intellettuale, tutte le tracce di esoterismo, tanto cabbalistico che teosofico, riconoscibili in dipinti disegni scritti di Dedo, fissandoli secondo una chiave di lettura del tutto nuova, che apre la via a nuovi studi e ricerche.

Il collezionista di foto di Livorno dell’800 Mario di Chiara ha fatto un esame iconografico delle foto giovanili di Modigliani: dal piccolo Amedeo in collo alla balia (ma qualcuno ipotizza fosse la madre), fino a quella più iconica di Modigliani nelle vesti di artista bohemienne, bello e spavaldo camicia con fiocco al collo, sigaretta in mano e una gamba appoggiata su uno scalino. E’ la foto, scattata da Salvini di Firenze, che aveva donato poi in Feancia con dedica all’amata Jeanne.

Il genealogista Matteo Giunti ha ripercorso la livornesità dei genitori e degli antenati di Modigliani, mostrando documenti interessantissimi sia sul ramo Garsin (quello della madre Eugenia) e quello del padre Flaminio.Giunti ha presentato una selezione di documenti riguardanti le famiglie Modigliani e Garsin che fanno parte di un progetto più ampio di ricostruzione della rete prosopografica di queste famiglie. “L’elevato numero di inesattezze ed errori riportati da quasi tutte le biografie, a partire dai lavori di Jeanne Modigliani fino agli ultimi pubblicati, ha reso necessario il ritorno alle fonti documentarie primarie. Non è stato mai realizzato, inoltre, un lavoro di critica sul diario e sulle note storiche di Eugenie Garsin che questo studio è propedeutico a realizzare.”

Una “chicca” l’intervento della professoressa Maria Antonietta Monaco che nell’archivio polveroso del liceo classico Is Niccolini Palli (gà Niccolini Guerrazzi) ha rintracciato le pagelle del giovanissimo Amedeo, prima che lasciasse gli studi ginnasiali per dedicarsi esclusivamente al disegno e alla pittura sotto la guida del pittore Guglielmo Micheli, già allievo prediletto di Giovanni Fattori. Dai documenti è emerso che Modigliani ha avuto una vita scolastica regolare dal 1893 al 1898, il suo percorso scolastico non è stato accidentato ccome narrano le biografie. “Non so cosa possa cambiare nella storia dell’arte, quello che è certo  che non è stato un bohemienne fin da ragazzino, ma ha avuto un percorso scolastico regolare e la solida formazione umana e culturale del liceo classico che si è portato dietro”. Le pagelle si possono ammirare alla mostra allestita allo stesso istituto scolastico Niccolini Palli di Livorno.

Pardo Fornaciari si è poi concentrato sulle parole giudaiche, o meglio, quel misto di giudaico-livornese che fa un po’ idioma a parte degli ebrei livornesi come scriveva la moglie del fratello di Amedeo, Vera Funaro, descrivendo lo stile del marito Giuseppe Emanuele Modigliani in un libretto introvabile che meriterebbe una riedizione, “Dietro la facciata di un combattente”. Grazie a quest’ultimo libro, al diario manoscritto della madre di Modigliani Eugenia (in cui si leggono due interventi del piccolo Dedo) ed alcune lettere tratte dall’Archivio Centrale dello Stato si è potuto appurare che nella famiglia Modigliani era abituale comunicare in bagitto, parlata giudeo livornese dai contorni sfuggenti, relitto linguistico che sopravvive a fatica, solo di recente studiato con approccio scientifico. Dimostrando che a Livorno non solo c’era un giudeo parlare, ma un giudeo pensare”.

Il presidente della Comunità ebraica di Livorno Vittorio Mosseri ha espresso apprezzamento e gratitudine all’Amministrazione Comunale di Livorno per aver organizzato la mostra “Modigliani e l’avventura di Montparnasse” al Museo della Città, e il convegno per il centenario di Modigliani. “Un lavoro – ha sottolineato Mosseri -che ha riportato Livorno al centro dell’attenzione italiana e internazionale. Grazie per aver riportato a Livorno Modigliani, un figlio prediletto di questa città, frutto e risultato delle leggi Livornine che, grazie all’avvedutezza dei Medici, consentirono agli ebrei di dare il proprio contributo alla società, in un contesto non pericoloso, in maniera serena”.

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9 commenti

 
  1. # Attila

    Grazie Pardo….

  2. # Fabio

    Il giovane Modigliani non andava bene a scuola, tanto che la lasciò presto, ma poiché sin da bambino aveva mostrato una spiccata dote per il disegno, a quattordici anni fu mandato nella bottega di Guglielmo Micheli, uno dei pittori più in vista di Livorno, allievo di Giovanni Fattori, della corrente dei Macchiaioli, per imparare il mestiere.

    Tratto dal sito psicolinea.it, online dal 2001

    1. # Malizioso Troll

      Ecco, ora psicolinea ne sa di più di noi.

    2. # Guido Guastalla

      Complimenti a Paolo Edoardo Fornaciari, ottimo coordinatore di questo convegno che si spera possa essere riproposto nella nostra città. Le mie congratulazioni anche per la scelta dei conferenzieri assai competenti e per come è stato trattato il tema non semplice, quello del giudaismo talmidico post biblico di cui Elia Benamozegh è stato uno dei primi diramatori.

  3. # Viviana Simonelli

    un report molto esauriente. I contenuti del convegno e l’atmosfera intorno hanno donato ai presenti due giorni intensi e costruttivi.

  4. # Angelo Pedani

    Ora dobbiamo impegnarci a che Livorno si candidi a Capitale della Cultura per il 2022 quando, in occasione del 150° anniversario della nascita del fratello maggiore di Amedeo, Giuseppe Emanuele, Livorno riporti alla memoria dei livornesi e non solo cosa ha rappresentato nella storia di questa importante realtà toscana la famiglia Modigliani. Sarà, quindi, importantissimo adoperarsi per la ristampa dell’inedito ;Dietro la facciata di un combattente” arricchito dalle collaborazioni del prof. Edoardo Fornaciari e della dr.ssa Viviana Simonelli Segretaria della Fondazione Giuseppe Emanuela e Vera Modigliani. La decisione del Sindaco di Livorno, Luca Salvetti, di aggiornare la candidatura di Livorno a Capitale della Cultura al 2022 è una scelta saggia ed opportuna sia perché ci sarà il tempo necessario per approntare tutto ciò che si renderà necessario perché i livornesi in maniera corale e consapevole conoscano cosa significhi vivere in una città che senza alcun dubbio può chiamarsi “Livorno, città delle Nazioni”

  5. # carlo malerba

    Grazie a tutti per il lavoro svolto mettendo in luce e in chiaro l opera e parte della vita di Modigliani. Mi auguro che questo sia l’inizio di una attività curatoriale che meglio definisca finalmente la sua vita e la sua arte in modo preciso. Mi auguro anche che la Città di Livorno abbiano cura della romba di Dedome la sua Jeanne a Parigi. he spesso non ha la cura che i due meritano per l arte di Dedo e la prova seppur folle dell’amore di Jeanne della quale morte ieri 25 Gennaio era il centenario.
    Perche non fare un associazione “Gli amici di Dedo” ?
    grazie
    Carlo,Malerba

  6. # Vittorio Mosseri

    Sono perfettamente d’accordo con Guido Guastalla quando evidenzia la difficoltà di trattare un argomento spinoso come il giudaismo talmudico post biblico trattato da Rav Elia Benamozegh nel suo “La vérité israélite” in cui il grande cabalista esegeta ha affermato: <>.

  7. # Guido Guastalla

    Infatti caro Vittorio, Benamozegh odiava i massoni questo perché c’è una corrente della massoneria che odia il giudaismo; un certo giudaismo (quello talmudico e non cabbalistico!) è in antitesi con la massoneria; le tre strisce di triangoli lucenti dietro e sopra l’aron della sinagoga del De Castro sono composte per l’appunto da 33 pseudostelle: 33 è il numero massonico che simboleggia Dio.