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Nibbio, ecco l’ultima creazione del maestro d’ascia Pacitto. FOTO

La centotreesima creazione del maestro d'ascia livornese presentata sugli scali delle Cantine. Fulvio Pacitto: "Cerco giovani volenterosi a cui insegnare questo mestiere"

Sabato 26 Giugno 2021 — 16:55

di Giulia Bellaveglia

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Ad essere protagonista della scena è l’ultima fatica di Fulvio Pacitto: Nibbio, una barca blu, gialla e bordeaux. L’ultima creazione del maestro d’ascia livornese, accolta tra gli applausi

Colori brillanti, acque lucenti e tantissimi amici, parenti e conoscenti colorano Scali delle Cantine in una soleggiata mattina di giugno (foto Lorenzo Amore Bianco).
Ad essere protagonista della scena è l’ultima fatica di Fulvio Pacitto: Nibbio, una barca blu, gialla e bordeaux, accolta tra gli applausi.
Un piccolo conto alla rovescia e dei bambini impazienti di vederla in acqua fanno da preambolo ad un momento particolarmente sentito: la discesa nei Fossi antistanti la Fortezza Nuova.
“Questo è un gozzo livornese tradizionale – spiega – Il disegno e il progetto in genere sono miei. È la centotreesima creazione che realizzo, un po’ diversa dalle altre che produco di solito. Sempre a motore ma decisamente più piccola. Non mi piace rimanere in ozio, è un fatto noto”.
Non nuovo a questo tipo di attività, Pacitto è l’ultimo maestro d’ascia rimasto in città. L’unico che, attualmente, realizza le sue creazioni interamente a mano. “Nibbio è il nome di una barca che avevo parecchi anni fa, era di mio nonno a dire il vero, ma la gestivamo insieme – prosegue – mi sembrava interessante riproporlo anche in sua memoria. Pensare che la mia prima produzione si chiamava Fulvio, come me, quanto tempo è passato!”.
L’imbarcazione, che può ospitare fino a sei persone, è stata realizzata per la famiglia, i parenti e gli amici. Per chiunque fosse interessato a provarla però, Pacitto si rende disponibile per un accordo. Per farlo basterà raggiungerlo nel luogo di lavoro in scali delle Cantine, 45.
“Mi auguro di costruire ancora moltissime altre barche, soprattutto per la mia salute – conclude sorridendo – Mi piacerebbe inoltre insegnare questo mestiere a qualche altra persona. Ormai sono l’unico rimasto e quando non ci sarò più, l’attività andrà a sparire in città. Aspetto con tutto il mio cuore qualche giovane che abbia voglia di imparare questo mestiere, lo spero con tutto me stesso. Ho già provato alcune volte, ma non ha funzionato. I giovani hanno altro a cui pensare. Peccato”.

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