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Nogarin scrive a Rossi: “Mai più casi come Trinseo”.
Il presidente: “Ok alla collaborazione”

Sindacati e istituzioni sono chiamati a trattare le condizioni di uscita dei lavoratori e l'utilizzo dell'area portuale dove è insediato lo stabilimento

Martedì 30 Agosto 2016 — 11:52

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“Sono sempre disponibile alla collaborazione con gli enti locali ed apprezzo la richiesta del sindaco Nogarin di lavorare insieme per il bene di Livorno, ma devo far presente al sindaco che il collegamento ferroviario del Porto, opera per la cui realizzazione chiede collaborazione da parte della Regione, è già quasi ultimato. Così anche il percorso verso la realizzazione dello ‘Scavalco’ procede, siamo in fase di progettazione definitiva e nessuno ha mai ‘stralciato’ l’opera dall’Accordo di programma sulle infrastrutture”. Così il presidente della Toscana Enrico Rossi risponde al sindaco di Livorno Filippo Nogarin, che oggi sulla stampa locale e regionale ha chiesto la collaborazione della Regione per realizzare due opere infrastrutturali di grande importanza per la città ed il suo sviluppo economico-industriale. Rossi ha accolto la disponibilità del sindaco, ma ha ricordato che già ; da anni la Regione sta ampiamente lavorando su questo fronte, tanto che i raccordi ferroviari sono già quasi completamenti realizzati.
“Conosco bene il problema della carenza infrastrutturale che riguarda Livorno – ha detto Rossi – e so quanto questo tema sia strategico per il rilancio dell’economia della costa. Proprio per questo nei miei anni da presidente della Regione molto è stato fatto al riguardo. Non progetti faraonici, come quelli che Nogarin dice di temere, nè opere utopiche con tempi biblici, ma infrastrutture necessarie con i tempi necessari nel rispetto delle procedure di legge. Ora il cammino è vicino al termine, ma è comunque positivo che il sindaco di Livorno si sia reso disponibile a collaborare”.
“Il collegamento ferroviario del Porto di Livorno – spiega il presidente scendendo nel dettaglio – è già quasi interamente realizzato. I lavori per un collegamento diretto tra la Darsena Toscana e la ferrovia Tirrenica, la realizzazione di una ‘stazione’ sulla Darsena Toscana e di un ulteriore binario di collegamento tra Livorno Calambrone e Livorno Porto nuovo sono in fase di ultimazione ed entro l’anno, forse addirittura entro la fine di novembre, la linea sarà attivata. Si tratta di un’opera da 40 milioni di euro, di cui 28 di fondi regionali e comunitari, ma siamo vicinissimi alla meta”.
“Anche lo Scavalco ferroviario, che è il collegamento diretto tra Porto ed Interporto, non è stato affatto stralciato – precisa Rossi – L’opera è sempre presente negli art. 10 e 11 dell’Accordo di programma e nel Prri livornese. Per questo stiamo completando la progettazione definitiva e la Regione ha già destinato alla sua realizzazione 9 milioni di euro”.
“Infine – ha aggiunto il presidente Rossi – riguardo al caso Trinseo, ricordo che la Regione si è resa disponibile fin da subito facendo presente la disponibilità ad attivare tutti gli strumenti di sostegno a sua disposizione. Stiamo comunque seguendo da vicino questa crisi e venerdì prossimo è stato fissato un incontro su questo tema e sulla bonifica del sito industriale con organizzazioni sindacali, assessorato regionale all’ambiente, il mio consigliere per il lavoro Simoncini ed anche rappresentanti del Comune di Livorno”.
“Infine – ha aggiunto il presidente Rossi – riguardo al caso Trinseo, ricordo che la Regione si è resa disponibile fin da subiito facendo presente la disponibilità ad attivare tutti gli strumenti di sostegno a sua disposizione. Stiamo comunque seguendo da vicino questa crisi e venerdì prossimo è stato fissato un incontro su questo tema e sulla bonifica del sito industriale con organizzazioni sindacali, assessorato regionale all’ambiente, il mio consigliere per il lavoro Simoncini ed anche rappresentanti del Comune di Livorno”.

La Cgil – Una giornata intensa e concitata quella del 30 agosto, durante la quale Filctem, categoria di riferimento, e Cgil confederale sono state impegnate in lunghi incontri con azienda, Istituzioni e lavoratori: “Vergognoso il modo in cui siamo venuti a conoscenza della chiusura – esordisce la CGIL – quasi per caso e di cui non c’era nessun sentore o è stato dato preavviso. Con le multinazionali non c’è molto da discutere: arrivano sul territorio e comunicano le decisioni prese a migliaia di chilometri di distanza, secondo criteri di pura convenienza economica”. Lo stabilimento Trinseo di Livorno (tra diretti e indotto, impiega quasi 50 persone: 28 diretti e 21 dell’ indotto, tra manutentori e mensa. L’area dello stabilimento è nel cuore dell’area portuale e il piazzale si estende per circa 110 mila metri quadrati) si è sempre distinto per l’eccellente produzione e gli altissimi livelli di sicurezza: “Entrare nelle stanze dell’azienda e vedere appesi tutti i premi vinti per la produzione e la sicurezza rendeva tutto ancora più triste – aggiunge la Filctem CGIL provincia di Livorno – ma il board si è limitato a spiegarci che, essendo calato il mercato della carta in Europa come in Italia, lo stabilimento italiano non è più strategico”.
I lavoratori, nonostante la rabbia e l’amarezza, hanno deciso di far prevalere il senso di responsabilità. “I lavoratori – prosegue il sindacato – hanno deciso di sospendere l’assemblea permanente e riprendere la produzione, dandoci mandato di aprire con l’azienda una trattativa”.  La Trinseo, multinazionale americana, ha 12 stabilimenti nel mondo e il business principale è la produzione è il latex per le cartiere.

Gli obiettivi della CGIL sono apparsi chiari fin dal primo momento:
– Utilizzo dei lavoratori di Trinseo non solo fino allo stop della produzione, per il momento fissato al primo dicembre, ma anche successivamente, durante le fasi di dismissione e bonifica dell’impianto
– Un sostegno al reddito per i lavoratori sufficiente fino a un possibile reimpiego
– L’assunzione di quei lavoratori qualsiasi attività si insedi in quell’area
“Per questo – concludono CGIL e Filctem – è necessario che l’area Trinseo sia restituita alla città il prima possibile, sia chiaro fin da subito in che tempi e chi dovrà farsi carico della bonifica per agevolare immediatamente il reinsediamento di un’attività produttiva. A tal fine è essenziale l’impegno della politica e delle Istituzioni. Chiariamo che, nel caso in cui le trattative dovessero prendere una piega negativa, le azioni di lotta riprenderanno immediatamente”.  Nei primi giorni di settembre è già stato convocato in Regione un vertice per discutere delle bonifiche.

L’appello di Nogarin a Rossi – “Livorno ha un disperato bisogno di infrastrutture. Ma di infrastrutture intelligenti e non di mega progetti, difficili da portare a termine in tempi brevi e ancor più complicati da sorvegliare. Presidente Rossi, lavoriamo insieme in questa direzione per fare in modo che casi come quello della Trinseo non si ripetano mai più”. E’ un invito alla collaborazione quello lanciato dal sindaco di Livorno Filippo Nogarin al presidente della Regione Enrico Rossi due giorni dopo il fulmine e a ciel sereno piombato sulla testa dei 50 lavoratori della Trinseo, la multinazionale statunitense produttrice di lattice che ha deciso, unilateralmente, di chiudere lo stabilimento livornese. “Il modo in cui si è arrivati a questa crisi industriale è inaccettabile – sottolinea Nogarin-. Non sta né in cielo né in terra che un presidente di Regione, un sindaco, e a maggior ragione 50 lavoratori, vengano a sapere dall’oggi al domani della chiusura di un’azienda così importante. Ma i dirigenti statunitensi, nell’annunciare la loro intenzione di lasciare Livorno, hanno sollevato un problema reale: qui manca un collegamento infrastrutturale su rotaia dedicato alle merci. Si tratta di una situazione non più tollerabile. Per questo invito il presidente Rossi, da sempre molto deciso nel denunciare le “mancanze” di Trenitalia e Fs, ad attivarsi presso il gestore delle ferrovie per promuovere un progetto di potenziamento dell’infrastruttura. Parliamo tanto di Darsena Europa, ma se un porto resta scollegato dai canali di comunicazione via terra, finisce per diventare una scatola vuota. Uno splendido magazzino sull’acqua”. “I ritardi di Fs a Livorno sono evidenti e molteplici – aggiunge il sindaco -. Non ultimo il progetto dello scavalco ferroviario per cui sono già pronti 3 milioni di euro al ministero dei Trasporti ma che ancora non è pronto, tanto che è stato stralciato dalla bozza dell’accordo di programma per il rilancio industriale della città”.
“Mi auguro – conclude Nogarin – che insieme si riesca ad uscire da questa impasse e a dare la giusta priorità agli investimenti infrastrutturali. In modo che non si ripetano mai più casi come quello della Trinseo.

Il segretario Strazzullo – “Quando una azienda chiude è sempre un dramma per i lavoratori e la città – dice a caldo il segretario generale di Livorno, Maurizio Strazzullo – purtroppo sono consapevole che questo possa accadere, per incapacità gestionale, per crollo della domanda di mercato. Ma ciò che è insopportabile è trovarsi di fronte a decisioni irrevocabili assunte nei consigli di amministrazione a migliaia di km di distanza, da manager senza scrupoli che non hanno a cuore le sorti né del territorio nè dei lavoratori utilizzati negli anni per guadagnare e senza batter ciglio e senza minimamente dare la possibilità a un territorio ai lavoratori di confrontarsi per provare a salvare l’attività produttiva”.
“Tutto ciò è possibile perché, al di là della solidarietà espressa dalla politica nella fasi di crisi – prosegue Strazzullo – – vedi Aeroquip, Delpghi, Trw, la politica tutta è stata ed è incapace di legiferare in modo tale da obbligare le multinazionali presenti in Italia al rispetto di procedure che vietino decisioni assunte senza confronto con i lavoratori e le Istituzioni e che impongano penali altissime di fronte alle chiusure”.
In Trinseo al momento è stata indetta dai lavoratori l’assemblea permanete: “Ora aspettiamo di approfondire le ragioni della chiusura – conclude il segretario – Non accetteremo in nessun caso uno scarica barile di responsabilità. Livorno, oggi più che mai ha bisogno di unità e di impegno concreto da parte di tutti per creare occupazione”.
E’ in corso l’incontro dei sindacati con il Cda, ma sono state immediate le reazioni della Cgil, unica rappresentanza sindacale in Trinseo, venuta a conoscenza soltanto la scorsa notte delle intenzioni dell’azienda.

Gazzetti (Pd) porta il caso all’attenzione del Consiglio regionale: “Piena solidarietà  ai lavoratori e subito una mozione per coinvolgere l’intera Assemblea regionale”. Così il consigliere del Pd  Francesco Gazzetti interviene sull’ipotesi di chiusura dello stabilimento Trinseo di Livorno  e la conseguente perdita di 50 posti di lavoro fra diretti e indotto. “Fin da stamani – spiega Gazzetti- mi sono attivato per capire  e acquisire gli elementi per coinvolgere le istituzioni regionali a tutti i livelli e già nelle prossime ore sarà pronta una mozione che andrà in discussione nella prossima seduta del Consiglio; nel frattempo sono in stretto contatto con il consigliere del presidente Rossi Gianfranco Simoncini che sta seguendo la vicenda. La Trinseo – prosegue Gazzetti- è una presenza radicata sul territorio che va difesa e soprattutto vanno difesi i livelli occupazionali. A Livorno, in un contesto come quello attuale, non possiamo permetterci di perdere neanche un posto. Per questo sono vicino a tutti i lavoratori ed alle loro famiglie. Ed anche per questa vertenza l’impegno è e sarà massimo”.

 Le istituzioni all’azienda: “Agire con responsabilità sociale” – Lo aveva scritto il presidente Rossi al cda della Trinseo e lo ha ribadito il suo consigliere per il lavoro, Gianfranco Simoncini, nell’incontro che si è tenuto oggi a Livorno con il responsabile risorse umane per l’Europa Koen Van Houwenhove: le istituzioni chiedono all’azienda una pausa di riflessione sulla chiusura dello stabilimento di Livorno, in considerazione della ricaduta sociale della decisione e della presenza storica della fabbrica chimica in città. Una richiesta, ha sottolineato Simoncini, che la Regione è pronta a sostenere mettendo in campo gli strumenti agevolativi previsti per l’area di crisi complessa di Livorno e che consentono di sostenere nuovi processi di sviluppo. Di fronte alla linea delle istituzioni, Van Houwenhove, accompagnato dai rappresentanti di Confindustria, ha riproposto le motivazioni della multinazionale americana, decisa a chiudere lo stabilimento livornese, che produce un lattice per la preparazione di carta patinata, per la crisi mondiale del settore e per l’incidenza dei costi di approvvigionamento delle materie prime e del trasporto del prodotto finito. Motivazioni alle quali Simoncini e i rappresentanti di Comune e Provincia di Livorno hanno replicato ribadendo comunque la necessità di un atteggiamento di responsabilità sociale dell’azienda. Tre le questioni poste al tavolo di confronto: operare, eventualmente, per una ricollocazione dei lavoratori (circa 50 tra diretti e indiretti), anche in altre aziende del gruppo; garantire un sostegno al reddito dei lavoratori; considerare in ogni caso il valore produttivo del sito, nell’area portuale livornese, e agire conseguentemente per una sua adeguata valorizzazione. Nel successivo incontro, cui hanno preso parte anche i rappresentanti sindacali, Simoncini ha dichiarato la piena disponibilità delle istituzioni ad offrire, se richiesto, il proprio sostegno nella fase di confronto sindacale che si apre adesso. Prioritaria rimane per il sindacato la richiesta di mantenere operativo lo stabilimento, ma ad essa si accompagna quella di un confronto con l’azienda per costruire un percorso che preveda l’impiego delle stesse maestranze della Trinseo per l’eventuale lavoro di smantellamento della fabbrica e di bonifica del sito. A questo proposito, Simoncini, accogliendo la richiesta delle organizzazioni sindacali, si è detto disponibile a convocare un incontro informativo con i competenti uffici regionali per una prima verifica sul problema delle bonifiche.

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36 commenti

 
  1. # Chubby66

    Mah, auguri di cuore ai lavoratori, che risolvano questo ennesimo problema di occupazione

  2. # Federigo II

    Ma che cosa vuoi che sia se chiude una fabbrica? Le pensioni a noi ce le pagheranno i profughi, almeno così dice qualcuno del governo

    1. # Stelio

      ma non l’hai ancora capito che io te i profughi queste famiglie siamo tutti sulla stessa barca?
      ci sono 10 famiglie in italia che possiedono il 90% della ricchezza e non perche hanno lavorato

      1. # Aldo

        Se fosse vero che senza lavorare si diventa ricchi, Livorno sarebbe piena di miliardari

      2. # ale

        ma anche no. Ci andremo sulla stessa barca quando tra 10 anni saranno talmente tanti che potremo cambiare il nome al nostro paese

  3. # israel hands

    esprimendo la massima solidarietà ai lavoratori della Trinseo mi chiedo ma perchè se ha 12 stabilimenti nel mondo decide di chiudere proprio quello di Livorno? Senza polemica, c’è una regione espressa per questo o è così perchè Livorno sta loro sui c…?

  4. # franco

    Livorno con tutte le sue imprese sta sprofondando nel baratro !!!!!
    Il lavoro in Italia costa troppo (imposte e contributi) , non certamente per gli stipendi, e gli imprenditori de localizzano !!!!!!

  5. # BASTA BASTA BASTA

    CARI POLITICI E VI DOVETE SVEGLIA’ CI STATE VENDENDO TUTTA L’ITALIA LE AZIENDE CHE NON CI VEDONO DENTRO SE NE VANNO LASCIANO A CASA I NOSTRI LAVORATORI E NOI ASSUMIAMO STRANIERI GLI DIAMO LE CASE LI TRATTIAMO DA NABABBI NON PAANO TASSE E NOI SIAMO I DELINQUENTI .
    SIAMO IN MANO A MAFIA ANDRANGHETA CORRUZIONE TANGENTI SPRECHI PAGO LE TASSE PER TUTTI IN PENSIONE NON CI VADO PIù I SINDACATI CI SNOBBANO E SI SVEGLIANO QUANDO INTERESSANO A LORO SIAMO IN MANO A LAVATIVI BUROCRATI CHE GUADAGNANO MILIONI E NON FANNO UN ……… omissis. BASTA BASTA BASTA LIVORNESI ITALIANI SVEGLIAMOCI

  6. # Luca

    Con almeno cinque stabilimenti in Europa chissà perché chiudano proprio quello di Livorno. Sicuramente non è un problema di costo del lavoro.

    1. # Pina

      no infatti è un problema di profitti a livello globale, come hanno già fatto IBM ed altre multinazionali americane. Non importa se lo stabilimento produce ed ottiene ottimi risultati, si individua a livello europeo quello che darà meno problemi di chiusura e si procede. Poi lo stesso prodotto, ma magari di qualità inferiore lo si fa venire dall’Olanda e dalla Germania. Sarebbe interessante poter sapere di quanto hanno aumentato il prezzo del prodotto fatto a Livorno negli utlimi annoi e di quanto in meno faranno pagare quello che arriva dal resto d’europa. Non cominciamo al solito a dare la colpa ai lavoratori!

      1. # Luca

        Chiaro… se uno stabilimento chiude è sempre colpa di quello che invece rimane aperto, che di solito è pure peggiore. È proprio vero, tanta gente la disoccupazione se la merita.

        1. # Pina

          Caro Luca informati prima di parlare. Alla Dow di Livorno oggi Trinseo non ci sono mai stati problemi di lavoratori e come leggi nell’articolo di premi per serietà nella produzione e per la sicurezza sui luoghi di lavoro ne hanno presi parecchi. Non so che lavoro fai, ma ti auguro che non ti capiti mai di lavorare seriamente e con impegno e poi trovarti da un giorno all’altro per la strada, perchè dall’altra parte del mondo degli investitori decidono che i loro profitti sono troppo bassi e quindi, se il mercato di un certo prodotto non rende più come prima, si chiude uno stabilimento per risparmiare! e chi se frega, basta che il mio portafoglio sia sempre più pieno … da quello che dici la tua logica è la stessa; ma ricorda: i soldi nessuno se li porta nella tomba.

  7. # Carlo

    Questa gente avrà comunque il massimo appoggio,noi invece che siamo stati licenziati da oltre un anno da una piccola azienda non ci considera ne cristo ne il diavolo e nonostante io vado ovunque nessuno ci apre le porte eppure ho 2 figli da mantenere e il pacchetto lavoro spetta ad altri…….

    1. # Sergio

      Verissimo. Contano solo le aziende grandi. Ricordiamo come quelli della Delphi hanno avuto 7 anni e più di cassa integrazione!!! 7!!! anzi non sono sicuro se ce l’abbiano sempre la cassa integrazione..
      Agli altri invece NULLA

  8. # Fabio

    Solidarietà massima a queste persone, anche se con tutta la solidarietà del mondo non ci potranno di certo pagare le bollette…..
    La ripresa sbandierata da Renzi & Co. ……. piuttosto una stategia di affàmamento lento e inesorabile , iniziato con Letta, brillantemente continuato da Monti e ora sublimato da Mr.Bean….
    Sinceri auguri a queste persone di poter prestissimo trovare una nuova sistemazione professionale…..

    1. # Fabio

      Ti sei scordato i governi Berlusconi? Nel 2011 quando siamo andati tutti a gambe all’aria chi c’era al governo?
      Anche la tua timeline Letta – Monti – Renzi è sbagliata. Monti andò al posto di Berlusconi e solo dopo arrivò Letta.

  9. # Dilvo

    Magari l’azienda si aspettava qualche sgravio dalle nostre amministrazioni???

  10. # GIALLO

    Il vero problema non è solo il fatto che a livorno e in italia stiano chiudendo tutte le fabbriche, la cosa che mi fa veramente schifo e mi preoccupa è l immobilismo di tutti gli altri lavoratori che non muovono un dito, vedono chiudere tutto intorno a loro, vedono padri di famiglia messi in mezzo ad una strada e non muovono un dito, anzi se possono fanno pure straordinari pensando che tanto è un problema solo degli altri , che a loro non toccherà mai, a livorno sono chiuse decine di fabbriche e nessuno si è mosso , avete mai visto per esempio i portuali fare uno sciopero per altre aziende ? mai!! .io per i portuali quando hanno avuto problemi ne ho fatti decine di sciioperi di solidarietà, loro hanno visto chiudere delphi, mtm, trw, ciomei, ecc e non hanno mai mosso un dito. Ma mica solo loro, tutti, senza capire che prima o poi puo toccare a chiunque e allora se non siamo uniti è finita, vedrai che se quando chiudeva una fabbrica si fermava tutta livorno ad oltranza fino a quando non fossero stati riassorbiti in altri posti come li trovavano di rincorsa i posti di lavoro. Ma tanto ognuno di noi pensa solo al proprio orticello fregandosene degli altri pensando stupidamente di essere intoccabile e che a lui non succedererà mai!! Fino a quando si sveglia e si accorge che anche la sua fabbrica sta chiudendo , ma ormai è troppo tardi!!

    1. # Jojo

      Ma ti accorgi di cosa scrivi? Se si ferma tutta Livorno ogni volta che una fabbrica va in crisi forse sarebbe bene domandarsi perchè succeda a rota a Livorno anzichè buttarsi a fare manifestazioni, scioperi, bloccare tutta Livorno causando perdite a tutti e rischiando di far fallire anche altre aziende. I posti si riassorbono dove? Non esiste l’azienda senza fondo che prende tutti… Con un atteggiamento così poi mi domando chi avrà mai il coraggio di aprire un’azienda a Livorno.

      1. # Stufo

        …. sai che ti dico …. speriamo succeda anche a te … e poi vediamo che ne pensi! O forse sei anche te un imprenditore che pensa al suo portafoglio

        1. # Jojo

          So so cosa mi dici. Nulla. Tu non hai nulla da dire. Solo discorsi da adolescente che cerca soluzioni immaginarie.
          Continua a vivere il tuo sogno in cui le imprese lavorano per non guadagnare e devono implorarti di venire a lavorare per loro. Mi sa che a Livorno gli fate fare una brutta fine.. sempre col cappello in mano a chiedere vaini..

          1. # Stufo

            Bene hai ragione … quindi speriamo tocchi anche a te se sei un lavoratore dipendente, invece se sei imprenditore o commerciante speriamo che tu sia schiacciato da una di queste multinazionali … viva il profitto, non quello giusto, quello INDISCRIMINATO!!!

  11. # Mario

    Standin ovations al sig. Giallo, parole sante, sono assolutamente d’accordo su tutto e con tutto, ti stringo la mano, sei un grande.

  12. # Chubby66

    Ma dove vogliamo andare con l’Italia, con L’Europa, è notizia di oggi che Apple è arrivata a pagare in Irlanda addirittura lo 0,05 % di tasse nel 2014, e secondo voi le aziende vengono in Italia. Comunque davvero strana l’Europa, non posso aiutare le aziende in difficoltà se no è aiuto di stato, ma posso far pagare ad un lo 0,05 ed ad un latra il 60% …. continuiamo così..

  13. # chubby66

    Se qualcuno a voglia si legga i risultati finanziari della multinazionale in questione sul suo sito, si capisce diverse cose ….

  14. # rena

    ma il sig. Strazzullo qualche giorno fa non aveva detto che era un po’ ottimista, ma non è cambiato assolutamente niente anzi sta peggiorando ogni giorno che passa mah speriamo bene

  15. # Fabio

    Qui tuti a piangere a volere fare come “ai vecchi tempi” in cui si facevano manifestazioni oceaniche, a voler punire le aziende che chiudono, a voler preservare questo e quest’altro.. L’ultimo punto poi della CGIL è semplicemente ridicolo:
    – L’assunzione di quei lavoratori qualsiasi attività si insedi in quell’area
    Ma se apre un’azienda che non c’entra nulla con quella di prima perchè deve assumere per forza della persone che non hanno nessuna competenza? Magari, aggiungo io, allo stesso stipendio..
    Voi le aziende le volete fare scappare, continuate così, non ci resta nessuno e poi quando sarete soli forse potrete cominciare a chiedervi se quelli che sbagliano siete voi..

  16. # ugo

    UNA DOMANDA…come mai le multinazionali chiudono prima a Livorno e poi altrove?

  17. # salvatore favati

    Alle osservazioni del Sindaco c’è poco da obbiettare: di fatto Livorno è esclusa da qualsiasi tipo di supporto dalla Regione e dal Governo, e questo a parte le parole sempre spese a casaccio dai visitatori in cerca di applausi o voti mi pare evidente.
    Va ricercato, questo fatto, nella mancanza di intelligenza politica espressa dalla città per tanti anni ( e tuttora niente pare cambiato, ne’ aver voglia di cambiare ) insieme alla strafottenza del ‘’qui c’è mio e si fa come dico io’’, che stanno presentandosi il conto da sole.
    Conto che pagano i contribuenti, anche quelli disoccupati o in pericolo di disoccupazione imminente.
    Livorno è un posto particolare, dove l’importante sembra essere il diritto allo stipendio a prescindere dalla capacità di creare ricchezza, dalla scarsa imprenditorialità mostrata negli ultimi anni se si escludono alcuni tra i giganti del porto, quelli storici, e che si è deliberatamente privata a suo tempo perfino della possibilità di rilanciare il Cantiere Navale come tale, sacrificando con quello anche la potenzialità dello scalo sull’altare dei piccoli favori, delle scelte palazzinare di Coop e altri, dell’inciucio.
    Livorno è la città nella quale mancano i soldi per tutto ed il lavoro manca a troppi, la città che sopravvive grazie alle pensioni dei nonni e dei babbi, ma dove alle 3 del pomeriggio dei giorni feriali estivi gli scogli da Antignano a Quercialella come gli stabilimenti balneari sono sempre affollati, dove gira una quantità di coca da far spavento che non si capisce bene con cosa si paghi, dove circolano le auto più lussuose della toscana in quantità impensabile, dove i ristoranti sono zeppi sempre.
    E’ la città dove alla barba della dichiarata volontà di accogliere i turisti i negozi a mezzogiorno chiudono e riaprono alle quattro del pomeriggio, e dove si chiudono le attività per tutto agosto…
    Livorno è una città che non ha inteso bene, vent’anni fa’, che la vita facile attorno al porto ed alla portualità era finita, per sempre, e che le grandi aziende avevano smesso di farsi mungere per favore politico e quieto vivere perché tanto uno sbruffo di soldi dal pubblico sarebbe arrivato.
    E abbiamo perso vetrerie, fonderie, tante aziende di micromeccanica e di meccanica, poi la San Marco, poi la CMF, ripeto il Cantiere gestito in modo criminale da chi non aveva idea di cosa farne, la Giolfo e Calcagno, a breve si saprà cosa vorrà fare la Stanic, Dio sa che fine farà in realtà l’AAMPS, o chi mai pagherà per avere sperperato il capitale immenso dell’ASA buttato a mare ( è il caso di dirlo ) in avventure Dominicane e via così.
    Per pudore non ricordo le illusioni alimentate dal Palazzo sulle avventure di Rosignolo, non sparo sulla croce rossa.
    A differenza però delle altre aziende chiuse, in particolare quelle prettamente portuali, la chiusura Trinseo risponde a una logica diversa, quella del calcolo puro del profitto del quale le multinazionali rispondono agli investitori anche loro internazionali, e che deve garantire ogni trimestre in proporzione alle attese.
    Rifletterei sul fatto che aziende di questo tipo non servano al territorio, perché destinate a inseguire quelle aspettative che l’Italia, oggi, non garantisce loro; co0munque nel momento della caduta dei profitti tagliano i rami meno redditizi.
    Non ne hanno fatto mistero, quel prodotto non ‘’tira’’ e loro smettono di produrlo.
    Una riconversione industriale sembra improbabile, almeno a quel livello, anche perchè difficile appare che qualcuno si presenti a investire a Livorno se l’atteggiamento arrogante ed normalmente vessatorio delle parti in loco non muterà; ricordo a questo proposito le figure da deficienti fatte con le aziende che si sono attestate a cento metri fuori del comune di Livorno, verso Pisa, o l’ultima bella storia dell’IKEA, che aveva pur proposto di aprire qui…
    Tempi tristi, dai quali Livorno potrà uscire quando tutta la città capirà che il momento di piangersi addosso è finito, e che dobbiamo ( tutti ) ricominciare come dopo una guerra. Rimboccandoci le mani, sbattendo le porte in faccia ai politici, chiedendoci dove sta il vantaggio dei cittadini, le prospettive di lavoro, dimenticando allori, glorie e il ‘’qui c’è mio’’, che non paga più.
    Invece di chiedere aiuto ai capipopolo o capi di palazzo da quattro soldi che ancora una volta faranno proclami e si stringeranno nelle spalle, esprimendo doverosi ma inutili dolore e solidarietà, naturalmente piena ( ma che diamine vuol dire? si può esprimere solidarietà al 57 %? ) proverei a interpellare cervelli, naturalmente a pagamento malgrado i 5 stelle pensino che il profitto sia una vergogna e le consulenze a pagamento siano una tangente; cervelli in grado di riprogrammare la città nella direzione che nessuno, a quanto pare, sa darle
    Sulle indicazioni di quelle persone preparate e non disponibili ad inciuci o accordi sotto banco con il potere e con chi lo dirige da fuori palazzo, tutti noi, nessuno escluso, dall’imprenditore al commerciante all’artigiano, con l’aiuto di maestranze coscienti del ruolo fondamentale che rivestono, ci dovremo impegnare a lavorare duro solo cercando di riprendere le spese ma reinvestendo tutto sulla città, rinunciando a intascare profitti finché non saremo di nuovo a galla.
    Serve a mio avviso questo per reinventarci una dignità e ricostruire città che, oggi, none esiste più.
    Il resto, a mio avviso, è ‘’ cosa di vento ’’

    1. # Morchia

      Semplicemente GRANDE

    2. # rena

      bravo concordo in pieno quando le amministrazioni permettono che l’intera area dedita alla navalmeccanica, bacini,lips,cantiere che davano lavoro a migliaia di persone vengano smantellate le multinanazionali si comportano di consequenza

    3. # israel hands

      lei ha perfettamente ragione tuttavia quando per decenni si sono professate: l’avversione al guadagno delle aziende perchè ottenuto sulle spalle dei lavoratori, il salario come variabile indipendente, il diritto a che lo stato ci dia una casa un lavoro la playstation ecc., la pensione a 40 anni con 3 minuti di contributi, e altre simili amenità è difficile tornare indietro e probabilmente non otterremo niente sinchè la generazione che in simili cosa ha fermamente creduto o meglio è stata indotta a credere, non si sarà estinta .purtroppo allora saremo rimasti anni luce indietro e ogni soluzione, sempre che sia praticabile perchè ancora padroni di qualche cosa, noi stessi compresi, sarà ben difficile da attuare; dopotutto con le musate che ha preso certa gente sindacalisti cgil in testa, continua a ragionare come mille anni fa la qual cosa non induce ad una serena valutazione quanto alle nostra prospettive future; se a ciò si aggiunge una insana propensione dei livornesi a rimanere fermi dove sono nati senza gettare lo sguardo oltre quercianella o stagno per capire che il mondo è andato un po’ avanti dai tempi di peppone e don camillo non c’è ragione di nutrire speranze; non comunque a breve termine

  18. # enzo bilanceri

    visto che l’ azienda è largamente attiva e ben organizzzata mi chiedo se non fosse possibile trovare imprenditori in grado di rilevarla

  19. # Zorro

    Come mai le fabbriche localizzate dietro la piattaforma Europa chiudano?

  20. # Kristy

    Le aziende hanno bisogno, secondo me, di poter lavorare con meno burocrazie e non deĺl’articolo 18, tanto se devono chiudere o licenziare non ci sono difficoltà ne prima ne ora.

  21. # fabio

    Mi sembra incredibile di dover rammentare a qualcuno dei miei concittadini che le aziende, per continuare a produrre, devono guadagnare. Senza guadagno chiudono. Qualcuno sembra considerare il guadagno delle aziende come un crimine. Non sono società no profit…
    Leggere commenti di gente che dice che sarebbe dovuta restare aperta comunque, che c’è da fare scioperi, che dobbiamo punire le imprese che chiudono, che i lavoratori devono essere assunti dalla prossima impresa che apre anche se non c’entra nulla con la precedente.. veramente bimbi, voi siete semplicemente disconnessi col mondo. Io voglio vedere dove la trovate un’azienda che apre a Livorno con questi discorsi. Secondo voi aprono qui perchè siete bellini? Perchè Livorno “è ganza”?
    Questi discorsi da anni ’70 sono finiti.. Il mondo gira e voi siete fermi.. Continuiamo così e saremo schiacciati. Facciamoci male.