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Tornano le luci al “The Cage”. Toto Barbato: “Finalmente ripartiamo in sicurezza”

Dopo oltre un anno e mezzo il "Teatrino" riaprirà i battenti sabato 27 novembre e sarà completamente rinnovato. Capienza al 100% e green pass obbligatorio. A raccontare questi venti mesi di chiusura è stato il direttore artistico Toto Barbato che ha definito il The Cage come una vera e propria "casa del popolo moderna"

Mercoledì 20 Ottobre 2021 — 14:27

di Filippo Ciapini

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Gli ultimi sabati del 2021 saranno dedicati ai concerti degli band locali, mentre da gennaio 2022 partirà la regolare programmazione con artisti più in voga di tutto il panorama musicale italiano

Sono passati venti mesi dall’ultima volta che le luci del The Cage si sono accese. Tra pandemia, restrizioni e decreti la macchina organizzativa del “teatrino” aveva preferito aspettare e ripartire una volta chiarita la situazione post-pandemica. Il momento è arrivato e a distanza di un anno e mezzo, sabato 27 novembre, la città ritroverà uno dei suoi luoghi culturali e di divertimento più caratteristici. “Una casa del popolo moderna” ci ha detto Toto Barbato, direttore artistico del The Cage che, contattato telefonicamente, ci ha spiegato i motivi della chiusura prolungata e della voglia di ripartire e tornare a ballare, cantare e divertirsi davanti a un palco ascoltando ottima musica con in mano magari… una bella birra ghiacciata.

Finalmente riapre il The Cage…
“È la fine della pandemia (scherza, ndr). Dobbiamo rimettere in sesto tutto il giardino e stiamo facendo lavori abbastanza grossi. Siamo gli unici che non hanno mai aperto per venti mesi e non vorremmo chiudere subito. Siamo già all’opera per far tornare a risplendere il The Cage. Vogliamo rinnovare tutto l’impianto luci esterno grazie ai progetti di uno studio di giovani livornesi che gestiranno anche social e le grafiche”.

Sarà un’apertura a capienza ridotta?
“No, perché essendo riconosciuti come live club possiamo mettere il 100% dentro il locale per i concerti. Almeno così dice il Ministero della cultura, ci siamo presi un mese di tempo per capire se effettivamente sarà così”.

Perché venti mesi fermi?
“Tutte le volte che potevamo ripartire sapevamo già che avremmo dovuto lavorare nell’illegalità. Non vogliamo passare per i secchioni della classe ma, avendo ricevuto i giusti ristori, abbiamo preferito non riaprire. Ci sembrava un po’ assurdo ripartire senza poter assembrare la gente, sono però contento che tutti i giovani d’Italia abbiano ballato per un’intera estate”.

Quindi si tornerà a ballare e a cantare al Cage?
“Quello di sicuro! Siamo stati chiusi proprio per quello, per ripartire in totale sicurezza. Stiamo investendo nei sistemi di sorveglianza, ci incontriamo spesso con tutto il personale. Sappiamo che il The Cage non è una discoteca normale, è una casa del popolo moderna. È come andare in piazza, soprattutto il sabato che dopo i concerti è a ingresso libero. Siamo strafieri che centinaia di ragazzi ci raggiungono come se avessero il giardino sotto casa. Parleremo con le istituzioni poi per non lasciare nulla al caso”.

Cosa ti aspetti?
“Non lo so perché c’è una generazione che non è mai venuta. Mettiamo sempre un limite di età e ci sono state due/tre annate che non solo si sono presi la pandemia ma hanno saltato la possibilità di venire qua. Mi immagino tanto entusiasmo. Sicuramente mi aspetto tanta gente e sicuramente ripartiremo anche con le tournée”.

Quando?
“Per i primi sabati fino ad anno nuovo metteremo il palco a disposizione delle band locali. Magari facendo salire tre artisti a sera ovviamente a ingresso gratuito. Tante persone non hanno suonato per tanto tempo su un palco vero e quindi diamo loro questa possibilità di tornare. La solita programmazione partirà quando ci saranno i gruppi in tour, stiamo chiudendo cose per febbraio e marzo, ma nessuno era pronto alla riapertura, quindi andiamo per anno nuovo”.

Sei più carico, curioso o impaurito?
“Siamo tranquilli. Fortunatamente quest’estate abbiamo lavorato tanto, anche con il Cortomuso Festival. Non ci siamo dimenticati come si riceve migliaia di persone in un luogo. Siamo contenti di non pesare più sul sistema pensionistico italiano (ride, ndr). A prescindere dal lavoro questa situazione era insostenibile e sono contento che stiamo andando verso la fine. Questa pandemia ha fatto un danno incredibile ai giovani”.

Torneranno a vivere…
“È difficile vedere un ventenne no-vax. Loro sono quelli che hanno patito di più la pandemia. Ci tengo a dire che i giovani si sono vaccinati perché vanno a scuola non perché vogliono andare a ballare. Sono contento soprattutto per loro. Ecco, per quanto riguarda l’entrata al teatrino il Green Pass non sarà obbligatorio, di più! Non vediamo l’ora di controllarlo e sono sicuro che tutti i ragazzi ce lo avranno. A prescindere da cosa si pensa a riguardo di questo strumento”.

La riapertura del Cage implica il ritorno alla routine?
“Sicuramente non è nato per risolvere i problemi di pubblica sicurezza legati alla Venezia. E non vogliamo nemmeno esserlo. Logicamente da mesi si è preparato il terreno per una guerra residenti-commercianti. Il fine settimana qualche problema in Venezia c’è, ma non si sta parlando di Kabul come è stato descritto sui social. Ovvio che in tutta Italia quando riaprono i locali adibiti al divertimento notturno con i relativi permessi i centri storici della “movida”, che è una parola che… no comment, si liberavano”.

Quest’anno il problema sembra più amplificato…
“C’è stato un uso strumentale dei social riportato in maniera molto estrema dai media che si sono fatti megafono. La Venezia riguarda tutti i giovani di Livorno, i nostri figli, fratelli, sorelle e nipoti. Penalizzare una città è dura e non è che sono tutti diventati vandali. Dal 27 novembre i bimbi livornesi smetteranno di andare a Pisa, una valanga di ragazzi è andata laggiù. In centinaia stanno andando 20 chilometri più in là per tornare alle 6 di mattina perché non sanno cosa fare. È anche pericoloso, ma “chiudendo” Venezia non ci sono alternative. La Venezia è un problema che si gestisce, vanno controllate le 5-10 teste calde non i cinquemila che vengono per trascorre del tempo in serenità. I furti, i vandalismi sono in tutta la città”.

Come potremmo fare?
“Purtroppo vivere in una città di 160.000 abitanti ha molti lati positivi come la vicinanza di ospedali, scuole, teatri, ristoranti, piscine e palestre, ma ovviamente anche qualche lato negativo. Un quartiere non è di proprietà dei residenti come la città non è proprietà degli abitanti e l’Italia degli italiani. Nel mio piccolo, invito tutti alla calma e a un momento di confronto e riflessione costruttiva”.

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