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“Festival Eden”, sul palco c’è Dacia Maraini

Giovedì 21 Luglio 2016 — 08:00

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Continuano gli appuntamenti con la sesta edizione del Festival Eden Parole e Musica alla Terrazza Mascagni, iniziativa sostenuta dal Comune di Livorno, in collaborazione con il Nuovo Teatro delle Commedie, e le case editrici e librerie del territorio, che proseguirà fino a sabato 23 luglio.
Giovedì 21 sul palco del festival salirà a presentare il suo ultimo lavoro La bambina e il sognatore la scrittrice Dacia Marani, recente proclamata vincitrice, il 7 luglio, a Certaldo Alta, della 35esima edizione del Premio Boccaccio 2016 per la letteratura italiana.
Con La bambina e il sognatore Dacia Maraini ha costruito un romanzo potente, illuminato per la prima volta da un’intensa voce maschile, il maestro Nani Sapienza, già segnato dalla morte crudele, per malattia della figlia Martina, che un sogno visita nella forma di una bambina che crede essere Lucia, uscita di casa con un cappotto rosso e mai più rientrata. Dacia Maraini ci porta, così, passo dopo passo, e attraverso un’ossessione di ricerca, al cuore di una paternità negata, scoprendo i chiaroscuri di un sentimento che non ha mai smesso di essere una terra selvaggia e inesplorata. edenUna ricerca di sé, che costringerà il maestro a ridisegnare i confini di un passato incapace di lasciarsi dimenticare.
A seguire poi, come di consueto per il festival, che vede alternarsi presentazione di libri e spettacoli teatrali, la compagnia Pilar Ternera presenterà “ Ho un Vizio al cuore” in versione reloaded, una versione modificata e rivisitata appositamente per l’occasione. “Ho un vizio al cuore”è l’ultima produzione di Pilar Ternera tratta da “I tre atti unici” di Anton Čechov, L’orso, Proposta di matrimonio, L’anniversario con regia di Francesco Cortoni, con Alessia Cespuglio, Elisa Ranucci, Francesco Cortoni, Marco Fiorentini. Costumi La Bottega della Driade, video e luci Alessio Tanchis, tecnico audio Gabriele Bogi.
Čechov definiva I tre atti unici “scherzi”. Questi personaggi altro non sono se non delle burle, figure a metà che suscitano la risata perché prive di sfumature. Sono in bianco e nero, incapaci di attingere alla tavolozza dei grandi sentimenti che li potrebbe trarre in salvo. In fin dei conti, ci fanno ridere perché sono incapaci di comunicare, di capire quello che capita, di governare la propria vita e fargli prendere una piega diversa. In questa assoluta incapacità c’è tuttavia una condizione contemporanea e attuale che vale la pena indagare a piene mani e che ce li fa affrontare con un po’ di inquietudine. E se fossimo noi personaggi a metà e in bianco e nero? Allora chi avrebbe il coraggio ancora di scherzare?

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