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Goldoni: “Giulio Cesare” fa il bis

Un dramma epico, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto - Teatro Nazionale, che ruota intorno al fascino del potere, in questa versione impersonato da una donna, la bravissima Maria Grazia Mandruzzato, nel ruolo di Cesare

Venerdì 2 Febbraio 2018 — 07:59

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Il più celebre dramma storico di William Shakespeare “Giulio Cesare” arriva venerdì 2 e sabato 3 febbraio, alle 21 al Teatro Goldoni di Livorno per la stagione di prosa (sezione “Classica”) in uno spettacolo di respiro internazionale firmato dal regista spagnolo Alex Rigola.
Direttore della Biennale Teatro di Venezia, Rigola realizza la sua prima regia italiana tornando all’opera che lo fece scoprire nel panorama teatrale con un adattamento dal taglio moderno e coinvolgente che trova nell’intenso Michele Riondino, apprezzato attore di cinema, teatro e televisione (“Il giovane Montalbano”), l’interprete ideale per il ruolo del nobile Marco Antonio.
Un imponente apparato multimediale, con dodici attori in scena, porterà gli spettatori ai fatti storici successivi alla battaglia di Munda nel sud della Spagna nel 45 a.C., quando una vittoria spalancò le porte a Giulio Cesare alla carica di dittatore a Roma, fino alla successiva celebre congiura di cui fu vittima per mano di Cassio e Bruto ed il suicidio di questi nel 42 a.C. : l’opera, scritta da Shakespeare nel 1599, comprime così tre anni di eventi per farli durare meno di sei giorni. Una compressione che porta l’intera narrazione – nella bella ed accurata traduzione di Sergio Perosa – ad essere un unico, ininterrotto conflitto, sia a livello personale che politico, dove emerge con forza la seduzione della parola.

Un dramma epico, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, che ruota intorno al fascino del potere, in questa versione impersonato da una donna, la bravissima Maria Grazia Mandruzzato, nel ruolo di Cesare. Nel suo svolgersi non si incontrano eroi ma soltanto uomini. E non ci sono eroi perché nel Giulio Cesare, non ci sono certezze, né valori assoluti. Tutto passa e tutto cambia; i miti sorgono e decadono per essere sostituiti da altri che a loro volta crolleranno; la realtà è inafferrabile e sfuggente, osservabile da mille punti di vista, suscettibile di mille interpretazioni. Come quelle che attraversano questa versione del testo: contemporanea, viscerale, fuori dagli schemi e dalle categorie. Un Giulio Cesare che interroga lo spettatore e lo mette di fronte a se stesso, senza mezzi termini.

Come si può gestire la violenza che divide gli uomini? Come si fa a chiedere a qualcuno, anche se solo per finzione, di uccidere un proprio simile? Quali sono i presupposti da cui partire per organizzare una rivoluzione?

Su queste ed altre questioni, eternamente attuali, si è confrontato il cast selezionato dal regista spagnolo, che contempla giovani e talentuosi attori (Pietro Quadrino, Francesco Wolf, Eleonora Panizzo, Beatrice Fedi, Riccardo Gamba, Leda Kreider, Raquel Gualtero, Beatrice Fedi, Andrea Fagarazzi); i ruoli centrali di Bruto e Cassio sono invece stati affidati a Stefano Scandaletti e Margherita Mannino. I loro personaggi, pur così diversi e mossi da intenzioni all’apparenza opposte, arrivano a credere contemporaneamente che l’assassinio del leader sia l’unica via percorribile.

Lo spazio scenico atemporale è di Max Glaenzel, l’universo sonoro post-contemporaneo è di Nao Albet, luci evocative di Carlos Marquerie, costumi tra il classico e il pop ideati da Silvia Delagneau.
Sabato 3 febbraio, alle 18 nella Sala Mascagni del Goldoni la Compagnia incontra il pubblico per approfondire i temi sollevati dallo spettacolo. Conduce l’incontro la giornalista Maria Teresa Giannoni.

Info: 0586-20.42.90 oppure www.goldoniteatro.it

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