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“La parte migliore di me” al Teatro della Brigata

Lo spettacolo vuole osservare da vicino quello che è diventato uno dei disagi simbolo della nostra generazione: l’assenza di prospettive data dalla rottura degli argini col vecchio modello di famiglia

Martedì 20 Novembre 2018 — 18:34

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Sabato 24 alle 21 e domenica 25 alle  17.30 torna in scena al Teatro della Brigata “La parte migliore di me”, la commedia con Ilaria Di Luca e Andrea Gambuzza che porta in scena la storia di un padre separato alle prese con una rigida assistente sociale.
Al Teatro della Brigata c’è in cantiere un nuovo progetto: uno spettacolo sulla #Dislessia pensato per un pubblico di bambini dagli 8 anni in sù.
Da sempre interessati al racconto di storie che abbiano un forte dialogo con i temi sociali, abbiamo deciso di sostenere la produzione del nuovo spettacolo con alcune repliche del “La Parte Migliore di Me”. Col supporto di diversi professionisti e dell’Associazione Italiana Dislessia è stato fatto tanto ma per dare forma a questo progetto c’è bisogno di tutti. Acquistando un biglietto dello spettacolo si potrà sostenere il progetto e a far parlare di chi bisticcia con le parole.

“La parte migliore di me” – Partendo da un lavoro di interviste fatte ad alcuni protagonisti di vicende analoghe, tra i quali gli ospiti del Residence dei Babbi, attivato due anni fa dal Comune di Rimini e uno scrupoloso lavoro di documentazione sulle prassi e le normative in tema di affidamento di minori, lo spettacolo vuole osservare da vicino quello che è diventato uno dei disagi simbolo della nostra generazione, tentando di porsi degli interrogativi su una questione che crediamo sostanziale, ovvero: l’assenza di prospettive data dalla rottura degli argini col vecchio modello di famiglia.

Attraverso un confronto commovente e rocambolesco tra un’integerrima assistente sociale, alle prese con il suo primo incarico al rientro da un periodo di pausa forzata e uno sperduto padre separato, in piena fase di “ristrutturazione emotiva”, si assisterà ad un incontrarsi e ad un riconoscersi, per scoprire che tra la prassi e le eccezioni, c’è un filo che ci lega tutti: quello del bisogno del sentirsi accolti e dell’imparare a lasciarsi accogliere. Lei ha qualcosa che non riesce a perdonarsi, lui ha qualcosa da nascondere. Un emozionante duello, tra telefonate inaspettate, angoscianti sospetti e divertenti sorprese.

Un intreccio di reti metalliche ed elementi essenziali – progettati e realizzati, così come il disegno luci, da Lucio Diana – rappresentano l’interno di una casa semi arredata, sottolineando il carattere precario e claustrofobico della condizione dei due protagonisti, mentre una puntuale tessitura sonora agevola il viaggio dello spettatore attraverso le differenti atmosfere, accompagnando i dialoghi serrati di questo incontro-scontro, spesso comici, alle volte struggenti e introspettivi.

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