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Libri. Kairos di Max Livori: emozioni inaspettate

Giovedì 28 Luglio 2016 — 08:28

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di Stefania D’Echabur

Mi piacciono i neo scrittori, perché spesso regalano emozioni inaspettate. È quello che si è verificato leggendo Kairos, Edizioni del Boccale, autore: Massimo Livori nasce e vive a Livorno dal 1955.
Chissà perché la sua mente tornò agli anni del liceo, a Cronos, la divinità del tempo che scorre inesorabile, e a Kairos che, nell’Olimpo, rappresenta l’attimo dopo il quale tutto non è più come prima. Piero era conscio che l’incontro con quello sconosciuto semidio aveva di fatto sconvolto tutta la sua tranquilla vita borghese.

Una storia che si snoda nel tempo e con il tempo, senza la pesantezza di un orologio. Un tempo liquido dove l’uomo si pone delle domande.
L’arco narrativo di Kairos scorre sopra due rette parallele, due binari che si cibano di grande energia, originalità e sorpresa.
Un romanzo è degno di essere chiamato tale quando crea meraviglia, quando una volta finito, resta la consapevolezza di avere imparato qualcosa, quando i personaggi incontrano la sfera emotiva di chi lo ha letto.
Kairos ha questi tre elementi: ritmo incalzante, tessuto storico e introspezione.
Mi è piaciuto molto come Livori ha orchestrato il tema del carcere, il tessuto umano ha prevalso con dignità e verità sospendendo il giudizio.
Un ingegnere va in Ungheria a lavorare per dare una scossa alla propria esistenza, delle lettere dal passato, una madre che decide il destino del proprio figlio, sono gli ingredienti di una storia avvincente, dove spero si consacri nel tempo a venire, la nascita di uno scrittore degno di nota.

 

 

 

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