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Perché non far lavorare i medici di famiglia anche dopo i 70 anni?

Venerdì 24 Luglio 2020 — 08:58

Come saprete, il termine di età stabilito per conservare la Convenzione Unica per la Medicina Generale è di settanta anni e l’accesso alla convenzione è stato estremamente problematico per i colleghi più giovani di noi. Adesso però, che si avvicina rapidamente il 2022 e che i nati nel 1952 sono prossimi al pensionamento, si configura un repentino ricambio generazionale che credo possa essere traumatico. Già adesso, con il pensionamento dei “vecchi” medici di famiglia, alcuni quartieri (guarda caso, i più “popolari”, le periferie) sono rimasti pressoché privi di ambulatori medici e la popolazione incontra notevoli difficoltà a recarsi presso il proprio “nuovo” medico di famiglia. La mia non vuole essere sicuramente una censura nei confronti dei colleghi più giovani, ma questo fatto mi induce a ritenere – a me che sono sempre stato un uomo di sinistra – che sarebbe opportuno un passaggio di consegne meno traumatico e che quindi sarebbe opportuno concedere ai colleghi che intendano proseguire nella loro attività anche oltre il settantesimo anno di poterlo fare. Quelli di noi che sono ancora motivati potrebbero garantire un bagaglio non indifferente di esperienza da mettere a servizio della popolazione. Sarebbe inoltre il miglior riconoscimento per una categoria che ha purtroppo contato tante vittime a causa del COVID. Inoltre, vista la carenza di organico in molti reparti ospedalieri, specie nelle chirurgie e negli altri reparti che comportano maggior sacrificio ed espongono a rischi medico-legali, anche in tale ambito potrebbe essere introdotta la facoltà (e non l’obbligo) del pensionamento al raggiungimento dell’età prevista. Molti settantenni di oggi sono vitali come cinquantenni ed anche in passato ho conosciuto ed apprezzato colleghi che sono rimasti validamente in attività fino agli ottanta anni ed oltre. Non so se questa mia proposta possa essere ritenuta valida, ma vi assicuro che la sottopongo alla vostre attenzione (ma anche a quella del ministro della sanità e di esponenti politici che ho già contattato) unicamente nell’interesse della popolazione degli assistiti. Credo anche che, viste le lamentele che si levano continuamente dagli assistiti per tale problematica, un intervento in tal senso potrebbe contribuire a togliere argomenti a certi tribuni che sanno solo cavalcare il malcontento.

Lettera firmata

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