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Minniti: “Dobbiamo fare il congresso al più presto”

Per l'ex ministro degli Interni "c’è stata una rottura sentimentale con gli elettori”

giovedì 09 agosto 2018 18:37

di Letizia D'Alessio

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Il 7 agosto ospite della Festa dell’unità è stato l’ex ministro degli Interni Marco Minniti che ha parlato del tema della sicurezza ma anche e soprattutto del suo Partito democratico (il programma della festa). “Quella del 4 marzo è stata – ha detto – la sconfitta più dura mai subita da una forza di sinistra riformista. Quando un partito subisce una batosta del genere le ragioni sono molteplici”. Secondo l’ex ministro le ragioni della sconfitta alle politiche risiedono principalmente nel fatto di “non aver saputo dare risposta ai sentimenti di rabbia paura degli italiani” e di “essere apparsi impermeabili alle richieste dei cittadini. C’è stata una rottura sentimentale con gli elettori”.
Minniti ha criticato soprattutto il fatto “aver risposto a chi perdeva il lavoro con le statistiche. Non è possibile agire in questo modo”. Per ricostruire il Pd secondo il deputato serve “rimboccarsi le maniche e tornare nelle periferie, che prima erano il cuore pulsante della sinistra e in questi anni sono state dimenticate”. È necessaria quindi una trasformazione radicale del Partito Democratico che va per l’ex ministro letteralmente ‘rivoltato come un calzino’ cambiando il gruppo dirigente e le idee. Per questo è indispensabile “fare il più rapidamente possibile un congresso”. Tuttavia Minniti ha spiegato chiaramente di non volersi candidare alla segreteria, invita però i suoi colleghi di partito a mettere da parte la visione personalistica che ha dominato finora all’interno del Pd e a pensare al destino collettivo: “Se partissimo da una disputa personalistica e solo sui nomi avremmo fallito ancor prima di iniziare”. Non potevano mancare poi i riferimenti al suo successore Matteo Salvini, che però per tutto l’incontro non ha mai chiamato per nome: “Ho lasciato a chi è venuto dopo di me un diminuzione degli arrivi e dei morti in mare, tutto questo senza che venissero chiusi porti – ha concluso l’ex ministro – mi risulta invece che tra giugno e luglio, quando si sono registrati oltre 600 decessi, il numero di chi è morto nel Mediterraneo è tornato ad aumentare”.

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