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Confcommercio e Confesercenti: “Un deserto non è una città sicura. No a una Livorno spenta e svuotata”

Domenica 25 Gennaio 2026 — 13:07

È netta la posizione di Confcommercio e Confesercenti, che intervengono con forza sulle prese di posizione sulla movida così come rappresentata dal comitato Modì di via Cambini

“Un vuoto che ci ricorda la recente pandemia non è il modello di città che vogliamo. Un centro senza persone, senza vita e senza attività non è più sicuro: è semplicemente buio e freddo”.

È netta la posizione di Confcommercio e Confesercenti, che intervengono con forza sulle prese di posizione sulla movida così come rappresentata dal comitato Modì di via Cambini.

“La città è per definizione rumore, movimento, relazioni, socialità – afferma la presidente provinciale di Confcommercio Livorno, Francesca Marcucci –. Pensare di garantire sicurezza spegnendo la vita urbana è un errore gravissimo. Un deserto non è una città sicura, è una città fragile, esposta al degrado e all’abbandono. Le imprese tengono accese le luci, presidiano il territorio, creano lavoro e coesione sociale. Colpirle significa impoverire Livorno”.

Secondo le associazioni di categoria, il tentativo di trasformare la vitalità del centro in un problema di ordine pubblico rappresenta un precedente pericoloso.

“Non possiamo accettare che la normale presenza di cittadini, giovani e famiglie venga descritta come una minaccia – prosegue Marcucci –. Quando si comincia a limitare la libertà di muoversi, di incontrarsi, di vivere gli spazi pubblici, si apre una strada pericolosa. Oggi si colpisce una via, domani un intero quartiere. È un meccanismo che rischia di svuotare la città e di comprimere diritti fondamentali”.

“Se qualcuno cerca la pace assoluta, esistono le campagne. I centri storici, in tutta Italia, sono luoghi vivi. Criminalizzare chi lavora e chi frequenta la città significa minarne il futuro”.

Sulla stessa linea il presidente provinciale di Confesercenti Livorno, Fabio Tinti: “La sicurezza non si costruisce imponendo limiti indiscriminati, chiudendo locali o scoraggiando la presenza delle persone perbene. Si costruisce con il controllo del territorio, con il contrasto alla microcriminalità, con servizi adeguati e con il dialogo istituzionale. Non con misure punitive che colpiscono chi rispetta le regole”.

Tinti ribadisce il ruolo centrale delle imprese del centro: “Parliamo di aziende che investono, pagano tasse, danno lavoro, animano le strade e rendono la città attrattiva e, nondimeno, permettono ai nostri giovani di non spostare nei comuni limitrofi con rischi per la loro incolumità.

Trattarle come un problema da contenere è profondamente ingiusto e miope. Senza commercio e senza servizi, il centro si spegne. E quando si spegne, i problemi aumentano, non diminuiscono”.

Confcommercio e Confesercenti chiedono quindi un cambio di approccio e un confronto serio, basato su dati, responsabilità e buon senso.

“Non possiamo affidarci a soluzioni sempliciste e ideologiche in nessun approccio verso la città. Continueremo convintamente a tutelare il diritto al lavoro delle imprese e la libertà dei cittadini di vivere e frequentare Livorno. La nostra città ha bisogno di politiche equilibrate e lungimiranti, capaci di coniugare sicurezza, vitalità e prospettive di crescita, evitando misure che potrebbero impoverirne la vita sociale ed economica.”

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