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Confesercenti e Confcommercio: ancora sulla saturazione della GDO a Livorno

Le due associazioni di categoria intervengono sulla necessità di una seria programmazione delle città negli anni a venire, sottolineando l'inopportunità di approvare nuove strutture della Grande Distribuzione Organizzata

Giovedì 11 Marzo 2021 — 16:01

Le due associazioni di categoria intervengono sulla necessità di una seria programmazione delle città negli anni a venire, sottolineando l’inopportunità di approvare nuove strutture della Grande Distribuzione Organizzata.

Secondo il direttore provinciale Confesercenti Alessandro Ciapini “Costruire la visione di una città che riconosca al commercio il ruolo che ancora ricopre in termini di produzione di reddito, di posti di lavoro, di sicurezza diffusa, di servizio di quartiere, e questo a dispetto di tutte le difficoltà, le sfide, le complicazioni burocratiche, la minaccia dell’on line. Questo è l’obiettivo che ci aspettiamo dalle amministrazioni del territorio, in particolar modo da quella del capoluogo. L’occupazione di qualità si costruirà anche permettendo ai giovani di entrare nel mercato del lavoro come imprenditori, nonché garantendo vitalità e accesso a centinaia di piccole imprese che già insistono sul nostro territorio”.

Gli fa eco il direttore provinciale Confcommercio Federico Pieragnoli: “L’area livornese è quella, a livello regionale, con la più ampia diffusione di esercizi della grande distribuzione organizzata. Nella futura programmazione vigileremo affinché non vengano autorizzati altri metri quadri, perché se è vero che con l’apertura dell’Esselunga è stata sanata un’ingiustizia sul fronte della libera concorrenza durata decenni, se è vero che sono i consumatori, in ultima analisi, a dover decidere quali sono i negozi da scegliere, è altrettanto vero che la competizione andrebbe corsa con gli stessi vantaggi alla partenza. Se la politica permette l’ingresso di nuove imprese della GDO sul mercato livornese, e contemporaneamente impedisce di fatto l’accesso e il parcheggio dei clienti ai centri del commercio di vicinato, si genera sul nascere un’asimmetria tra grande e piccolo imprenditore che è impossibile riequilibrare”.

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