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Crescono bar e ristoranti in centro: +13,4% in dieci anni

Mercoledì 17 Giugno 2026 — 16:14

L'indagine Fipe-Confcommercio fotografa una città in controtendenza rispetto al dato nazionale: tra il 2015 e il 2025 sono state aperte 22 attività. Pieragnoli e Garaffa: "Il centro resta attrattivo, ma non dobbiamo lasciare indietro i quartieri"

Secondo l’indagine nazionale Fipe-Confcommercio sulla demografia d’impresa nei centri storici, realizzata con il Centro Studi Tagliacarne, Livorno mostra un andamento in controtendenza rispetto a molte città italiane: tra il 2015 e il 2025 i pubblici esercizi nel centro storico crescono di 22 unità, pari a +13,4%, mentre nel resto del territorio urbano si registra una perdita di 26 attività, pari a -4,6%. Il saldo complessivo cittadino è quindi solo lievemente negativo (4 esercizi in meno). Il dato più significativo è lo spostamento dell’offerta verso il centro. Nel confronto con il dato nazionale Livorno registra infatti una performance nettamente superiore alla media per quanto riguarda il centro storico, ma anche una contrazione più marcata nelle zone esterne. Nei 125 comuni oggetto dell’indagine, i centri storici crescono appena dello 0,5%, mentre le aree non centrali calano dell’1,8%. Tra le città toscane presenti nell’indagine Prato primeggia, crescendo sia nel complesso (+67 esercizi, +8,5%), sia nel centro storico (+58, +14,5%), mentre Pisa figura tra le peggiori performance nazionali con -114 pubblici esercizi, pari a -14,6%.
“Il dato di Livorno è positivo perché dimostra che il centro storico mantiene una capacità di attrazione importante”, commenta il direttore di Confcommercio Livorno Federico Pieragnoli. “Ristoranti, bar e attività di somministrazione sono presidi economici, sociali e turistici. Dove aprono nuove imprese aumentano vitalità, sicurezza percepita e occasioni di incontro. Ma proprio per questo dobbiamo evitare che la crescita del centro avvenga a scapito delle altre zone della città”. Sulla stessa linea Federica Garaffa, presidente Fipe Confcommercio Livorno: “La presenza dei pubblici esercizi non è solo un fatto commerciale. Un bar, una pasticceria, un ristorante di quartiere sono servizi di prossimità, punti di riferimento per residenti, anziani, famiglie e lavoratori. Il calo nelle aree non centrali deve far riflettere: servono politiche che rendano sostenibile fare impresa anche nelle periferie, con accessibilità, parcheggi, sicurezza, decoro urbano e regole certe”. A livello nazionale, l’indagine evidenzia inoltre un cambiamento strutturale del settore: tra il 2015 e il 2025 aumentano i ristoranti con servizio (+9,8%), la ristorazione take away (+4,3%) e gelaterie e pasticcerie (+6%), mentre diminuiscono in modo netto i bar (-18,2%). “Il tema non è frenare chi investe nei centri storici”, conclude Pieragnoli, “ma creare le condizioni perché anche i quartieri restino vivi. Una città equilibrata ha bisogno di un centro attrattivo e di periferie servite. Per questo chiediamo alle amministrazioni di considerare i pubblici esercizi come parte integrante della qualità urbana”.

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