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Porto, via al monitoraggio delle specie aliene

Gli organismi trovati, vari esemplari di pesci, crostacei, gasteropodi ed echinodermi sono stati prelevati e conservati per la loro successiva identificazione che porterà a determinare la presenza o meno di eventuali specie non indigene

Mercoledì 16 Febbraio 2022 — 11:37

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Le specie invasive sono considerate una delle principali cause di riduzione della biodiversità dovuta alle possibili alterazioni degli habitat e degli equilibri degli ecosistemi e per questo la direttiva europea sulla Marine Strategy prevede uno specifico descrittore dedicato al monitoraggio in mare delle specie non indigene, dette NIS, introdotte dalle attività umane.

Sebbene la valutazione risulti molto complessa durante il primo ciclo di attività della Strategia Marina il MiTE, responsabile per l’attuazione della direttiva, ha affidato alle Agenzie ambientali i monitoraggi nelle aree a maggiore rischio di introduzione di specie aliene e nel Summary Report pubblicato a fine 2018 il numero di specie inserito nella lista delle NIS presenti nei mari italiani era di 244 specie aliene, 16 specie criptogeniche (origine sconosciuta), 15 specie dubbie, oltre a 58 specie per le quali sono necessarie ulteriori verifiche in letteratura.

In Toscana l’attività di monitoraggio svolta da ARPAT dal 2015 al 2018 per le specie non indigene (NIS) si è incentrata su due stazioni nell’area portuale di Piombino che è risultato composto da una comunità biologica ricca di NIS e specie criptogeniche. Il trasporto marittimo è il principale responsabile dell’introduzioni di specie non indigene nei mari dell’UE, infatti la presenza di una NIS è il risultato di una introduzione volontaria o involontaria principalmente attraverso le acque di zavorra delle navi e il “fouling” ossia le incrostazioni che ricoprono gli scafi. Un’altra modalità di introduzione di NIS è anche attraverso l’acquacoltura, in modo volontario con le specie allevate e involontario con le specie associate.

Dal 2021 il modulo operativo di monitoraggio delle NIS è stato aggiornato e prevede una serie di attività a livello sperimentale sia all’interno dell’area del porto industriale di Livorno che a Piombino presso l’impianto di molluschicoltura di Carbonifera, un’area sufficientemente distante dalla zona portuale per facilitare l’assegnazione delle NIS al possibile impatto degli impianti di molluschicoltura che potrebbero rappresentare un importante vettore di introduzione involontaria, dovuto alle frequenti traslocazioni.

Nel porto di Livorno la scelta del punto d’indagine è caduta sulla banchina Lorenzini dove si sta utilizzando, a livello sperimentale, una nuova tecnica adottata anche da ARPA Emilia Romagna e da ARPA Liguria, quest’ultima capofila della sottoregione Mediterraneo Occidentale della Strategia Marina di cui ARPAT fa parte.

I moduli utilizzati per questo tipo di analisi sono costituiti da un mattone di zavorra sotto cui è posizionato un pannello in pvc, la cui faccia rivolta verso il basso viene analizzata per determinare lo zoobenthos, il complesso degli organismi animali che vivono sul fondo dei mari. Più in alto è collocato un altro pannello esposto alla luce per l’analisi della sola componente macroalgale.

Nel mese di  maggio 2021 sono stati calati in acqua 6 moduli comprensivi dei due pannelli sia a Livorno che a Piombino. Dopo tre mesi, in agosto, sono stati recuperati metà dei moduli e dopo altri tre mesi, a novembre, i restanti tre per procedere all’analisi e determinare la presenza della fauna che si sposta (vagile), quella degli invertebrati sessili, ancorati al substrato, e della componente macroalgale.

Nelle foto seguenti mostriamo uno dei pannelli superficiali recuperati a Livorno per l’analisi del fitobenthos (a sinistra) ed un pannello profondo legato al mattone che aveva la superficie esposta

La determinazione delle specie è in corso, per la parte macroalgale ci avvaliamo del supporto scientifico del CIBM di Livorno mentre l’analisi del macrozoobenthos è a cura della UO Biologia del Settore Laboratorio dell’Area Vasta Costa.

Il monitoraggio per la ricerca di specie aliene ha previsto, sempre a livello sperimentale dal 2021, anche l’utilizzo di nasse per raccogliere le specie epibentoniche (Epimegabenthos vagile), organismi che si muovono sul fondo marino.

Le nasse utilizzate sono state di quattro tipologie diverse, tutte generalmente utilizzate per diverse tipologia di pesca, innescate con sardine inserite in sacchetti di rete molto fine, con lo scopo di favorire una maggiore durata dell’effetto di attrazione.
Le dodici nasse, miste tra le quattro tipologie, sono state posizionate sempre alla banchina Lorenzini del porto di Livorno, in due momenti diversi, uno in primavera e uno in autunno.
Il recupero in primavera è avvenuto dopo 18 ore di posa in acqua, in autunno invece è stato effettuato un primo controllo dopo 18 ore ed uno successivo dopo ulteriori 24 ore con lo scopo di aumentare la cattura degli esemplari. Pur con alcune differenze dovute alla tipologia di nassa utilizzata, in generale le catture non sono state abbondanti.

Gli organismi trovati, vari esemplari di pesci, crostacei, gasteropodi ed echinodermi sono stati prelevati e conservati per la loro successiva identificazione che porterà a determinare la presenza o meno di eventuali NIS.

I dati ottenuti durante il monitoraggio del Modulo 3 Specie non indigene saranno disponibili insieme a quelli delle altre Agenzie ambientali nel Sistema Informativo centralizzato.

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