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In Rianimazione ecco le “Aerosol Box”, pensate a Boston e realizzate a Livorno

Realizzando una semplice scatola in plexiglass trasparente con due fori per l’introduzione delle mani, è possibile ridurre al minimo la contaminazione da goccioline (droplets) degli operatori, ma anche dell’intero ambiente sanitario con immediati vantaggi in termini di rischio

Mercoledì 22 Aprile 2020 — 11:55

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La "scatola" è stata introdotta, replicando l’esperienza portata avanti da alcuni medici di Boston negli Stati Uniti, grazie alla produzione artigianale della "scatola" realizzata direttamente in ospedale

La Rianimazione di Livorno ha un’arma in più nella lotta al contagio da Coronavirus chiamata “Aerosol Box”. E’ stata introdotta, replicando l’esperienza portata avanti da alcuni medici di Boston negli Stati Uniti, grazie alla produzione artigianale della “scatola” realizzata direttamente in ospedale. L’intuizione è nata oltreoceano dall’osservazione dell’alto rischio di contagio, nel caso di patologie che si diffondono tramite aerosol come il Covid-19, al quale sono esposti gli operatori nel corso di manovre invasive eseguite in urgenza come le intubazioni attraverso la trachea.
L’esperienza positiva riscontrata negli Stati Uniti ha convinto della opportunità di dotarsi di tale strumentazione costruita direttamente dai manutentori in servizio in ospedale seguendo le indicazioni fornite nello studio dagli stessi inventori. In questo modo, a costo praticamente zero, è stato possibile realizzare per la Rianimazione tre “Aerosol Box” che permettono di eseguire trachetomie e altre manovre invasive su pazienti positivi al Covid-19 con maggior tranquillità.

Lo studio, pubblicato il 3 aprile scorso sul “The New England Journal of Medicine“, mostrava come, realizzando una semplice scatola (“Aerosol Box”) in plexiglass trasparente con due fori per l’introduzione delle mani (vedi foto), fosse possibile ridurre al minimo la contaminazione da goccioline (droplets) degli operatori, ma anche dell’intero ambiente sanitario con immediati vantaggi in termini di rischio.
La simulazione prevedeva che la diffusione di aerosol che normalmente avviene da un paziente con tosse fosse sostituita da un palloncino in lattice contenente del colorante fluorescente gonfiato fino a farlo esplodere. La stessa situazione, con “Aerosol Box”, porta ad una limitazione drastica del raggio di azione delle gocce “sparate” verso l’operatore che si ritrova contaminato solo sugli avambracci e verso il locale (pavimento, strumentazione, letto ecc) che non viene interessato in alcun modo.

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