“Sono stati giorni vissuti d’un fiato, poi l’abbraccio più bello della mia vita”
Foto inviata da Matteo
"Quando ho riabbracciato mio figlio sono crollato per l’emozione. Ringrazio Pronto Soccorso (umanità straordinarie) e Neurochirurgia (semplicemente da applausi), mia moglie, la famiglia e gli amici di una vita". In una lettera inviata alla redazione, l'intensa testimonianza di Matteo
In una lettera inviata alla redazione un lettore racconta la paura, la gratitudine verso il personale dell’ospedale e la gioia più grande: tornare a casa e riabbracciare il figlio Giulio. Una testimonianza intensa, dedicata a chi gli è stato accanto nei giorni più difficili.
Mi chiamo Matteo, ho 43 anni e desidero condividere con i vostri lettori la mia storia per esprimere una profonda e doverosa gratitudine. Da circa una settimana soffrivo di forti mal di testa, inizialmente trattati con i normali farmaci. Successivamente, con il supporto del mio medico di famiglia, abbiamo provato altre terapie, ma senza riscontrare alcun miglioramento. La mattina di venerdì 17 ottobre la situazione è improvvisamente peggiorata: i dolori non accennavano a placarsi, fino a quando non mi sono deciso a chiamare il 112 per essere trasportato al Pronto Soccorso. Lì sono stato preso in carico dal personale del pronto intervento e del Pronto Soccorso con tempestività, professionalità e un’umanità straordinarie, a dispetto delle troppe critiche che spesso vengono mosse verso queste strutture. Dopo gli accertamenti con TAC e Risonanza Magnetica, mi è stata diagnosticata una cisti colloidale del terzo ventricolo condizionante idrocefalo ostruttivo acuto sopratentoriale biventricolare. Da quel momento la palla è passata al reparto di Neurochirurgia. Venerdì ho subito un delicato intervento alla testa per la rimozione della cisti. Un grazie immenso va alle sapienti mani del Professor Santonocito, Primario di Neurochirurgia, e a tutto il suo incredibile staff medico, senza dimenticare il personale infermieristico, gli OSS e le addette alle pulizie. Il reparto del terzo padiglione è semplicemente da applausi: desidero ringraziarli di cuore per come mi hanno accudito e condotto fino a farmi tornare, sulle mie gambe, a casa dalla mia famiglia.
Un ringraziamento speciale va a tutta la mia famiglia di Livorno — ai miei genitori, ai miei fratelli, ai suoceri e ai cognati — e ai parenti giunti da Casole d’Elsa. Un grazie di cuore va anche ai tantissimi amici di una vita: vederli tutti insieme mi ha davvero commosso e mi ha dato una forza ancora maggiore per rimettermi in salute al più presto. Non posso poi dimenticare i molti colleghi che sono passati a trovarmi o che mi hanno scritto, facendomi sentire la loro vicinanza con ogni mezzo possibile. Insomma, un grazie davvero a tutti, a chiunque abbia dedicato anche solo un attimo del proprio tempo per me. Un pensiero infinitamente speciale va alla mia eccezionale e incredibile moglie Elisa, compagna di vita unica, che si è spesa senza riserve per sostenermi, per non farmi mancare nulla e per essersi presa cura, in un momento così delicato, del nostro bimbo di 9 anni, Giulio. Sono state quattro giornate lunghe, vissute tutte d’un fiato. Ma oggi, 20 ottobre, quando ho potuto finalmente riabbracciare mio figlio, sono crollato a tutte le emozioni che avevo tenuto dentro. È stato uno dei momenti più belli, intensi e personali che abbia mai vissuto, difficilissimo da spiegare a parole. Mi sento estremamente fortunato di poter raccontare questa mia vicissitudine. Il mio pensiero va a tutte quelle famiglie che purtroppo non hanno avuto un epilogo positivo come il mio. In questa società che va così veloce siamo abituati a dare tutto per scontato, poi improvvisamente accadono cose che rimettono ogni cosa in discussione. Mi sono ritrovato a un bivio: per fortuna ho imboccato la strada giusta e oggi sono qui a poterlo raccontare.
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