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“A casa con Sara”, ecco il diario di bordo degli alunni delle Micheli

L’Istituto Comprensivo Micheli – Bolognesi ha favorito, grazie al progetto di istruzione domiciliare “A Casa con Sara”, la crescita culturale e l’educazione di tutti i bambini della classe

Martedì 7 Luglio 2020 — 12:11

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“Perché ci sono bambini che, da fermi, riescono a muoversi più di quelli che corrono” è stato scritto sulla targa consegnata martedì 7 luglio dai bambini della classe 5ª C Micheli ai genitori di Sara

“Perché ci sono bambini che, da fermi, riescono a muoversi più di quelli che corrono” è stato scritto sulla targa consegnata martedì 7 luglio dai bambini della classe 5ª C Micheli ai genitori di Sara (foto Lorenzo Amore Bianco). Questa massima è infatti la sintesi di un percorso di istruzione domiciliare che ha avviato uno scambio tra insegnante e bambini producendo incontri settimanali tra due mondi, la famiglia e la scuola, ognuno caratterizzato da specifiche regole e particolare modalità di funzionamento. I veri protagonisti di questa riprogettazione di inclusione sono stati i bambini della classe 5ª C Micheli-Bolognesi che a turno sono andati a casa di Sara ed in autonomia e nell’ambiente famigliare hanno trovato altri canali di espressione (artistica, musicale, orale), per far sentire la loro presenza e vicinanza alla compagna costretta dalla sua disabilità a seguire le lezioni da casa. Da questa tempesta di idee è nato un diario di bordo per lasciarle una testimonianza concreta e duratura di questa bella avventura che è stata la scuola primaria.
L’Istituto Comprensivo Micheli – Bolognesi ha favorito, grazie al progetto di istruzione domiciliare “A Casa con Sara”, la crescita culturale e l’educazione di tutti i bambini della classe, avvicinando la scuola al territorio al fine di realizzare un processo di integrazione e di collaborazione indispensabili per superare individualismi. Le insegnanti ed i genitori presenti hanno infine sottolineato come il momento del lockdown abbia rappresentato una esperienza veramente inclusiva perché tutti, un po’ come Sara, erano chiusi in caso ed insieme collegati in videoconferenza.

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