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“Ali Spezzate, Voli Infiniti”, 460 studenti raccontano la forza della resilienza

Mercoledì 20 Maggio 2026 — 09:19

L’evento conclusivo del progetto che ha unito IC Bartolena, Liceo Enriques e Università di Firenze ha trasformato il palco del Teatro 4 Mori in un grande racconto collettivo di inclusione, fragilità e rinascita, tra testimonianze paralimpiche, danza, musica e storie di vita quotidiana

Il 19 maggio 2026 il Teatro 4 Mori di Livorno ha ospitato l’evento conclusivo del progetto “Ali Spezzate, Voli Infiniti: Trame di Vita e di Resilienza”. Non si è trattato di un semplice spettacolo di fine anno, ma del punto di arrivo di un cammino interistituzionale iniziato a settembre che ha visto collaborare l’Istituto Comprensivo G. Bartolena, il Liceo Scientifico Enriques e il dipartimento FORLILIPSI dell’Università di Firenze. Sul palco si sono alternati 460 studenti, dando vita a un racconto corale che i rispettivi dirigenti — la dott.ssa Maria S. Oriti (IC Bartolena) e il dott.er Ersilio Castorina (Liceo Enriques) — insieme alla dott.ssa Silvia Guetta dell’Università di Firenze, hanno definito come un’esperienza fondamentale per fornire ai giovani gli strumenti interiori e la resilienza necessari ad affrontare una realtà complessa, proteggendo i propri sogni senza lasciarsi abbattere dagli ostacoli.

L’Innocenza dei Gesti: La purezza dei più piccoli

La mattinata si è aperta ed è poi proseguita durante le varie fasi dando voce e spazio ai bambini della scuola dell’infanzia e della primaria e secondaria. Attraverso video, riflessioni e canti corali diretti dai Professori Cristiano Grasso, Elena Verdi e Valentina Benifei, i più piccoli insieme ai grandi, hanno portato sul palco la disarmante purezza della gentilezza. Di particolare impatto è stata la performance della scuola Cattaneo, che ha utilizzato il linguaggio dei segni per comunicare il valore dell’inclusione. Sul palco si sono alternate anche le classi dei vari plessi della Primaria Corridi e Lambruschini, Franchi e Sgherri, dove gli alunni hanno intervallato canzoni incentrate sulla gentilezza a piccole rappresentazioni sceniche. Questi momenti teatrali sono stati espressamente dedicati a far riflettere la platea su come le parole ostili abbiano il potere di innalzare muri e generare fratture profonde, mentre, al contrario, le parole misurate e i gesti gentili sappiano dare vita a una comunità coesa che cresce e si rafforza giorno dopo giorno. In queste rappresentazioni è emerso con forza uno dei pilastri dell’intero progetto: la gentilezza non come debolezza, ma come fondamento di una comunità sana. I bambini hanno dimostrato ai più grandi come un gesto puro possa spezzare l’isolamento e trasformarlo in senso di appartenenza, offrendo una vera e propria lezione di spontaneità agli studenti delle superiori.

Il Coraggio di Ricominciare: I Talk con i Campioni Paralimpici

Il cuore pulsante dell’evento è stato rappresentato dai “Talk” con gli atleti paralimpici del territorio, diventati per i ragazzi simboli viventi di come una ferita possa tramutarsi in una “nuova traiettoria” di volo: Giulia Aringhieri (Sitting Volley): Ha aperto la serie di interventi condividendo l’essenza e la forza dello scendere in campo insieme alla propria squadra. Se avesse dovuto scegliere una sola parola per descrivere le emozioni e l’energia profonda che prova ogni volta che entra in campo con le sue compagne, quella parola sarebbe legata alla condivisione e alla resilienza collettiva, dimostrando come lo sport di squadra sia uno straordinario amplificatore di inclusione e riscatto. Pietro Passerini (Stile Libero): Ha dialogato con gli studenti sulla sensazione di libertà e “leggerezza” che l’acqua gli regala, offrendo una profonda riflessione sulla fragilità: accettare le proprie difficoltà e saper chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma la caratteristica che ci rende autentici e, paradossalmente, più forti. Christian Volpi (Canoa paralimpica): Ha condiviso la sua drammatica e potente storia di rinascita dopo che un terribile incidente stradale gli ha cambiato la vita. Rivolgendosi ai giovanissimi delle elementari e delle medie, ha mostrato come il limite possa trasformarsi in una risorsa e in un esempio da seguire.

La Resilienza nel Quotidiano: Le storie della comunità livornese

Il progetto ha voluto anche sottolineare che la resilienza non abita solo nelle cronache sportive o sui podi mondiali, ma attraversa silenziosamente le case e i corridoi scolastici di tutti i giorni . Due testimonianze locali hanno commosso la platea: “Oltre lo Sguardo”: Un intenso dialogo tra uno studente del Liceo Enriques (Mario) e sua madre, colpita da cecità. Un confronto toccante su come si possa imparare a “vedere con il cuore”, trasformando le barriere domestiche e cittadine in semplici tappe di un viaggio affrontato insieme, dove la forza della madre fa da bussola al figlio e lo sguardo interiore supera ogni limite visivo. La storia di Tony: Un’intervista al dottor Ilario Sartori, padre di Tony, amato membro del personale ATA del plesso Sgherri. Il padre ha raccontato la conquista quotidiana dell’autonomia da parte del figlio (un uomo di 42 anni che attraversa la città da solo in autobus), trasformando l’unicità in una risorsa per l’intera comunità scolastica. Un percorso concluso con un sorriso e una battuta “alla livornese”: «A Livorno è più famoso lui dei calciatori!», a testimonianza di una perfetta e solare integrazione sociale .

Lo Specchio dei Grandi: L’eco emotiva nei ragazzi dell’Enriques

Il momento più riflessivo ha visto protagonisti gli studenti del Liceo Enriques, che hanno fatto da vero e proprio “ponte tra le generazioni”. I liceali hanno utilizzato l’Intelligenza Artificiale per dare una forma narrativa alle emozioni vissute, mettendo la tecnologia al servizio della sensibilità umana Nelle interviste sul palco, i ragazzi hanno confidato l’impatto profondo del progetto: Il legame col passato: Hanno rintracciato lo stesso “filo rosso” di forza interiore tra il lavoro svolto l’anno precedente sulla Shoah con i colori di Eva Fischer e la grinta fisica degli atleti paralimpici odierni. Lo scambio reciproco: Lavorando fianco a fianco con i bambini più piccoli delle Bartolena, i liceali hanno riscoperto quell’entusiasmo puro che l’adolescenza a volte rischia di appannare. Hanno ammesso che lo scambio è stato bidirezionale: i piccoli hanno appreso dai grandi, ma i grandi hanno “curato” le proprie incertezze grazie alla spontaneità dei piccoli.

Guardarsi dentro: Nel montare i video e i ritratti degli atleti, i ragazzi hanno confessato di aver intravisto, dietro l’immagine dei campioni, le proprie personali “ali spezzate” (le fragilità e le ansie legate alle aspettative della loro età), imparando ad accettare i propri limiti non come muri insormontabili, ma come punti da cui ripartire. La resilienza è diventata così la loro nuova “cassetta degli attrezzi” per la vita.

Il Corpo Racconta: La forza dirompente della danza

Subito dopo l’intervento dedicato alle “Trame” e alle testimonianze, il palco è stato travolto dall’energia espressiva della danza. Il gruppo coreutico Dancerasmus e gli studenti delle classi terze si sono esibiti in una bellissima performance motoria. Attraverso una studiata ed energica gestualità, i ballerini hanno voluto dare corpo alla forza dirompente della Resilienza: un movimento dinamico che trasforma il peso del dolore e della caduta in pura leggerezza e sogno. I corpi in movimento hanno teso le braccia verso l’alto, mimando graficamente il volo e lanciando alla platea il messaggio visivo che, unendo le forze, è possibile spiccare il volo verso le vette più alte e apparentemente irraggiungibili.

Un Volo Infinito: Verso il futuro

L’evento si è avviato alla conclusione con una domanda cruciale rivolta sul palco a tutti gli atleti: come fare in modo che temi come l’inclusione e la resilienza non restino confinati in un “evento speciale” isolato, ma diventino materie quotidiane di formazione scolastica e sociale? La risposta è racchiusa nello spirito stesso con cui si è conclusa la mattinata. Questo 19 maggio non segna una parola “fine”, bensì un nuovo inizio. Le porte rimangono deliberatamente aperte: il volo iniziato nelle aule a settembre è destinato a continuare. Proteggere la fragilità dei giovani non significa nasconderla sotto una campana di vetro, ma aiutarli a trasformarla nella loro più grande risorsa. I semi gettati in questo anno scolastico rappresentano una promessa di speranza concreta per Livorno: una gioventù che impara a guardare al domani senza paura, consapevole che, anche quando le ali si feriscono, si possiedono gli strumenti interiori per ridisegnare la propria traiettoria e continuare a volare.

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