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Detenuto si laurea con 110 e lode

"Nativi digitali e rete. Conseguenze e possibilità etiche dischiuse dai social network" il titolo della tesi discussa alla presenza di molti familiari, degli educatori, del direttore del carcere e del garante dei detenuti. Relatrice prof.ssa Veronica Nieri

mercoledì 19 Giugno 2019 16:21

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Tra la grande emozione dei presenti si è svolta, mercoledì 19 giugno, la discussione della tesi di laurea del detenuto napoletano 39enne della sezione alta sicurezza della casa circondariale di Livorno.
Alla presenza di molti familiari, degli educatori, della polizia penitenziaria, del direttore del carcere Carlo Mazzerbo e del garante dei detenuti Giovanni De Peppo, la relatrice prof.ssa Veronica Nieri, insieme ai docenti componenti della commissione di laurea del Dipartimento di scienze dello spettacolo e della comunicazione dell’Università di Pisa, ha apprezzato la complessa tesi dal titolo “Nativi digitali e rete. Conseguenze e possibilità etiche dischiuse dai social network”. La tesi, discussa nel polo scolastico delle Sughere, ha trattato l’attualissimo fenomeno delle conseguenze, delle criticità e delle opportunità della rete sulle nostre società.
Una valutazione di 110 e lode quella della Commissione, che ha premiato il secondo laureato che realizza il suo sogno di crescita culturale in una sezione di alta sicurezza, riconoscendo lo sforzo dei tanti  operatori del settore educativo e della Polizia Penitenziaria che rendono concreto l’art. 27 della nostra Costituzione.
“Ha davvero un grande valore di riscatto – spiega il Garante dei Detenuti del Comune di Livorno – lo straordinario percorso di un detenuto che ha messo in gioco tutta la sua volontà e il suo impegno attraverso la cultura e lo studio finalizzato a riconquistare una vita da restituire alla società. Un grande risultato per tutto il personale del carcere della nostra città: un’altra laurea che si concretizza nell’istituto grazie alle presenze dei tanti docenti del Vespucci di Livorno (per la formazione relativa ai livelli di scuola media superiore) e dell’Università di Pisa (per la formazione universitaria), che con la loro passione civile offrono occasioni di crescita culturale e di formazione, per generare cittadini migliori e assicurare alla comunità quella sicurezza che può nascere solo grazie all’integrazione sociale”.

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4 commenti

 
  1. # Francesco

    Sentiti complimenti.

  2. # Riccardo F.

    Bravissimo! Onore a lui e onore a tutti coloro che si dedicano al recupero delle persone che si trovano in questa situazione nonostante tutte le difficoltà del caso. Complimenti.

  3. # Mina

    Congratulazioni vivissime

  4. # Bent

    La dimostrazione che le carceri non devono essere un luogo dove rinchiudere le persone e buttare via la chiave, come sostengono diversi personaggi in vista (e ahimé una plebaglia che li vota), bensì un posto che , se gestito in un certo modo, aiuta a reinserire le persone. Intendiamoci, si tratta di un caso straordinario a differenza di molti deliquenti che non si redimono ed anzi quando escono ricadono in delitti, ma è dimostrato che quando seguono determinati percorsi interni il tasso di recidiva poi si abbassa clamorosamente. Ci vuole certezza della pena ma non accanimento, uno Stato degno di tale nome deve cercare di arrivare a questi risultati.

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