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Studenti in piazza, in città sfila la protesta degli alunni

Tanti i giovani scesi in strada per manifestare il proprio dissenso su alcuni punti chiave della scuola di oggi

sabato 27 ottobre 2018 15:37

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Il Coordinamento degli Studenti Livornesi è sceso in piazza venerdì 26 ottobre. Una buona partecipazione di giovani unitisi in corteo per richiamare l’attenzione su alcune problematiche della scuola relative all’edilizia scolastica “troppo spesso negligente”, all’alternanza scuola lavoro “spesso troppo svantaggiosa per lo studente” e sui materiali didattici a volte “non adatti ai programmi del Ministero stesso”, spiegano gli studenti in una nota.
Una protesta incentrata anche sulla “svendita delle scuole in mano alle aziende tramite i dirigenti-amministratori scolastici introdotti già con la Buona Scuola di Renzi nel 2015 – racconta il Coordinamento degli Studenti Livornesi tramite una nota stampa –  Abbiamo discusso anche della recente militarizzazione delle scuole, con controlli antidroga realizzati nelle stesse scuole dalle forze dell’ordine secondo il decreto Scuole Sicure, redatto del ministro Salvini“.
Il corteo è partito alle 9 in piazza Cavour ed ha sfilato per via Ricasoli, piazza Grande, via Grande, piazza della Repubblica, viale degli Avvalorati, piazza del Municipio per poi ridirigersi in via Grande e da lì giungere al Provveditorato degli Studi, dove una delegazione di studenti è salita a parlare con il vice provveditore di Livorno per far portare sul tavolo le motivazioni della protesta.
“Un particolare ringraziamento va ai ragazzi dell’Ex Caserma Occupata che hanno contribuito con mezzi materiali e intellettuali nell’organizzazione del corteo del 26 – spiegano gli studenti in una nota stampa che continuano –  Le nostre rivendicazioni come Coordinamento Studentesco Livornese, si possono riassumere in quella che è la linea di riforme proposta dal Fronte della Gioventù Comunista. In primis un salario minimo e un orario garantito allo studente in alternanza con una paga pari al 60% del salario di un regolare impiegato dell’azienda che ospita l’alternanza. Nel caso in cui l’alternanza dovesse essere effettuata in un periodo estivo la paga sara del 70%, e l’orario estendibile a un massimo di 6 ore giornaliere e 30 settimanali. Se queste riforme non dovessero essere comprovate per qualsiasi ragione, l’alternanza deve essere abolita”.
Le rivendicazioni del Coordinamento vanno avanti. “Commissioni paritetiche per la valutazione dei progetti d’alternanza con veri e propri collettivi di istituto – spiegano i giovani manifestanti – in cui gli studenti, i docenti, i dirigenti scolastici ed i datori di lavoro si riuniscono al fine di discutere ed affrontare le problematiche sui luoghi di lavoro d’alternanza. Formazione in merito ai diritti sul lavoro: corsi antecedenti all’alternanza da far frequentare sia agli alunni-lavoratori che ai datori di lavoro stessi”.
Le richieste non si fermano. “Aumentare i finanziamenti statali alle scuole e cessare quelli destinati alle scuole private- specifica il Coordinamento Studentesco – l’unica maniera per contrastare la dipendenza delle scuole dalle aziende finanziatrici che si prestano per l’alternanza è aumentare i fondi statali agli istituti stessi, non tramite repressioni e cacce all’hashish nelle aule, ma con concreti investimenti in strutture, piani formativi e materiali”.

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