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Unità e Costituzione. La Fanfara dell’Accademia all’Itis Galilei

In occasione dell'anniversario dell'Unità Nazionale e dell'attuazione della legge 222 del 2012 è stato organizzato un incontro con gli studenti dell'Itis Galilei per far conoscere più a fondo la storia della nostra nazione

mercoledì 13 Marzo 2019 08:24

di Ilaria Fantoni

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In occasione dell’anniversario dell’Unità Nazionale, celebrato ogni 17 marzo, e dell’attuazione della legge 222 del 23 novembre 2012, la quale presenta le norme sull’acquisizione di conoscenze e competenze in materia “Cittadinanza e Costituzione” e sull’insegnamento dell’inno di Mameli nelle scuole, è stato organizzato un incontro con gli studenti in tutte le scuole della città con la partecipazione della Fanfara dell’Accademia Navale di Livorno, la quale si sente vicina alla città di Livorno, in quanto nata qui e con lo scopo di rimanerci.
L’Itis Galileo Galilei è stata, quindi, la prima scuola alla quale è stata proposta l’iniziativa, che ha preso il via lunedì 11 marzo nell’aula magna dell’istituto, con la presenza del coro dell’istituto Micali che, in alcuni brani, ha accompagnato la Fanfara.

E’ un evento che mostra quali sono stati gli episodi che hanno fatto sì che il nostro Paese diventasse indipendente e democratico e che ci insegna più approfonditamente il significato del nostro inno nazionale, l’importanza del tricolore e i punti principali della Costituzione della Repubblica romana, tutto attraverso la poesia e la musica. “Il mio invito è quello di studiare la storia e le sue figure per essere buoni cittadini italiani”, ha detto Francesco Belais, assessore Cultura e Turismo del Comune di Livorno, presente all’iniziativa per conto dell’amministrazione comunale.
Con la poesia si fa dunque riferimento ai grandi autori che hanno segnato la storia della letteratura, Dante, Petrarca e Leopardi, i quali racchiudono dentro ai loro componimenti la loro visione riguardo l’Italia. Dante ne parla nel IV canto del “Purgatorio” e la paragona a una schiava, alla quale è stata privata la propria libertà, mentre Petrarca, ben quarant’anni dopo la descrive, in “Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno”, la personifica focalizzandosi sul suo corpo dilaniato da tutte quelle ferite provocate soprattutto dai suoi cittadini. E ancora Leopardi continua attraverso la sua ode “All’Italia”, lanciando un grido dolore non vendo chi avesse potuto riscattare la sua patria.

La letteratura ci trasmette l’importanza della libertà del Paese. La poesia però non è abbastanza, così entra in gioco anche la musica. L’evento, quindi,  prosegue con “Va’ pensiero” di Giuseppe Verdi del 1842, suonata dalla Fanfara, per arrivare poi al canto “La Tirolese”, canto risorgimentale del 1849 interpretata dai livornesi per la difesa della propria città, e a seguire “Bandiera tricolore”, canto patriottico del 1848, simbolo di conquista nazionale. La nostra bandiera tricolore inizialmente aveva il blu invece del verde, successivamente cambiato per simboleggiare la speranza.

La Fanfara prosegue e conclude con il canto nazionale. “Il Canto degli italiani” è il vero nome del nostro inno, scritto nel 1847 da Goffredo Mameli, conosciuto, infatti, come l’Inno di Mameli o “Fratelli d’Italia“. Ripercorre molti avvenimenti della storia del nostro Paese, come il desiderio di ribellarsi e la voglia di combattere per la libertà. Il suo inizio ha la funzione di richiamare al raccordo gli italiani per richiedere la loro attenzione.
Altro argomento sviluppato all’interno di questo incontro è stata la Costituzione della Repubblica Romana, approvata nel 1849, quando i francesi circondarono Roma per riportare a capo Pio IX, in quanto non solo Papa, ma anche capo del governo, e costituita da otto principi fondamentali riguardanti diritti e doveri dei cittadini, ordinamento politico, forze militari e potere giudiziario.

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