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Sipario, applausi e risate per “Il Senso del Ridicolo”. Cardinali: “La livornesità non è toscanità”

Cardinali non si è risparmiato nel ripetere che “la censura fa da volano alla comicità” e ha iniziato il dibattito facendo subito dell’umorismo su Gambarotta

Lunedì 26 Settembre 2016 — 01:04

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di Linda Lensi

Anche quest’anno un numeroso pubblico ha seguito con grande partecipazione il festival diretto da Stefano Bartezzaghi, promosso e sostenuto da Fondazione Livorno, gestito e organizzato da Fondazione Livorno – Arte e Cultura, con la collaborazione del Comune di Livorno e il patrocinio della Regione Toscana.

Al termine della seconda edizione del festival e prima di qualsiasi riflessione approfondita – sottolinea il direttore del festival Stefano Bartezzaghi – l’impressione che condivido con gli organizzatori è che Il Senso del Ridicolo abbia un senso, per la città e forse anche in un orizzonte più grande. Ma lo dico con prudenza e consapevolezza della buccia di banana che è sempre possibile incontrare sulla propria strada.

Un pubblico attento e entusiasta ha partecipato a eventi, mostre, proiezioni cinematografiche, laboratori per bambini e ragazzi, ascoltando filosofi, scrittori, giornalisti, radio-star, letterati, storici dell’arte e del cinema e naturalmente comici, che si sono interrogati sul significato del riso e sulla straordinaria funzione rivelatrice dell’umorismo, della comicità e della satira.

Riccardo Vitti, presidente di Fondazione Livorno, e Luciano Barsotti, presidente di Fondazione Livorno – Arte e Cultura, dichiarano “Siamo soddisfatti della risposta del pubblico che in questa edizione è aumentato in modo considerevole. Il festival deve continuare e possiamo garantire che ci sarà un impegno forte da parte della Fondazione. Siamo entusiasti della collaborazione dei volontari; in futuro dobbiamo rivolgere la nostra attenzione in particolare ai giovani, affinché frequentino sempre più numerosi il festival.

E’ stato poi Mario Cardinali, direttore de “Il Vernacoliere” ha portare  in alto lo spirito della livornesità nella giornata di chiusura de “Il senso del ridicolo”, il Festival sull’Umorismo che si è tenuto qui in città dal 23 al 25 settembre. Questo, uno degli ultimi eventi del festival, ha visto un dibattito tra Bruno Gambarotta, astigiano che ha lavorato tra tv, radio e giornali e Mario Cardinali. Per entrambi l’umorismo è “una filosofia di vita” e si sono affrontati tra varie domande presentate da Sara Chiappori, partendo da uno spunto anomalo: la censura può essere un’ottima alleata della comicità?

Entrambi hanno affermato che il compito della satira e dell’umorismo “non è infatti semplicemente quello di farsi beffe degli altri, è qualcosa di più complesso e profondo, qualcosa che richiede una buona dose di intelligenza” e che mai come oggi “vale la pena sottolineare riuscire a raccontare un periodo storico cogliendone essenzialmente la positività ed insieme un insito senso di speranza, che possono tradursi proprio in una bella risata”.

Cardinali non si è risparmiato nel ripetere che “la censura fa da volano alla comicità” e ha iniziato il dibattito facendo subito dell’umorismo sul collega piemontese, proponendogli i vari titoli delle pagine del Vernacoliere e iniziando così a spiegare il suo percorso, che ha visto molte censure e denunce perché negli anni ’60 molte parole non si potevano neanche pensare; tra queste “membro, sciopero, capitano, seno” poiché tutte recavano in qualche modo offesa a qualcuno. In più, Cardinali ha fatto ridere a crepapelle il pubblico parlando della storica faida tra Livorno e Pisa, dell’insofferente classico livornese e del dialetto livornese, non più dialetto secondo lui, ma puramente vernacolo affermando che “la livornesità non è toscanità”.

Sara Chiappori ha poi posto la domanda: “Chi fa umorismo deve avere un suo senso del limite oppure va bene lasciarsi andare del tutto?” – e a questo proposito i due hanno risposto con visoni diverse. Gambarotta ha subito risposto dicendo che i limiti ci vogliono e vanno sempre messi, mentre Cardinali ha esordito con “Io, dei limiti?” spiegando però che essendo direttore – responsabile si accerta sempre di attenersi ai vari codici che regolano il suo lavoro e comunque la satira è critica più o meno mordace verso aspetti o personaggi tipici della vita contemporanea, colpisce con lo scherno o con il ridicolo concezioni, passioni, modi di vita e atteggiamenti comuni a tutta l’umanità e va dunque accettata per ciò che è.

Un’altra questione che è stata posta durante il dibattito è che oggigiorno con la rete e i social network c’è stata una moltiplicazione di persone che vogliono fare satira, dunque risulta più difficile emergere e farsi sentire e, come hanno sostenuto i due: “è vero, ma per poter fare satira, nonché manifestazione critica dell’intelligenza, bisogna anzitutto capire il rispetto dell’altro e comprendere che siamo più d’uno al mondo, perciò non tendiamo a metterci i piedi in testa”.

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2 commenti

 
  1. # Diode

    Vorrei ringraziare il corpo dei vigili urbani, che sono riusciti a mantenere l’ordine pubblico e a dirigere il caotico traffico della Venezia, soli 6-8 agenti in piazza dei domenicani e altrettanti in logo pio, per tre giorni hanno sudato sangue ma ne sono usciti con onore. Soldi dei contribuenti meglio spesi del 2016.
    Festival bellissimo, complimenti

  2. # quintilio

    Non è difficile prevedere per il futuro maggiori successi. Non dimenticate il Sodalizio Muschiato.