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Avis: donare sì, ma in modo costante

L'Avis comunale di Livorno chiarisce alcuni punti fondamentali, ma allo stesso tempo non molto chiari, per un corretto approccio alla donazione

venerdì 02 Settembre 2016 15:23

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di Giulia Vicari

L’Avis comunale di Livorno ha indetto una conferenza stampa per chiarire alcuni punti fondamentali, ma allo stesso tempo non molto chiari, per un corretto approccio alla donazione. “Quest’estate particolare dal punto di vista delle donazioni – spiega Claudio Marmugi, vice presidente Avis Livorno – si intreccia a doppio filo con l’attualità e non a caso con l’informazione e la stampa. Al telegiornale c’è stato un appello dell’Avis che diceva di non andare a donare e questo perché donare in un momento dove non c’è bisogno crea disastro. Il messaggio che vogliamo far passare è che la donazione deve essere costante e continua e non solo nei picchi di terrore. Da pochi mesi, inoltre, è entrata in vigore la donazione differita e nessuno, specie se è alla prima donazione, può donare immediatamente. Quello che è passato, inoltre, è che si possa donare per una persona specifica, mentre non esiste assolutamente la donazione nominale”.

“La mia riflessione, da cui è nata l’idea di questa conferenza – chiarisce Giovanni Belfiore, Presidente Avis Livorno – nasce dal fatto che ci siamo resi conto che sono 3 anni ormai che le donazioni sono in calo, e questo non solo a Livorno. Sull’onda emergenziale si è venuto a creare il caso il centro trasfusionale si riempito più del necessario e in tutto questo secondo noi hanno influenza i social network e tutti i messaggi che vengono veicolati tramite i media e la carta stampata. Noi invece lavoriamo perché ci siano persone che in modo costante vadano a donare quotidianamente. Vogliamo educare le persone affinché capiscano cosa è necessario fare, perché in realtà l’emergenza di sangue è quotidiana. Ci dovrebbe essere un numero minimo di circa 40 persone al giorno per garantire scorte a sufficienza, mediamente invece vanno a donare circa 30 persone al giorno. Nei 3 giorni successivi al terremoto invece sono andate circa 300 persone; questo è un problema perché convogliano un numero eccessivo di persone e poi il sangue non serve, in caso di una nuova emergenza non ci saranno persone che potranno dare sangue. Ci vuole una doppia consapevolezza di cosa vuol dire essere donatore al giorno oggi, per una questione di sicurezza, e poi quella di capire che si dona tutti i giorni e non solo quando ci sono situazioni particolati come il terremoto. I donatori Avis iscritti sono circa 6000, mentre gli effettivi, cioè che negli ultimi 2 anni hanno fatto almeno una donazione, sono circa 4700 dai quali andiamo ad attingere per le emergenze, numero che andrebbe comunque aumentato”.

“Credo che sia giusto che l’Avis cerchi di fare una riflessione sugli eventi che sono successi – aggiunge Luciano Franchi, Vice Presidente Avis regione Toscana – per il quali c’è stata una grande risposta in tutta Italia, anche per una causa emotiva ed emozionale. Però noi riteniamo che alla disponibilità e alla emotività, poi si debba aggiungere anche una riflessione, dobbiamo cioè chiederci se possiamo fare di meglio. Noi dobbiamo creare le condizioni per prepararsi prima ai grandi eventi, ci vogliono già le scorte di sangue pronte. Dobbiamo aggiungere ai valori etici che ci spingono a donare, la capacità di organizzarsi e di costruire un sistema che dia certezze di risposte nel momento in cui c’è necessità. Questo diventa una valorizzazione della donazione”. “Dobbiamo donare quello che serve quando serve  – continua Franchi –  e per questo la regione ha messo a disposizione uno strumento, il meteo del sangue, che tutti i giorni ci dice di cosa c’è bisogno. Le cose di cui c’è bisogno di solito sono due, il sangue intero che è soggetto ad una variabilità che cambia giorno per giorno, e il plasma invece è una necessità strategica e costante, non soggetta alle fluttuazioni. Chiediamo quindi di chiamare i centri trasfusionali e concordare le donazioni in modo che queste siano utili. È bene che nessuna sacca vada persa e quindi c’è bisogno di programmare le donazioni. È importante gestire al meglio questo patrimonio, tutte le sacche devono essere utilizzate e siccome dopo 42 giorni scadono, non ci possiamo permettere di perderle a causa delle ondate anomale. Dobbiamo rendere costante l’afflusso tutti i giorni, l’obiettivo quindi è quello di aggiungere all’entusiasmo e all’emotività un’organizzazione che permetta un afflusso costante durante l’anno”.

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