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“Sport: la sfida più bella”. Riparte il progetto Coni finanziato da Fondazione Livorno

L'iniziativa consentirà ai giovani dai 6 ai 16 anni, coinvolti in situazioni di disagio sociale, economico e/o familiare, di praticare gratuitamente uno sport. All'ultima edizione prima della pandemia (nel 2019) parteciparono 130 ragazzi

Giovedì 31 Marzo 2022 — 09:42

di Giulia Bellaveglia

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L'assessore al sociale Andrea Raspanti: "Lo sport è un canale di comunicazione fortissimo. E' inoltre, è a tutti gli effetti, uno strumento di prevenzione della salute e di integrazione"

“Questa iniziativa nasce con l’intento di utilizzare lo sport come mezzo di integrazione ed inclusione. In questa edizione coinvolgeremo anche i ragazzi provenienti dall’Ucraina che vogliano avvicinarsi o proseguire la pratica sportiva. L’attività fisica infatti ha una valenza educativa enorme e si configura come un momento imprescindibile di aggregazione e coinvolgimento tra situazioni sociali differenti, dove lo sport può rappresentare un faro, uno squarcio nel buio”. Così, Luciano Barsotti, presidente di Fondazione Livorno introduce “Sport: la sfida più bella”. Il ritorno di un’iniziativa targata Coni che consentirà ai giovani dai 6 ai 16 anni, coinvolti in situazioni di disagio sociale, economico e/o familiare, di praticare gratuitamente uno sport (atletica leggera, boxe, calcio, danza, equitazione, ginnastica artistica o ritmica, judo, kick boxing, lotta, nuoto, pallacanestro, pallavolo, rugby e tennis tavolo) grazie ad un finanziamento della Fondazione del valore di 20mila euro. L’edizione 2019 (l’ultima causa pandemia) ha visto la partecipazione di 130 ragazzi. “Questa manifestazione nasce nel 2012 con la volontà di integrare i bambini e gli adolescenti stranieri – spiega il delegato provinciale del Coni Giovanni Giannone Poi, col passare degli anni ci siamo resi conto che molti di coloro che non praticavano sport nell’orario extrascolastico, erano italiani, così abbiamo modificato il progetto. Tra i partecipanti non c’è alcuna discriminazione perché tutti sono inseriti all’interno di oltre 20 società sportive senza alcuna differenza tra loro. Guardando i dati la quasi totalità delle bambine extracomunitarie non pratica attività sportiva, mentre per tanti genitori, è qualcosa di troppo costoso. Speriamo quindi, di riuscire a fornire un aiuto concreto e guidare i giovani verso lo sport, che è scuola di vita: le difficoltà che si incontrano nella vita si imparano ad affrontare proprio grazie allo sport”. Gli aventi diritto saranno segnalati da alcune associazioni dedicate (Associazione progetto strada, Fondazione Caritas e Fondazione casa papa Francesco young) e indirizzati all’area delle politiche sociali del Comune di Livorno. “Nella nostra cultura non è ancora passata l’idea di quanto lo sport possa essere importante – dice l’assessore al sociale Andrea Raspanti – Continuiamo a considerarlo una cosa bella ma accessoria, quando invece, è a tutti gli effetti uno strumento di prevenzione della salute e di integrazione”. E c’è il racconto di un episodio. “La prima volta che ho incontrato un bambino ucraino, senza parlarci, ci siamo messi a giocare a palla – prosegue – lui ha imparato a dire grazie in italiano e io in ucraino. A dimostrazione di come lo sport possa essere un canale di comunicazione fortissimo”. Poi, ci sono alcune testimonianze. “Vengo dalla Campania, un luogo dove lo sport salva la vita nel vero senso della parola – racconta Salvatore Di Massa, coordinatore pedagogico dell’Associazione progetto strada – Oltre a questo contribuisce senza dubbio alla socializzazione e all’insegnamento del rispetto delle regole”.

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