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Ibsen, ultime repliche al Vertigo de “Il costruttore Solness”

mercoledì 05 dicembre 2018 16:55

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Ultime due repliche a Vertigo de “Il Costruttore Solness” (1892).Il capolavoro assai meno noto ma non per questo inferiore a Casa di Bambola, di Henrik Ibsen. Con l’adattamento teatrale e traduzione di Roberto Alonge nonché aiuto della regista Francesca Malara, va in scena venerdì 7 dicembre e sabato 8 dicembre alle 21.

Venerdì 7 lo spettacolo sarà preceduto alle 17 (ingresso gratuito) dal terzo ed ultimo dei seminari del professore Alonge sul teatro di Ibsen nel quale spiegherà la messinscena di questa edizione. Sarà presente il cast al quale il pubblico potrà rivolgere domande.

Un testo inquietante conturbante perturbante trasgressivo: tanto da indurre il direttore artistico e protagonista Marco Conte di sconsigliare la visione ai minori di anni 14.
Questo dramma misterioso, si apre su un dialogo degno di un thriller fra Solness, un carismatico professionista di mezza età, e una affascinane fanciulla di 22-23 anni, Hilde, che gli ricorda di essere stata da lui baciata con grande ardore, esattamente dieci anni prima. In quell’occasione l’uomo le promise che sarebbe tornato da lei, dieci anni dopo, per rapirla come un trold, il diavolo del folklore nordico. Ma l’uomo non è mai tornato, e allo scadere dei dieci anni (stesso mese, stesso giorno, stessa ora), è Hilde che viene a cercarlo, introducendosi audacemente in casa sua.
Qual è il segreto di questa storia tanto bizzarra? Forse Hilde è una mitomane, oppure ha semplicemente sognato una scena mai avvenuta. E se invece avesse davvero subìto quell’abuso infantile, perché – lungi dall’esserne stata traumatizzata – è lei, la vittima, a venire ora alla ricerca del suo carnefice? Solness, per parte sua, nega in modo fermo e risoluto, ma forse ha dimenticato, ha rimosso. Però alla fine qualcosa confessa: “Io devo aver pensato tutto questo. Io devo averlo voluto. L’ho desiderato. Ne ho avuto voglia”.
I quattro corsivi, tutti rigorosamente di Ibsen, sottolineano con forza la forza del desiderio, la spinta istintuale alla trasgressione. S’intende che Ibsen è un autore morale, che legge abitualmente le Sacre Scritture, come è normale per i luterani, e che – a differenza di tanti teatranti di Otto e Novecento – non mette mai in scena adulteri. Epperò è il più acuto di tutti nel descrivere l’invivibilità dell’inferno coniugale, e nel mettere a fuoco le pulsioni inconfessabili.
Il dramma, tuttavia, curiosamente, può anche essere letto come un feroce combattimento fra l’uomo e Dio, come il tentativo disperato di Solness di sottrarsi al proprio destino: ha cominciato costruendo chiese, poi si è ribellato, mettendosi a costruire unicamente focolari per gli uomini; adesso – sotto la fascinazione di Hilde – vorrebbe farsi costruttore di enigmatici castelli in aria, che alludono a modelli esistenziali fondati sulla attrazione fatale (ma asimmetrica) di persone di diversa generazione.
In scena oltre a Marco Conte, Elisabetta Papallo, Elisabetta Furini, Fulvio Puccinelli, Letizia Limitone. Luci: Ugo Zammit, audio: Roberto Pacini, musiche originali: Sergio Brunetti, scenografia: Patrizia Coli, assistente di scena: Barbara Pettinati.
Per info: 0586-21.01.20

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