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Amelia torna in amaranto come mister: “Rispetto, coesione e lavoro per fare l’impresa”

L'ex portiere ha preso il posto di Dal Canto sollevato dall'incarico dopo la sconfitta esterna contro la Pergolettese. Amelia: "Non appena sono stato contattato, non ci ho pensato due volte a dire di sì"

Lunedì 1 Marzo 2021 — 22:22

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Rubino: "volevamo una figura con un elevato senso di appartenenza e che fosse in grado di trasmetterlo ai giocatori. Una figura che conosce l’ambiente, la piazza, una figura in grado di dare quel qualcosa in più che fin ora ci è mancato"

di Lorenzo Evola 

Il 2 novembre 2006 è un giorno che nessun tifoso livornese scorderà mai. Uno di quelli a cui ripensi ogni tanto con un po’ di nostalgia, consapevole di aver assistito a qualcosa che avrebbe fatto la storia della tua squadra del cuore. In una gelida serata in quel di Belgrado gli amaranto, allora impegnati in Coppa Uefa, sono sotto 1-0 contro il Partizan a pochi minuti dal triplice fischio, vicini ad una sconfitta pesante in ottica qualificazione ai sedicesimi di finale. Ma allo scadere, trovano l’insperato pareggio, con l’uomo più improbabile: Marco Amelia (nelle foto di Lorenzo Amore Bianco).
Il portiere, fresco Campione del Mondo con la Nazionale del 2006, si lancia in area e segna di testa su cross di Passoni, regalando un punto determinante per il passaggio della fase a gironi.

Un gol che, inevitabilmente, rafforzò il già ottimo legame con la piazza labronica, alla quale resterà legato anche dopo il trasferimento al Palermo nell’estate del 2008, in seguito alla retrocessione degli amaranto in Serie B, prima tappa del percorso di saliscendi tra Serie A e cadetteria. Altri tempi, insomma. Che un giorno la strada del Livorno si sarebbe incrociata di nuovo con quella dell’ex portiere romano, era un fatto piuttosto prevedibile. E infatti, seppur in una situazione diametralmente opposta rispetto ai fasti del 2006, quel giorno è arrivato. Dopo la sconfitta di misura con la Pergolettese, il presidente Heller ha deciso di sollevare dall’incarico ed affidare la panchina labronica a Amelia, nella speranza di salvare una stagione disastrata sotto tutti i punti di vista. È il direttore sportivo Raffaele Rubino a spiegare, nella conferenza stampa tenutasi il 1 marzo nei locali del Picchi, la scelta del cambio in panchina: “Intanto voglio ringraziare il mister Dal Canto per il lavoro svolto. Ha cercato sempre di fare il massimo in mezzo a tutte le difficoltà che ci sono state, e per questo mi dispiace che sia finita così, ma abbiamo fatto questa scelta perché volevamo una figura con un elevato senso di appartenenza e che fosse in grado di trasmetterlo ai giocatori. Una figura che conosce l’ambiente, la piazza, una figura in grado di dare quel qualcosa in più che fin ora ci è mancato. Per questo la scelta è ricaduta su Marco”.  “Non appena sono stato contattato, non ci ho pensato due volte a dire di sì – esordisce il neo allenatore – per il legame che ho con questa maglia, con la città e con i suoi tifosi. Per me questo è un inizio non solo un ritorno. Quello che ho fatto da calciatore rimane e ne sono orgoglioso, ma è arrivato il momento di aiutare questa società anche sotto altre vesti. La situazione, indubbiamente, è delicata, non sarà facile, però credo che con rispetto, coesione e lavoro possiamo fare l’impresa”.
Il tecnico si sofferma poi anche sugli aspetti tecnici e psicologici. “Sul modulo? Più che sul sistema di gioco ritengo che sia più importante lavorare sulla testa dei giocatori – spiega Amelia – perché su questo si può fare la differenza. L’interpretazione della partita è fondamentale, il modulo varia anche a seconda di chi vai ad affrontare. Credo che la squadra sia uscita rinforzata dal mercato, però è anche vero che bisogna dare tempo ai nuovi di ambientarsi e di entrare in sintonia con i compagni. Sulle vicende societarie? D’ora in poi bisogna parlare solo di campo, quello che succede a livello societario deve rimanere fuori dalla testa dei ragazzi. Capisco la situazione complicata, che ha sicuramente influito sul gruppo, ma adesso servono i punti, serve battagliare ogni domenica sul campo per fare l’impresa”.

Riguardo ai suoi punti di riferimento in panchina: “Ho avuto la fortuna di giocare per allenatori importanti, ma quello che mi ha colpito di più è stato Mourinho, soprattutto riguardo all’approccio con la squadra. Ma anche Jaconi è stato fondamentale, quasi come un padre, così come Prandelli, Gasperini, Ballardini. Ognuno di questi mi ha dato qualcosa, poi chiaramente ho le mie idee e cercherò di trasmetterle ai ragazzi. Ci sono ancora 33 punti in ballo, possiamo farcela”.

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