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Domenica la “Run for Mem”, la corsa per ricordare la Shoah

Saranno toccate le scuole Micali, dove ha sede il museo ebraico e dove fu istituita la “scuolina” per gli alunni ebrei, e il viale della Libertà, luogo dove vi è la stele che ricorda i partigiani ed i perseguitati antifascisti

Martedì 21 Gennaio 2020 — 16:35

di Filippo Ciapini

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La corsa, lunga sette chilometri, sarà aperta anche ai ciclisti in onore dello storico campione Gino Bartali che durante il periodo fascista mise in pericolo la propria vita per salvare circa 800 ebrei

Partirà domenica 26 gennaio il quarto anniversario della Run for Mem, la “corsa per la memoria” nata con l’intento di ricordare i fatti della Shoah e della seconda guerra mondiale. “La passione per coloro che corrono è fortemente radicata in questa città – ha esordito il sindaco Luca Salvetti – Indirizziamo quindi la nostra tradizione verso un tema che è quello del ricordo, della solidarietà e della memoria, ora più che mai giornalmente messo a rischio, sarà un piacere poterla ospitare “.
Organizzata dall’Unione Comunità Ebraiche Italiana con partenza dalle 10 davanti alla Sinagoga, la corsa viene ospitata per la prima volta a Livorno storicamente porto franco per gli ebrei ed interesserà i luoghi storici e di rilievo della comunità dalla partenza. Saranno poi toccate le scuole Micali, dove ha sede il museo ebraico e dove fu istituita la scuolina per gli alunni ebrei, il viale della Libertà, luogo dove vi è la stele che ricorda i partigiani ed i perseguitati antifascisti fino all’arrivo alla piazza del Municipio, simbolo dell’unione tra la città e la sua comunità ebraica. “Non sarà una corsa competitiva bensì un’occasione per ricordare ed essere consapevoli di ciò che è stato – ha sottolineato Vittorio Mosseri presidente della comunità ebraica di Livorno – È importante battersi ed essere pronti, specie in questi giorni, contro i rigurgiti di antisemitismo e razzismo, se fossimo indifferenti correremo il rischio di ritornare nei periodi bui”. La corsa, lunga sette chilometri, sarà aperta anche ai ciclisti in onore dello storico campione Gino Bartali che durante il periodo fascista mise in pericolo la propria vita per salvare circa 800 ebrei portando, durante i suoi allenamenti da Firenze ad Assisi, i documenti sufficienti per l’espatrio nascondendoli dentro la canna della sua bicicletta. “E’ un’occasione per dimostrare quanto lo sport sia trasversale che va al di là del mero aspetto agonistico – ha continuato il delegato provinciale Coni Giovanni Giannone – Devo ringraziare anche i testimonial Rolando Rigoli, Mario Aldo Montano e Fabrizio Mori per la loro presenza, sono i gioielli del nostro sport”.
Sì perché la manifestazione sarà motivo di memoria anche per l’eccidio di atleti israeliani avvenuto alle Olimpiadi di Monaco del 1972 dove appunto gli schermidori Rigoli e Montano parteciparono vincendo l’oro olimpico ed assistendo con i loro occhi al fatto. Presente anche in qualità di testimonial della corsa anche Fabrizio Mori, campione mondiale nei 400 metri a ostacoli a Siviglia nel 1999 insieme a Shaul Ladany, podista olimpionico israeliano sopravvissuto al campo nazista di Bergen Belsen e all’eccidio di Monaco. Sono molte poi le interessanti iniziative che faranno da contorno alla gara: in occasione del giorno della memoria (27 gennaio) al cimitero ebraico sarà deposta una corona con un omaggio alle vittime della Shoah mentre nella Prefettura un’interessante lezione di riflessione a cura del professor Vercelli, docente di storia contemporanea alla Cattolica di Milano e successiva esibizione musicale degli alunni delle scuole medie G. Bartolena. Alla Goldonetta, invece, il 29 gennaio ci sarà la proiezione del film “La vita è bella” di Roberto Begnini vincitore dell’Oscar come miglior film straniero. “L’abbondanza di questi eventi serve a sottolineare l’attenzione che la città nel suo insieme ha per questo tema, che non potrebbe che essere così – ha concluso l’assessore alla cultura Simone Lenzi – Senza la comunità ebraica Livorno non esisterebbe, i nostri destini in realtà sono comuni e connessi in uno soltanto, non solo perché è giusto ma perché stiamo parlando di un qualcosa di condiviso”.

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