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La nuova “normalità” sportiva: il baseball amaranto si rilancia e punta in alto

Il baseball è stato l'unico sport che è riuscito a completare tutto il campionato 2020 nonostante le problematiche dovute alla pandemia. Massimiliano Geri ci ha raccontato come ha reagito il baseball italiano e livornese

Martedì 8 Dicembre 2020 — 18:08

di Chiara Montesano

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Geri: "Il rinnovo dello staff tecnico è un altro mattoncino che si aggiunge al percorso di risollevamento della società"

Massimiliano Geri è un giocatore della Livorno Baseball, squadra di baseball labronica che gioca in serie B nazionale. Lavora come web designer nella sua agenzia e il tempo libero lo dedica tutto al baseball; tra allenamenti e partite, due anni fa ha dato vita alla Italian Baseball Softball Player Association, un’associazione, unica in Italia, che si occupa di difendere i diritti dei giocatori di baseball e quelli delle giocatrici di softball.

Massimiliano ci ha parlato di come sono cambiati i loro allenamenti, di come sono stati fieri di essere stati l’unico sport ad aver portato a termine tutto il campionato e delle novità del Livorno Baseball.

Com’è andato il periodo di lockdown per il baseball livornese? Cosa è cambiato nei vostri allenamenti?
“Il nostro non è considerato sport di contatto, avevamo un vantaggio. Quando si è aperta la possibilità di riprendere gli allenamenti siamo stati avvantaggiati. Questa condizione è stata la chiave per fare tutta la stagione anche se da aprile è partita a giugno. Sono cambiati gli allenamenti perché sono diventati tecnici, la routine si è spezzata. Il lockdown è stato nel pieno della preparazione, poco prima dell’inizio del campionato quando eravamo al massimo. Quando si è alleggerito, siamo tornati al campo ma non andavamo in palestra. Tutta la preparazione fisica legata ai pesi è sparita. Il baseball è uno sport considerato “minore”, in una città dove partecipiamo alla serie B e girano pochi soldi, non avevamo la palestra con i pesi come può avere il rugby. Io ho Valerio Ulivi come personal trainer e non potevo raggiungerlo all’Accademia dello Sport”.
Siete dunque riusciti ad allenarvi in campo?
“Durante l’anno siamo andati a fasi alterne in palestra ma con allenamenti costanti in campo, quindi niente di alterato se non la condizione. In questo secondo lockdown la nostra preparazione è partita a stretto giro, non abbiamo preso vacanze ma siamo stati costretti a partire subito sperando di iniziare ad aprile con il campionato, anche se credo che partiremo a maggio. Nel momento in cui inizi non ci sono palestre quindi si torna all’abitudine di marzo, aprile, maggio e giugno. Corsa sul mare, funzionale o corpo libero in giardino o a casa seguendo vari corsi di allenamento online o su piattaforme in smart training. Io sono molto metodico quindi mi ha alterato molto la routine. La serie B non ha fatto cose online con il vecchio allenatore, però Stefano Cavallini, responsabile dei tecnici, e Luca Lomi, responsabile U12 e U15, hanno portato avanti un lockdown con allenamenti in video chiamata per i bambini. Avevamo dato il via alla nostra Accademia ma dopo 3 settimane è stata interrotta per la chiusura delle strutture a causa del lockdown”.

Ci sono state delle manifestazioni nazionali e internazionali?
“Siamo stati l’unica federazione che è riuscita a svolgere tutta la stagione completa anche se in un tempo diverso; è partito tutto in ritardo con una rivisitazione delle regole. Da 9 a 7 inning, stessa cosa che hanno fatto in Usa. Solo campionati italiani. Le varie coppe sono state annullate”.

Come siete riusciti a mantenere alta la motivazione in una situazione del genere?
“È stato facile, era l’unica cosa che potevi fare che ti permetteva di non pensare a una tragedia che ha colpito il mondo intero. Quando hai passato 3 mesi chiusi in casa e poi riesci a sfogarti praticando lo sport che ami, fare attività, fare trasferte con il pulmino scrauso, preferisci quello. È motivo di orgoglio quando dici che l’unico campionato partito è il nostro, insieme a quello del calcio”.

Come sta andando l’Associazione giocatori?
“L’associazione giocatori sta andando bene. Ha un po’ risentito della pandemia perché i giocatori si iscrivono in ritardo; le iscrizioni sono aperte da ottobre a marzo durante la parte off season. Con la riforma sport ci troviamo a dover accelerare il nostro passo e a rivedere l’asset dell’associazione e diventare un vero sindacato. Nel 2022 tutti saranno inglobati nel sistema lavoro. Siamo l’unico sindacato che esiste e siamo almeno 5 anni avanti a tutto il sistema del movimento”.

Ci sono stati dei cambiamenti all’interno del Baseball Livorno, vuoi parlarcene?
“Il rinnovo dello staff tecnico è un altro mattoncino che si aggiunge al percorso di risollevamento della società. Gli ultimi 2 anni sono serviti a lavorare per appianare i debiti della vecchia gestione, i rapporti con le società; ringrazio il Comune di Livorno, il delegato Giannone e tutti i nostri sponsor perché non ci hanno abbandonati. Hanno voluto sostenere uno sport in difficoltà perché sport minore. La federazione e il Coni hanno fatto grandi sacrifici perché hanno distribuito risorse. Questo ci ha portati ad appianare i debiti, a fare attivo e risanare la credibilità della società agli occhi del movimento. Confermati Stefano Cavallini da U12 a U15, Luca Luschi, il vecchio capitano che lo scorso anno aveva la U12, è stato inglobato nello staff tecnico e abbiamo ingaggiato Marco Duimovich, ex manager della Fiorentina, grande giocatore, grande esperienza e persona carismatica. Marco Andreini giocatore storico, sempre in giro per Toscana e Italia a giocare, questo anno è entrato in qualità di coach come prima squadra. Piccolo grande segnale per il riavvicinamento dei livornesi storici che, allontanati per scelte e possibilità personali, ci stanno riconoscendo che stiamo facendo bene. Il riconoscimento delle persone è la cosa più importante”. 

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