Cerca nel quotidiano:


“I 90 secondi più belli della mia vita”. Parla Marchini, eroe per una notte. Gara 3: gli arbitri

Il playmaker della Libertas: "Una gioia incontenibile, ho dormito forse un'ora, poi sono andato al lavoro. Quel tiro? Lo prendi con il cuore e con gli attributi...e va dentro con un pizzico di fortuna"

Venerdì 26 Maggio 2017 — 18:56

Mediagallery

di Giacomo Niccolini (foto in pagina e nella gallery in fondo all’articolo di Matteo Sisi)

A volte non serve ragionare. A volte basta fare i conti con i battiti che ti pulsano nelle vene, chiudere il casello alle sinapsi e non pensare che quel pallone che hai tra le mani ha un peso specifico incalcolabile (clicca qui – gara 3: prevendita al PalaSorgenti). Quattro secondi…Dell’Agnello raccoglie il rimbalzo, tre secondi…Beltran che ti passa la palla, due secondi il tempo di lanciare quell’Ave Maria laico colorato di gialloblu, un secondo…e capire che hai fatto l’impresa, che il tuo nome sarà raccontato ai nipotini un giorno. E vedere il palazzetto che scoppia. E sdraiarsi sul parquet immergendosi nella gioia più pura che forse un giovane di 27 anni abbia mai provato.
A confermarlo a Quilivorno.it è proprio Simone Marchini, il play classe 1990 autore della bomba che ha regalato gara due alla Libertas, messa a segno allo scadere quando tutto ormai sembrava perduto. “Non sono ancora padre – spiega il numero 4 gialloblù al telefono da Firenze, appena uscito dalla banca dove lavora in località Osmannoro – E quelli vissuti giovedì sera sono per ora i novanta secondi più belli della mia vita, senza ombra di dubbio”.
Una gioia incontenibile…
“Sono le 17,30 del pomeriggio del giorno dopo e ho ancora l’adrenalina addosso. Ho dormito, se va bene, un’ora. Prima i festeggiamenti interminabili: venti minuti in campo e altrettanti negli spogliatoi. Poi ho acceso il cellulare e ho trovato un centinaio di messaggi su whatsapp di persone che mi ringraziavano per quello che avevo fatto, una trentina di richieste di amicizia sulla mia bacheca facebook da tifosi della Libertas che non ho mai conosciuto. E’ stato bellissimo”.

LA GRINTA DI MARCHINI A FINE GARA SOTTO LA CURVA DEI SUOI TIFOSI (FOTO M.SISI)

Ti era mai capitato di segnare a fil di sirena?
“Mi era già successo ma c’era ancora qualche scampolo di partita da giocare. E poi di certo non in una partita così importante come questa, un derby sentitissimo per una città come Livorno con in palio una posta così alta come la promozione in serie B”.
Quante volte hai riguardato il video che sta girando su facebook e che immortala il tuo ultimo canestro?
“Non faccio altro che guardarlo e ogni volta sono brividi dietro la schiena. Inizialmente mi sono concentrato sull’esultanza perché dal campo il tiro che mi sono preso non mi sembrava così eccezionale. A rivederlo da “fuori”, ho cambiato idea”.
Anche coach Pardini a fine gara a Quilivorno.it ha detto che un tiro così non se lo sarebbe mai aspettato da uno come “Marchini”…
“Sinceramente non posso dargli torto. Non sono un grande realizzatore, non ho percentuali altissime. Ma questo tiro qui lo può fare chiunque lo può sbagliare anche il più grande campione. E’ “il” tiro”.
Chi c’era a vederti sugli spalti?
“C’era mia sorella che era venuta a vedermi quest’anno soltanto una volta ad Agliana quando ci rinviarono la partita. Praticamente non mi aveva mai visto giocare. Devo dire che ha azzeccato la partita giusta”.
Cosa hai pensato quando Gonzalo Beltran ti ha passato il pallone?
“Questi sono tiri che fai non pensando ma prendendo in mano cuore, attributi e aggrappandosi anche a un pizzico di fortuna che non guasta mai”.
Un tiro da “mille e una notte” favorito da due errori in lunetta…
“Nella mia testa mi ero già prefigurato una situazione simile in cui la Pielle, una volta sbagliato il primo, sbagliasse il secondo libero per non farci chiamare timeout anche se credo che Massoli non abbia errato di proposito ma abbia cercato di andare sul più tre. Ma si sa, in quella situazione forse è più difficile tirare con tremila persone sugli spalti a sei secondi dalla fine dalla linea della carità che prendersi un tiro come il mio e far canestro”.
Fossi stato tu l’allenatore della Pielle avresti chiesto ai tuoi di far fallo in quei secondi finali?
“No forse quello no, la Pielle così facendo avrebbe comunque rischiato il pareggio visto che aveva raggiunto il bonus e saremmo andati in lunetta. Io avrei chiesto di pressare più alto cercando di farci perdere qualche secondo fondamentale nell’azione di contropiede. Ma in quei momenti non è per niente facile ragionare”.
La tua vita è a Firenze, dove torni tutte le sere a casa e dove lavori. Come lo stai vivendo questo derby tutto livornese?
“E’ pazzesco. Vedere tremila persone in questa categoria che vengono per guardarti e non stanno sedute come per stare a teatro è qualcosa di fantastico. Sento la rivalità ma non posso capire fino in fondo, non essendo livornese, cosa ci sia di intimo e viscerale che scalda così gli animi”.
Cosa temete di più adesso?
“L’errore più grande che possiamo fare ora è quello di sentirci appagati. Dobbiamo scendere in campo pensando di dover chiudere domenica sera la serie sul tre a zero. Loro hanno dimostrato di essere una squadra molto quadrata che non molla mai, capace di recuperare ogni situazione.
Sabato, il giorno prima di gara tre starai con i tuoi compagni di squadra o rimarrai in concentrazione a Firenze?
“Facciamo una seduta di tiro al mattino. Una maniera per ritrovarci dopo la sbornia di euforia di giovedì sera che dobbiamo smaltire di qui a domenica. Dopo l’allenamento leggero starò a Livorno tutto il giorno con i miei compagni di squadra, dormirò lì ospite di qualcuno. Lo facciamo per stare tutti uniti insieme fino alla palla a due di domenica 28 maggio alle 20”.

Riproduzione riservata ©