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Al Goldoni arriva “La tragédie de Carmen”, via alla nuova stagione

La tragédie de Carmen è il titolo inaugurale della Stagione lirica e del cartellone 2021-22 (prima il 30 ottobre, alle 20.30, replica domenica 31 alle 16). Si tratta dell’adattamento della celebre Carmen di Georges Bizet realizzato agli inizi degli anni’80 da Peter Brook

Venerdì 22 Ottobre 2021 — 19:41

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Al Teatro Goldoni, sabato 30 ottobre, alle 20,30 e domenica 31 ottobre, alle 16, La tragédie de Carmen, adattamento da Carmen di Georges Bizet di Peter Brook, Jean–Claude Carrière e Marius Constant. Universal Music Publishing Classical – Éditions Salabert- Rappresentante per l’Italia: Casa Ricordi, Milano. Sovratitoli a cura della Fondazione Teatro Goldoni. L’immagine scelta per questa edizione è un dipinto di Umberto Falchini del 2021. Nella fotogallery che potrete trovare in allegato in fondo all’articolo il bozzetto dei costumi è di Katarina Vukcevic e le foto delle prove di Augusto Bizzi. foto della conferenza stampa di Lorenzo Amore Bianco. Nuovo allestimento. Coproduzione Teatro Goldoni Livorno, Teatro Verdi Pisa, Teatro Sociale Rovigo e Teatro dell’Opera Giocosa di Savona. Nel novembre 1981, al Théâtre des Bouffes du Nord di Parigi, la sua dimora professionale dal 1974, Peter Brook, uno dei più grandi uomini di Teatro del ‘900, porta sul palcoscenico La tragédie de Carmen, un adattamento ridotto della famosa opera lirica di  Bizet. Un progetto radicale che nacque dalla collaborazione con Marius Constant e dal suo prezioso lavoro di arrangiamento, che ridimensionò la partitura in tre atti dell’opera in un atto unico per orchestra da camera di 15 elementi. Altro indispensabile collaboratore fu il romanziere e sceneggiatore Jean-Claude Carrière, il cui libretto ha incanalato il materiale originale proveniente dalla novella di Prosper Mérimée’s. La versione di Brook, considerata controversa all’epoca, taglia con risoluta determinazione molte delle scene corali più famose dell’opera (le ragazze della fabbrica di sigarette, i contrabbandieri, la folla che grida alla corrida) a favore di una intensa attenzione alle vite e agli amori dei suoi protagonisti: l’omonima Carmen, il vendicativo Don José, il galante Escamillo e la casalinga Micaëla. L’intento di Peter Brook era quello di realizzare un lavoro teatrale alleggerito dall’artificio operistico e, attraverso la conservazione delle sue arie principali, raccontare invece una storia potenzialmente trasponibile a qualsiasi epoca o ambientazione, incentrata su temi universali come l’amore e il tradimento, la libertà e il desiderio. Brook era altresì convinto che nello spogliare gran parte del cast e della trama di un’opera bisogna fisiologicamente “asciugare” gran parte della scenografia. Tuttavia, tale sfrondamento deve essere fatto in modo tale da non perdere la capacità di generare e sostenere i temi conduttori attraverso la messa in scena. L’elemento cardine di Tragédie de Carmen è il primo incontro tra Don José e Carmen, che fin dal primo sguardo lo circonda in modo risoluto e seducente. José, finora un rigido “uomo dell’esercito”, irretito da questa bella donna dallo spirito libero, diventa il fulcro di una vicenda sensuale e crudele.

La tragédie de Carmen: una passione folle, senza respiro.

di Emanuele Gamba, Direttore artistico Fondazione Teatro Goldoni Livorno

È famosa la battuta di Nietzsche «La vita senza la musica non è che errore, rumore, esilio». Il filosofo la scrisse a corollario del suo amore per Carmen, l’opera di Georges Bizet che dopo le reazioni negative dei primi spettatori, colpiti dall’audacia del suo soggetto, si è affermata nei teatri di tutto il mondo come uno dei capolavori assoluti del repertorio lirico. Verso la fine degli anni ’70 del XX secolo, Peter Brook, primo ispiratore di un teatro nudo e in cerca di nuovi sensi, decise insieme allo storico collaboratore Jean-Claude Carrière e al compositore Marius Constant, di raccontare la storia della gitana, concentrando la fabula sui quattro protagonisti, in scena nessun coro e in buca un organico strumentale estremamente ridotto; nacque così La tragédie de Carmen. Fino a quel debutto parigino del 1981, il titolo Carmen non di rado aveva evocato atmosfere bozzettistiche, pittoresche, folcloristiche; con Brook tornò a vibrare la dimensione asciutta, tragica della storia, rimase il nucleo, profondo, incandescente della drammaturgia teatrale e musicale di Bizet: Eros e Thanatos si fronteggiano avviluppati, trascinandosi l’un l’altro per una china ripida e pericolosa. Ecco quindi che nello “spazio vuoto” e svuotato di Brook, lo spettacolo si riempie di azioni e reazioni fisiche, relazioni ed immersioni nella parte emotiva e psicologica dei quattro amanti la cui passione rotola per più di un’ora di spettacolo, follemente, à bout de souffle. Calata in un disegno scenografico stilizzato e al tempo stesso fortemente materico, calata in un’arena di sabbia e sangue dove tutto inizia e finisce, La tragédie de Carmen ci regala una grande capacità di raccontare la crudezza e la vitalità di un amore fortissimo, terribile e sbagliato, che dopo un tortuoso cammino si scioglie in un epilogo di morte.

L’opera viene presentata nel nuovo allestimento della Fondazione Teatro Goldoni di Livorno, in una coproduzione che ci vede al fianco del Teatro Verdi di Pisa, Teatro Sociale di Rovigo e Teatro dell’Opera Giocosa di Savona.

La regia è di Serena Sinigaglia, che in campo teatrale dirige opere liriche e prosa, classici e contemporanei. Collabora coi più importanti drammaturghi italiani nella creazione di testi originali, prodotta ed ospitata nei principali teatri istituzionali e non. La sua idea valorizza a pieno il pensiero teatrale brookiano, incrociando le suggestioni dell’edizione originale con le proprie personali convinzioni: regista da sempre attenta ad una direzione di attori e cantanti continuamente ispirata ad una profonda ricerca di verità, Serena Sinigaglia firma una versione che con un occhio all’illustre predecessore, articola un’autonoma linea di racconto d’amore che è anche riflessione contemporanea su identità e diversità. La scenografia è di Maria Spazzi, i costumi sono firmati da Katarina Vukcevic; light designer Matteo Giauro. La parte musicale vedrà impegnata la nuovissima Orchestra del Teatro Goldoni, che sarà diretta dal belga Eric Lederhandler, direttore associato dell’Orchestra Goldoni, con una vasta esperienza internazionale. L’opera si avvarrà del nuovo allestimento della Fondazione Teatro Goldoni in una coproduzione che ci vede al fianco del Teatro Verdi di Pisa, Teatro Sociale di Rovigo e Teatro dell’Opera Giocosa di Savona. La tragédie de Carmen: “L’essenza fondamentale del lavoro teatrale è, per me, guardare alla partitura come ad un’indicazione di ciò che può l’immaginazione”. (Peter Brook)

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