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La Giornata della Memoria rivive attraverso gli studenti del Niccolini Palli

L’obiettivo è quello di riuscire a coinvolgere una sempre più ampia platea di persone, in particolar modo i giovani e giovanissimi

venerdì 23 febbraio 2018 07:52

di Jessica Bueno

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Ogni anno, sono numerose le iniziative messe a punto per la Giornata della Memoria. Ogni anno, sempre più variegate. L’obiettivo è quello di riuscire a coinvolgere una sempre più ampia platea di persone, in particolar modo i giovani e giovanissimi. Coloro che, in futuro, dovranno essere testimoni dell’epoca travagliata e dolorosa che fu. Proprio in quest’ottica, da molti anni l’IIS Niccolini Palli è attivo nel dare un contributo massiccio nell’ideazione e messa a punto di iniziative in memoria della Shoah: un vero e proprio progetto didattico che coinvolge alunni e docenti. Quest’anno la memoria ha preso vita tramite il racconto della vita di Ilse Weber. E’ proprio lei, scrittrice, poetessa e compositrice vissuta in epoca nazista, la protagonista dello spettacolo messo in scena giovedì 22 febbraio al teatro Goldoni, realizzato grazie all’impegno della professoressa Monica Cuzzocrea, col patrocinio del Comune di Livorno ed il contributo delle associazioni Cassiodoro e VinOperArte, oltre che del conservatorio Mascagni. Le sue parole e le sue composizioni hanno preso le voci dei giovani studenti del Liceo Musicale, facendo immergere la platea in un’atmosfera surreale, difficile da immaginare.

La professoressa Rita Baldoni, autrice del libro “Ilse Weber: l’ultimo Lied. Cultura e vita nel ghetto di Theresienstadt”, è rimasta affascinata dalla storia di questa donna coraggiosa, divenuta un simbolo. Decidendo di tradurre racconti e poesie e di riportare alla luce alcune sue composizioni musicali, ha contribuito alla narrazione di un’epoca sempre più povera di testimoni diretti. Ilse nacque nel 1903 in un paesino della Repubblica Ceca. Sin dall’infanzia si contraddistinse per una spiccata curiosità ed una grande abilità di scrittura. Amava molto i bambini, al punto da diplomarsi come infermiera pediatrica. Scrisse numerose fiabe, molte delle quali vennero da lei stessa raccontate ai bambini dei campi di concentramento in cui fu deportata. Perché, come recitano numerose sue poesie, i bambini che incontrava erano per lei dei piccoli pezzi del figlio che fu costretta ad abbandonare a soli 8 anni, per salvarlo da un destino crudele. L’idea di poter aiutare gli altri l’ha sempre salvata, facendola desistere da numerosi pensieri suicidi. Nel lager scrisse numerose lettere alla sua migliore amica, in cui tentava di dar voce al dolore vissuto. Un dolore che, se non uccise lei, uccise la sua ispirazione, più volte. Lettere cariche di sofferenza che grazie alla lettura di studenti e docenti del Niccolini Palli hanno nuovamente preso vita, imprimendo nei giovani ascoltatori un’immagine dell’epoca a cui nessun libro di storia potrebbe rendere giustizia. Ile morì ad Auschwitz, in una camera a gas, insieme agli amati bambini di cui si prese sempre cura, come fossero suoi. Come riporta un testimone sopravvissuto, morirono cantando una ninna nanna tutti insieme. Quello fu ‘l’ultimo lied’, l’ultimo canto di Ilse.

“Un ringraziamento speciale – dice la professoressa Rita Baldoni – a chi ha realizzato questa manifestazione in memoria di Ilse. C’è molta professionalità dietro questo progetto, è come se questi ragazzi avessero tradotto con me queste lettere e poesie. Sono riusciti a cogliere ogni singolo aspetto. Porto a tutti i presenti i saluti del figlio di Ilse, con cui sono da anni in contatto e che mi ha aiutato a dipingere il volto di sua madre: un grande esempio di umanità, profondità e dignità”.

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