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Piovani: caleidoscopio musicale di un artista. La recensione

Il premio Oscar Nicola Piovani sul palco del Goldoni con “La Musica è Pericolosa” ha fatto rivivere al pubblico livornese alcuni di quei tasselli musicali che egli stesso ha contribuito a creare

venerdì 26 Gennaio 2018 11:54

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di Claudio Fedele

Il rapporto tra musica e cinema ha radici profonde, di molte pellicole si ricordano, a volte, più il tema musicale rispetto alla storia che vogliono raccontare; in altri casi un motivo è talmente noto che suscita in chi lo ascolta un’istantanea associazione di immagini e ricordi, perché, che lo si voglia o meno, la musica che scegliamo di ascoltare nel quotidiano diventa lentamente la colonna sonora della nostra vita. Partendo da questa premessa, è bene mettere in evidenza come il premio Oscar Nicola Piovani abbia voluto con il suo spettacolo, “La Musica è Pericolosa”, andato in scena il 25 gennaio al Goldoni, far rivivere al pubblico livornese alcuni di quei tasselli musicali che egli stesso ha contribuito a creare e che hanno segnato la sua esistenza e, forse, quella di gran parte degli spettatori. E’ impossibile rimanere insensibili di fronte alla sublimità di certi componimenti capaci di saper brillare di luce propria, senza che ad essi siano associate immagini o parole; la musica che ha risuonato tra gli spalti del teatro Goldoni nella serata di ieri ha avvolto in toto ogni angolo della sala, dalla platea al loggione, riuscendo a suscitare profonde suggestioni.

Con la sua compagnia musicale Piovani si presenta sul palco per raccontare alcuni frammenti della sua carriera e storie legate a gli illustri personaggi con cui ha collaborato nei decenni scorsi. Sono aneddoti che toccano la sua intimità e il suo lavoro in campo cinematografico, discografico e teatrale, che spaziano dalle prime esperienze in radio, fino alla genesi di temi musicali immediatamente riconoscibili. Se, di fatto, si resta ammaliati dalle note e dall’esecuzione dal vivo, a onor del vero bisogna sottolineare quanto Piovani abbia dimestichezza con il saper intrattenere il proprio pubblico, cercando quella dialettica colloquiale che non suona mai arrogante, superba o ipocrita; nel fornirci alcuni tra i suoi ricordi più cari, non cerca di immedesimarsi nelle vesti di attore o imitatore delle numerose personalità artistiche con cui ha stretto proficui sodalizi, ma fa un uso semplice ed al contempo efficace della parola e del dialogo per condividerne la memoria con le persone presenti in sala, cercando e riuscendo ad ottenere un punto di contatto che viene suggellato con la musica che esegue una volta conclusa la parentesi aneddotica e narrativa. Senza distribuire in ordine cronologico i fatti esposti, ma dando l’impressione di allestire un monologo interiore improvvisato, che si riallaccia in un primo momento alla sua formazione d’artista negli anni giovanili, fino al periodo passato con Monicelli e Fellini, toccando Cerami, Benigni e Dé André, lo spettacolo di Nicola Piovani trova la propria preponderante forza e personalità nell’argomentare dietro due precisi elementi (l’esecuzione musicale e la recitazione) la storia della sua carriera da compositore.
Accentuando leggermente, nella seconda parte, una certa sfumatura didascalica, con il rischio di cadere nel retorico in più frangenti, a dare omogeneità e coerenza all’insieme è sempre la musica, che è l’assoluta protagonista dello spettacolo, di cui Piovani si fa mero strumento, mezzo di espressione e demiurgo al tempo stesso, di quell’incanto sublime che ha saputo stregare per anni le persone.

La musica, ci dice il premio Oscar, è pericolosa, ma anche antica, ci dona una precisa identità, è poliedrica e mutevole, la apprendiamo fin dalla tenera età, quando si è bambini, e la si può fare realmente solo dal vivo, perché se non è “viva” non è ammissibile immaginare come la si possa intendere. E, al di là di quanto possano piacere o meno i film a cui hanno dato atmosfera le sue note e ne hanno caratterizzato la colonna sonora, i componimenti di Piovani, ascoltati dal vivo, sono un caleidoscopio straordinario che attestano il suo sconfinato talento. “La Musica è Pericolosa” è uno spettacolo che circumnaviga, con una leggerezza priva di superficialità, leggende mitiche figlie della cultura classica, come quella del cantore Orfeo e delle muse, delle sirene e di Salomé, per poi approdare nella realtà più recente, quella che viviamo nel quotidiano. Nicola Piovani non lesina, infine, nel dipingere l’universo controverso e tutt’altro che idilliaco delle case discografiche, della censura nelle radio, ricordando De André, i cui dischi rappresentavano una scomoda verità con i testi di cui si facevano carico: politici, sociali e profondamente illuminanti. A lasciare desiderare, nell’insieme, è la scenografia. Su un drappo nero dietro l’orchestra, che vuole ricalcare quello rosso del teatro, vengono proiettate immagini di registi, poster di film e scene di lungometraggi che, vuoi per le luci, vuoi per le pieghe della tela, non sembrano essere particolarmente ispirate nella loro impostazione sul palcoscenico, mentre ogni strumento e musicista sul palco si amalgama alla perfezione dando vita ad una piccola orchestra ben affiatata. Se da un lato, dunque, contenuti, esecuzione, intrattenimento e suggestione audio-visiva sono alla mercé dello spettatore, dall’altro a dover essere rivisto di questo appuntamento teatrale è la gestione di alcuni elementi scenici presenti sullo sfondo del palco. Niente di trascendentale ovviamente, data la natura spartana della scenografia, si tratta in ultima analisi, come è bene far notare, di piccoli nei che tuttavia fanno venire meno quel coinvolgimento e fanno percepire un certo distacco emotivo tra l’immagine multimediale ed il suono, un peccato vista la magia che si viene a creare.

In “La Musica è Pericolosa” sono molteplici le sensazioni che si possono provare, a riprova dell’alta qualità di questo concerto recitato dal maestro Piovani, che mette la firma ad uno spettacolo imperdibile per tutti coloro che professano di amare la settima arte, ma anche per chi ama la musica ed i concerti. Se è vero che in amore non contano le parole, ma la melodia, Piovani regala al proprio pubblico il suo testamento spirituale, il suo lascito ai posteri dove con compostezza e umiltà non si vergogna a manifestare ciò che l’ha reso noto agli occhi del mondo e che l’ha portato a diventare uno dei compositori italiani più rinomati, mettendo in luce sempre, proprio tramite la voce del piano forte e del suono, il proprio attaccamento alla musica: sublime arte attraverso cui l’animo umano riesce ad elevare se stesso.

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1 commento

 
  1. # Clarabella

    Bellissimo spettacolo, complimenti al direttore del Goldoni, sta facendo delle stagioni teatrali bellissime.

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