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Paolini al Goldoni con “Nel tempio degli Dei – Il calzolaio di Ulisse”

Ex guerriero ed eroe, Ulisse si è ridotto a calzolaio viandante, che da dieci anni cammina verso non si sa dove con un remo in spalla, secondo la profezia che il fantasma di Tiresia, l'indovino cieco, gli fa nel suo viaggio nell'aldilà

Giovedì 30 Gennaio 2020 — 08:15

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Giovedì 30 gennaio alle 21 al Teatro Goldoni va in scena “Nel tempio degli Dei – Il calzolaio di Ulisse”, con Marco Paolini.
Ex guerriero ed eroe, Ulisse si è ridotto a calzolaio viandante, che da dieci anni cammina verso non si sa dove con un remo in spalla, secondo la profezia che il fantasma di Tiresia, l’indovino cieco, gli fa nel suo viaggio nell’aldilà, narrato del X canto dell’Odissea. Inizia così “Nel tempio degli Dei – Il calzolaio di Ulisse”, il nuovo spettacolo per la stagione di prosa firmato da Marco Paolini e Francesco Niccolini con la regia di Gabriele Vacis che giovedì 30 gennaio, alle ore 21 vedrà protagonista al Teatro Goldoni lo stesso Marco Paolini. Insieme a lui sul palcoscenico Saba Anglana, Elisabetta Bosio, Vittorio Cerroni, Lorenzo Monguzzi, Elia Tapognani.

Questo Ulisse pellegrino e invecchiato non ama svelare la propria identità e tesse parole simili al vero. Si nasconde, racconta balle, si inventa storie alle quali non solo finisce col credere, ma che diventano realtà e addirittura mito. Ma soprattutto Ulisse abbandona gli dèi che lo vorrebbero trionfante e immortale: si rivolta contro i loro capricci e volontà e non ha paura di pagare il prezzo della propria scelta: “Era nata come Odissea tascabile, è cresciuta nel tempo, nei suoni e nello spazio – spiegano gli autori – è diventata olimpica e quasi alpina. Perché Ulisse più lo conosci e più ti porta lontano e la distanza è la condizione essenziale per comprenderlo e cantarlo. Perché di questo si tratta: un canto. Forse il canto. Antico di tremila anni, passato di bocca in bocca, e di anima in anima: il soul per eccellenza. Perché questa è la storia dell’Occidente, e tutto contiene”.

“Restare umani sembra uno slogan troppo semplice e riduttivo oggi – ha affermato Marco Paolini – troppo nostalgico e rassicurante quando diventare semi-dèi appare un traguardo possibile, almeno per la parte benestante del pianeta. Ulisse per me è qualcuno che di dèi se ne intende e davanti alle sirene dell’immortalità sa trovare le ragioni per resistere”.

“Ma il nostro Ulisse ha smesso di assomigliare a qualunque antico e luminoso eroe – aggiunge Niccolini –  abbiamo scoperto non l’ex guerriero, l’ex eroe, di sicuro il reduce del campo di battaglia ma soprattutto un uomo, che – per l’ennesima volta da solo e contro gli dèi capricciosi e ostili anche quando sembra che stiano al tuo fianco – cerca di placare dèmoni vecchie nuovi, che lo hanno accompagnato lungo trent’anni di guerre, naufragi e inattesi incontri.»

“L’’Ulisse che vorremmo raccontare è quello che ha già vissuto tutte le sue peripezie – segna nelle sue note il regista Vacis – è un  vecchio di oggi: ancora molto in gamba, consapevole ma senza futili illusioni. È un saggio confuso e disorientato che ha bisogno di continuare a comprendere, nonostante tutto. È un Ulisse che, finalmente, prova ad ascoltare sua moglie, suo figlio, che prova a comprendere persino gli dèi capricciosi che si sono giocati il suo destino. Per questo, in scena, Marco non sarà solo. Sartre diceva che l’inferno sono gli altri. Questo anziano Ulisse ha bisogno di comprendere quell’inferno che sono gli altri”.

Lo spettacolo è prodotto da Jolefilm, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa con la collaborazione di Estate Teatrale Veronese e Teatro Stabile Bolzano; musiche originali di Lorenzo Monguzzi con il contributo di Saba Anglana e Fabio Barovero; scenofonia, luminismi, stile Roberto Tarasco; luci Michele Mescalchin, fonica Piero Chinello.

 INFO: 0586-20.42.90;  www.goldoniteatro.it.

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