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Camilla, neuropsicologa e cantautrice-youtuber. “Suono l’ukulele ma ho l’animo punk”

Si chiama Camilla Furetta, ha 32 anni, e nella vita si occupa di seguire malati con patologie neurodegenerative come Alzheimer o assistere pazienti post-ictus. La sera, tra le mura della sua cameretta, scrive canzoni armata del suo ukulele e pubblica video ironici insieme alle sue coinquiline di "Casa Pensieri"

Domenica 31 Maggio 2020 — 08:01

di Giacomo Niccolini

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Ecco la versione italiana di un punk-folk surreale, un misto tra Rino Gaetano, Cecco e Cipo con un spolverata di Branduardi, qualche grammo di Battiato e la ribelle freschezza dei Seveso Casino Palace

Chi l’ha detto che il punk è morto? Il punk “sta solo sonnecchiando” ma in molti casi si è solo trasformato. Magari in punta di strofa con testi ironici e pungenti, magari con ukulele rosa e un brano in italiano al posto della chitarra distorta e una sbiascicata britannica su un graffiante compact disc anni novanta. Una cosa è certa, la livornese Camilla Furetta (nelle foto in pagina concesse gentilmente da Giulia Barini), neuropsicologa di 32 anni è la “cosa” più punk che sia passata da queste parti ultimamente. Perché se il punk non è solo un genere musicale ma un attitudine mentale, uno stile di vita, un modo di essere che ribalta la cosiddetta “normalità” e allunga i confini del “consentito” e del politically correct… beh la protagonista di questa storia QL ha tutti i requisiti per essere una vera e propria cantautrice punk.
Nella vita, di giorno, si occupa della valutazione e riabilitazione del danno cognitivo in seguito ad un danno neurologico. “In pratica mi occupo di malati di Alzheimer, persone che possono essere state, per esempio, in coma; pazienti dislessici, post-ictus e tutte le forme di malattie neurodegenerative”. Un lavoro complicato e allo stesso tempo ostinato, duro e difficile che Camilla affronta sempre con una chiave di lettura che la accompagna per tutta la vita: l’ironia. “Perché in tutte le cose che faccio non voglio mai prendermi troppo sul serio, nel senso positivo di questa accezione”.
Ed è proprio anche questa concezione, che l’ironia salverà il mondo, che contribuisce a fare di lei una donna-punk. Cittadina del mondo (nella sua vita ha vissuto tra Livorno, Cesena, Genova, Roma, Stoccolma) a soli 16 anni vive per un anno anche in Africa, Mozambico, dove si trasferisce a causa del lavoro di sua mamma. E’ lì, frequentando una scuola di portoghese, che viene folgorata sulla via della psicologia. “Ero una capra con i numeri – spiega a QL – ero un disastro totale con le materie scientifiche. Una volta riuscii a prendere  addirittura soltanto 1/20 come votazione in un compito di chimica. Per fortuna incontrai una professoressa in gambissima che mi introdusse in questo fantastico universo che era la psicologia. Da lì decisi: voglio fare la psicoterapeuta”.
Dal dire al fare non è così semplice e spesso c’è di mezzo il mare e tante altre cose. Come la determinazione di una ragazza abituata a pensare sempre fuori da ogni schema. “Una sorta di necessità per sopravvivere”. E per Camilla sarà una necessità anche la musica che l’ha sempre accompagnata sin dall’adolescenza. “Ho iniziato a suonare il basso in un gruppo punk quando avevo 17 anni. Mi sono sempre chiesta come mai le ragazzine della mia età sbavassero per il bellone di turno con i capelli lunghi che suonava in un gruppo punk. Beh, ho deciso che volevo essere io quel personaggio. Volevo stare in una band ed essere un bassista e suonare su di un palco. Così un mio amico mi regalò questo strumento e io iniziai a strimpellarlo. Ho imparato a suonarlo da autodidatta. Poi insieme ad un’amica batterista e ad altri due amici fondammo i Disaster Tale un gruppo molto punk con il quale mi sono divertita molto. Ho suonato e scritto testi con loro per un bel po’ di tempo”.
La vita prosegue, nel mezzo c’è l’università a Cesena dove Camilla inizia a lastricare di mattoni d’oro la strada verso il suo Fantastico Mondo di Oz fatto di psicologia e psicoterapia. Poi il tirocinio a Genova. E’ qui, sopra un autobus che ogni giorno prendeva per andare a lavoro, il “17 Nervi”, che nasceranno le sue prime ispirazioni da cantautrice, tanto da intitolare proprio con il nome della linea del bus, il suo primo album edito nel 2015 con sei brani, tra cui la geniale e irriverente “L’Islanda”.

LA COPERTINA DELL'ALBUM D'ESORDIO DI CAMILLA FURETTA "17 NERVI"

LA COPERTINA DELL’ALBUM D’ESORDIO DI CAMILLA FURETTA “17 NERVI”

“Per la copertina dell’album lanciai un contest sui social, tra i miei amici, a chi avrebbe disegnato la miglior copertina per la raccolta di canzoni. Alla fine, la più votata online, è stata scelta come copertina ufficiale. Ed è quella che potete vedere qua in pagina. Carina no?”.
“Buttato via il basso poi, mi avvicinai all’ukulele. Questo strano strumento che ho imparato ad apprezzare grazie alla pianista delle Dresden Dolls. Ho capito che era uno strumento versatile e che faceva veramente al caso mio”.
Ukulele+Camilla=love. Un’equazione che ha subito funzionato per il tipo di musica che la giovane cantautrice aveva esigenza di sfornare sul piatto d’argento dei social network. “Ho iniziato a pubblicare qualche brano che scrivevo e suonavo in cameretta. La prima canzone che ho scritto e pubblicato su Facebook si chiamava Acqua, scritta e suonata in vasca da bagno. Così è iniziata questa cosa e piano piano le canzoni che scrivevo piacevano, tanto che hanno iniziato a chiamarmi nei locali per suonare dal vivo. Cosa che ho subito amato. Per me la musica è suonare live. Il rapporto con il pubblico per me è tutto. Poter interagire con loro, cantare e sentire cosa ne pensano. Chiacchierare con chi ti sta davanti. Lo adoro”.
Il resto è contorno. La cornice di una pizza che Camilla ama farcire con testi sempre pungenti e mai banali, una scrittura diretta e per questo appunto molto punk, un modo di suonare e di porsi sulla scena funzionale alla sua mission: trasmettere messaggi con il sorriso sulle labbra, far riflettere senza annoiare, stupire con semplicità. Anche sul palco, e davanti alla telecamera, è sempre acqua e sapone. Un cappello a volte, una maglietta a righe, una treccia o capelli sciolti. Il resto lo fa la sua voce gradevole e mai sopra le righe, il suono ipnotico del suo ukulele che fa star tutti sull’attenti i serpenti-spettatori che escono così dalle ceste delle loro comfort zone per ascoltarla.
“La musica? Per me è un bisogno e un piacere. E un modo di condividere emozioni ed è per questo che il palcoscenico live, il “dal vivo”, è per me il massimo. Non vedo l’ora di poter tornare la domenica in Bodeguita nello spazio di condivisione musicale che era riservato agli artisti che si volevano esprimere”. Nella sua playlist troverete senza ombra di dubbio artiste donne del calibro di Regina Spektor e Fiona Apple ma anche gli italianissimi Porzac+ e Cristina Donà. Prendere, agitare bene e servire in un calice Manhattan ed ecco qua il “cocktail Furetta” la versione italiana di un punk-folk surreale, un misto tra Rino Gaetano, Cecco e Cipo con un spolverata di Branduardi, qualche grammo di Battiato e la ribelle freschezza dei Seveso Casino Palace.
Un mood, quello di Camilla, che potrebbe far pensare molto ad un’artista di strada. “Ma non lo sono – specifica – L’artista di strada è un lavoro serio. E io, per definizione e natura, seria non lo sono. Anche se a volte ho provato quella sensazione di suonare in strada ed è bellissima. Partecipai anche al Festival Buskers di Bolzano ed è stata un’emozione che porterò con me per tutta la vita”.
Dal cilindro di Camilla, per non farsi mancare niente, ecco anche uscire il coniglio della parte attoriale di sé, che esplica al meglio con le sue coinquiline, Giulia Barini (fotografa che ha immortalato Camilla negli scatti che vedete in pagina) e Chiara Di Malta con le quali ha messo su la pagina Facebook e Instagram chiamata Casa Pensieri. “Una pagina dove postiamo le nostre gag, i nostri sketch ironici dalla durata massima di un minuto. Il tutto è nato in questa quarantena. E devo essere sincera: sono stata fortunata a passare questo lockdown con due amiche fantastiche come loro. Ed è in questo periodo che è nata la canzone 4 Maggio che ho dedicato a questo distanziamento sociale e alla ormai famosa Fase 2, giocando sulle parole chiave di questo momento come autocertificazione e affetto stabile. Una sorta di canzone d’amore, nata in poche ore e scritta di getto il 3 maggio. Canzone d’amore che in realtà non è, ma è un Cavallo di Troia servito per raccogliere e raccontare tutte le emozioni di questi due mesi di allontanamento dalle persone a noi care”.

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